Momo alla conquista del tempo (e di noi tutti)

02392007Ci sono delle bellissime storie che il cinema italiano ha raccontato ai bambini, tra il 1996 e il 2003, attraverso la regia di Enzo D’Alò. Forse il nome non vi dice nulla, ma penso che tutti voi abbiate visto uno dei suoi film: La freccia azzurra, La gabbianella e il gatto, Opopomoz.. E Momo? Momo lo avete visto? Forse non è il suo film più famoso, ma la storia, la storia è quella che ti rimane più dentro.

Il nome completo è Momo alla conquista del tempo, la trama è quella dell’omonimo libro di Michael Ende, autore, per farvi capire, de La storia infinita. La filosofia dello scrittore tedesco, narratore di mondi metafisici, unita alla maestria di Enzo d’Alò, riesce a creare un racconto che si imprime nella mente dei bambini e entra nella loro immaginazione, ammaliandola, stregandola con immagini oniriche e al limite dell’ossimoro. Attraverso quest’incantesimo, quasi un’ipnosi direi, il film riesce ad affrontare l’interrogativo forse più grande su cui la mente umana riflette da più di duemila anni: il Tempo, quel concetto così evidente  e allo stesso tempo così difficile da definire, soprattutto quando si è piccoli.

Si sa, la fantasia può tutto – lo diceva Pascoli, Croce – essa è il primo strumento che ha l’uomo per capire il mondo; e così niente può essere più chiaro della poesia di un fiore a cui cadono i petali per spiegare cos’è lo scorrere del tempo per un bambino, niente è più chiaro di orribili signori grigi che ti vogliono far correre per farti apprezzare la sua importanza. Ma Andiamo con ordine..

Tutto inizia in mezzo a una tempesta, dei bambini stanno guidando una nave in balia delle onde. Su una barchetta in mezzo al mare c’è una principessa: Momosan. Il capitano della nave, Gigi, riesce a salvarla. Tutti insieme ballano la danza del sole, la tempesta va via, con essa anche il mare: era tutto un gioco, in realtà sono in un anfiteatro di una grande città. Solo una cosa è rimasta: la principessa Momosan, il cui vero nome è Momo. Nessuno sa da dove venga, ma gli altri bambini ci stringono amicizia, farà parte del loro gruppo.

Momo è felicissima , è una bambina semplice, di poche parole ma dal grande cuore; nell’anfiteatro i suoi amici le creano una casa, ognuno potando le sue cose per arredarla, ed anche lei (di cui non sappiamo niente ma sembra venire da un paese lontano) ha finalmente un po’ di compagnia. Una sera trova una tartaruga per strada, la tiene con sé, si chiama Cassiopea.

Tutto le sorride quando iniziano ad accadere cose strane nella città. Signori con dei macchinoni neri, tutti grigi, con dei sigari sempre in bocca, si presentano in tutti i negozi, in tutte le case, iniziano a fare domande, ad analizzare le giornate di ognuno e a dimostrare che si spreca troppo tempo, a ripetere che “chi ha tempo non perda tempo”. Riescono a convincere ogni giorno più persone che bisogna correre, correre per investire le ore.. La città cambia, come impazzita accelera, si costruiscono palazzi, nessuno si ferma più a chiacchierare.. Resistono solo i bambini che, immersi nel mondo senza tempo dei giochi, sono immuni a questa follia e assistono sbigottiti al cambiamento dei propri genitori, all’improvviso senza neanche più un secondo per loro.

Un giorno, uno di quei strani signori con la pipa si presenta da Momo,vuole regalarle “baby girl, la nuova bambola che parla”, ma lei invece che sembrarne attratta sembra non capire che cosa può farsene, non le interessano nuove cose ma l’affetto e così riporta la conversazione sui veri valori; chiede all’uomo “Ma tu vuoi bene a qualcuno? qualcuno ti vuole bene?” L’uomo va in grande difficoltà, crolla e le racconta tutta la verità. Finisce nei guai e con lui Momo, a conoscenza di segreti inconfessabili…

Il resto della storia lo lascio a voi, se avrete voglia di farvi coinvolgere nel turbine di fantasia, poesia e filosofia che pervade il film, con illustrazioni semplici e dolci – così diverse dalla grafica contemporanea – e una colonna sonora di Gianna Nannini, la quale sembra avere afferrato a pieno lo spirito del racconto.

Spero davvero che lo vediate, per me è una recensione speciale questa, in quanto Momo alla conquista del tempo è uno dei miei “tesori”: una delle storie che mi porto dentro da quando ero piccola. Spero inoltre che lo facciate vedere ai vostri fratelli e alle vostre sorelle minori, ai vostri figli, perchè in un mondo come quello attuale, dove siamo tutti di corsa, dove i signori grigi sono la pubblicità, le tecnologie – che ci chiedono di lavorare sempre di più, di aggiornarci sempre, questo film può essere un faro, un punto di riferimento che può aiuare a non perdersi, a farsi domande sui grandi valori, così come se le facevano Orazio, Seneca, Petrarca, Proust, Einsten.. Perché in fondo cosa c’è di più affascinate di riflettere sul tempo o di trovare il tempo di riflettere su se stessi?

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