Minority Report – Tu puoi scegliere

tom-cruise-john-anderton-and-samantha-morton2054, futuro. Le tecnologie sono cambiate, gli uomini sono gli stessi. A Washington si uccide, o meglio si ucciderà senza uccidere. Un paradosso, un paradosso legato ai Precog, tre creature, tre esseri umani, figli di persone dipendenti da una nuova droga, nate con capacità divinatorie che la scienza è riuscita a rendere infallibili e al servizio della polizia. Così adesso la polizia Precrimine arresta le persone prima che il fatto venga compiuto. Non c’è più un omicidio da sei anni. Gli Stati Uniti sono pronti ad espandere questo sistema all’intero paese, ma prima di farlo occorre verificare che tutto funzioni. Il ministero della Giustizia manda un osservatore, Danny Witwer (Colin Farrell). Il nostro protagonista, il detective della precrimine John Anderton (Tom Cruise) assicura che tutto è perfetto, “perfetto, ma se c’è un difetto è umano” risponde Danny. Così inizia la nostra storia.

Danny vuole capire come funziona il sistema, gli viene spiegato che quando i Precog hanno una visione, il nome della vittima e dell’assassino vengono incisi su due sfere di legno, Danny insiste per vedere l’origine del sistema, i tre “oracoli”, così Anderton è costretto a entrare con lui nel loro “tempio”. I Precog sono come addormentati, tenuti a bagno in una vasca con un liquido speciale. Eppure quando John si trova solo, Agatha (Samantha Morton), una di loro, gli si aggrappa, urla “riesci a vedere?'” mentre sul mega-schermo sopra di lei è proiettata la sua visione, una donna che affoga. Scioccato cerca di informarsi, gli viene detto che è un dejavue, va negli archivi della precrimine dove sono conservati, immobilizzati, tutti gli “assassini del futuro” insieme alle testimonianze che li hanno inchiodati. Trova l’episodio che stava cercando, ma solo visto dagli altri due Precog, la visione di Aghata non c’è, per di più la vittima salvata è poi sparita.

Il Direttore Lamar Burgess (Max Von Sydow) è l’uomo a cui rivolgersi, grande amico di Anderton. Lo informa ma la conversazione verte presto sulla particolare condizione della Precrimine, sotto i riflettori, e poi su quella di John che, a causa della perdita di un figlio per cui si sente molto in colpa, continua a frequentare i bassifondi, per acquistare droga. John gli assicura di stare bene, ma Danny scopre il suo segreto intrufolandosi in casa sua. Il giorno dopo John si reca a lavoro come sempre, i precog hanno una visione, “Leo Crow” è scritto sulla pallina della vittima, su quella del assassino invece c’è scritto.. “John Anderton”!!. “Fuggire”, “complotto”, sono i pensieri di John, lui quest’uomo neanche lo conosce.

Scappa, sconcertato, sbalordito, incredulo, deciso a trovare la scienziata che aveva creato, da quelli che un tempo erano bambini, i Precog, per sapere se è possibile manometterli. Questa donna gli fa una confessione fondamentale: talvolta le visioni dei Precog non sono d’accordo, a volte l’assassino ha la possibilità di scegliere, per questo motivo alcune previsioni, chiamate “rapporto di minoranza” (minority report) vengono cancellate: il sistema deve essere infallibile, tutto crollerebbe altrimenti. Ecco perché la visione di Agatha non c’era nell’archivio, ecco che forse John non ha il destino scritto, ecco che forse potrà non essere un assassino! Ma deve trovare Agata, i rapporti di minoranza sono sempre suoi. Riesce a rapirla, ma la sentenza è inequivocabile, non esiste un “minority report” per lui. Perchè deve uccidere quest’uomo che a poche ore dall’assassinio ancora non conosce? Disperato cerca il luogo del delitto, basandosi sulla visone della Precog che lui stesso ha visto prima di fuggire dalla Precrimine. Vuole scoprire chi è Leo Crow, vuole scoprire soprattutto cosa è successo alla sua vita. Riesce a trovare il posto ma quella che sarà la sua vittima al momento non c’è. Sul letto però ci sono delle foto, tante foto di bambini, tra queste foto ve ne sono alcune di Sean, suo figlio! Non era un complotto, il destino gli ha fatto trovare l’uomo che cercava da sempre, ora vuole ucciderlo veramente. Eppure Agatha, lì con lui, continua a gridare: “Tu puoi scegliere”.

La nostra narrazione si ferma qui, il film in realtà continua, mancano ancora più di 40 minuti, ma da questo momento in poi ogni scelta di John sarà determinante o, invertendo le cose, la determinazione, la predeterminazione sarà una scelta. Predeterminazione e libero arbitrio non sono due facce della stessa medaglia infondo? Quando Agatha dice “Tu puoi scegliere” non si rivolge solo a John ma anche allo spettatore: puoi guardare il lato della medaglia che vuoi, non lo decide il film, lo decidi tu. Soprattutto il film non decide da che parte dovrai stare, nei prossimi quaranta minuti tutto sarà capovolto, niente sarà come sembra, e alla fine sarai tu che dovrai decidere dov’è il giusto, nessuno ti aiuterà. E forse il giusto in questa storia è dappertutto, forse da nessuna parte, forse da una parte sola, ma quale? Non è scontato.

Probabilmente è tutto un grande dramma, senza vincitori, che parla di un’umanità che si troverà sempre di fronte a problemi etici, quali: Cosa siamo disposti a sacrificare per la nostra sicurezza? Cosa è giusto sacrificare, cosa è giusto fare per essa? (Domanda mai così attuale come oggi, non credete?) Purtoppo (o per fortuna) la risposta non è una, sono molte, ognuno ha la sua (ancora “Tu puoi scegliere”) e questo perchè la stessa etica non è una, è molte. E così non può non venire in mente Nietzsche, il Nietzsche di”Umano troppo umano” per cui i valori non sono in cielo, ma in terra, non divini, ma appunto umani, troppo umani. L’eco del filosofo pare di sentirlo in effetti anche in un discorso all’inizio, nelle parole di Danny “il potere non è mai stato dei monarchi, il potere è sempre stato dei preti, anche se hanno dovuto inventare l’oracolo”. Chissà se Philip Dick, l’autore della storia da cui è stato tratto il film (uscito nel 2002), non sia stato in qualche modo ispirato da lui o invece non sia stato Steven Spielberg (regia) ad aver inserito questa sfumatura nella pellicola. Anche qua risposta non c’è.

Ma non è forse proprio il ruolo della fantascienza quello di porci domande? Io credo di sì, credo che “fantascienza” sia, più che effetti speciali e scenari avveniristici, l’arte di trasportarci in un mondo parallelo per farci vedere noi stessi da lontano, allo specchio, permettendoci di riflettere lucidamente su la strada che, come umanità, stiamo intraprendendo per infine porci la domanda:  questo è ciò che vogliamo? Se anche per voi “fantascienza” è questo, se anche per voi “fantascienza” è soprattutto la denuncia del presente attraverso il futuro, penso che questo film vi piacerà. Ma infondo solo  “Tu puoi scegliere”. Buona visione!

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(Si ringrazia Gabriele – alias Gerald- per avermi presentato e fatto vedere questo film)

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