Morfina di Michail A. Bulgakov

Morfina

“Morfina” di Michail A. Bulgakov è un racconto del 1927, edito in Italia da Passagli editori nella collana “Le occasioni”.

Bulgakov è uno scrittore nato a Kiev, primo di sette figli, studiò medicina, ma abbandono la carriera medica poiché troppo legata all’amministrazione pubblica e quindi alla politica, in seguito a questa scelta si dedicò totalmente alla scrittura. Fu uno dei più importanti romanzieri russi del Novecento, si distinse per il realismo dei suoi scritti, fatto che gli portò numerosi problemi con la censura di Stato. Molti suoi testi, infatti, non vennero subito pubblicati, tra tutti il famoso “Cuore di cane” che fu molto apprezzato dalla critica letteraria, ma condannato dalla censura. Bulgakov non poté mai uscire dall’Unione Sovietica, nonostante il suo desiderio di espatrio volontario; riuscì, però, ad evitare l’eliminazione totale del suo lavoro, grazie alla simpatia che Stalin aveva nei confronti suoi e delle sue opere.

Il racconto di cui parlo oggi deriva da un’esperienza che lo scrittore ha vissuto sulla sua pelle, quella della dipendenza da morfina. Bulgakov, dopo aver usato la morfina per placare una reazione allergica, decise di provare sulla sua pelle a diventare un morfinomane, arrivò fino ad abusare di due dosi al giorno per placare la sua voglia. In seguito scrisse questa storia per esorcizzare completamente questa sua esperienza.

La storia parla di Vladimir Michailovic, un pediatra, che dopo lunghi mesi passati in un presidio ospedaliero sperduto, si ritrova in una clinica cittadina. Durante questo periodo, per lui d’oro avendo abbandonato le difficoltà e la solitudine del precedente lavoro, gli viene recapitato un messaggio scritto da un suo ex compagno d’università e collega il dottor Poljakov. Sul biglietto viene richiesta urgentemente la presenza di Vladimir per provare a guarire da un male, forse incurabile, il pover uomo che l’aveva sostituito. Succede che prima che Michailovic possa partire per la regione sperduta venga portato nella clinica il cadavere del dottor Poljakov con annesso un diario. Michailovic deciderà di pubblicare il testo, con annesso il racconto di come lo ha pervenuto, poiché utile a raccontare il decorso della malattia.

Il mostro della dipendenza da morfina che viene raccontato in modo eccellente e dal punto di vista meno oggettivo, ma allo stesso tempo più veritiero possibile, quello di un tossicodipendente. Viene messo a nudo ciò che accade nella sua testa, descrivendo al meglio i pensieri che passano per la mente di una persona affetta da una dipendenza. Vediamo come inizia questo processo, quali sono le metodiche che entrano in atto nella mente della persona per giustificare ogni cosa, ogni azione, solo perché dettata dal bisogno di una nuova dose. Ci viene anche descritta la presa di coscienza che il protagonista subisce, i suoi tentativi di smettere che vengono facilmente vanificati da questa volontà esterna all’uomo. Un racconto eccezionale che merita d’essere recuperato e che esprime a pieno lo stilema di Bulgakov, un realismo stupefacente che incanta il lettore e che gli farà divorare in poche ore l’opera.

Detto questo non mi resta che augurarvi una buona domenica e ricordarvi di lasciare un mi piace alla pagina Very Nerd People.

 

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