Maschera Gialla: l’eroe italiano che vorrei

Salve gente! E’ il vostro amato Gerald che vi parla! E se vi dicessi che non solo la Marvel o eventuali fumettisti orientali sono in grado di fare un fumetto supereroistico convincente? Che esiste un fumetto italiano, con le caratteristiche giuste per impressionare il grande pubblico? Ecco a voi “Maschera Gialla”.

“Maschera Gialla” è il fumetto di un italiano, Davide “Dado” Caporali, edito da Shockdom (la madre di Sio e Bigio). Nel panorama italiano quasi tutto il fumetto supereroistico si basa sull’imitazione, ma che in realtà non sbaglia molto, Maschera Gialla rappresenta esattamente il punto di incontro fra tre culture, e sono rispettivamente quella americana (eccerto, che altro sennò?), quella italiana (forse quella rappresentata di meno però) e quella, rullo di tamburi, giapponese! Ma andiamo per gradi, affrontando prima di tutto la trama e gli argomenti del fumetto.

La storia parte con un ragazzo, Max, che trova una strana maschera gialla, capace di donare ogni sorta di potere, solo uno alla volta e in modo totalmente casuale. Decide successivamente di intraprendere la lotta al crimine insieme ad altri due superdotati, TNT, in grado di riutilizzare l’energia cinetica, e Violet, capace di imitare ogni singolo movimento a colpo d’occhio e atleticamente super dotata (e qui ci sono molte giapponesate sul personaggio… chi mi vuole capire capisca…). Loro grande mentore è il Centurione, definito dai ragazzi “il più grande supereroe d’Italia”, e ovviamente agisce a Roma. E ovviamente la sua base è sotto il Colosseo…. ma vabbé son piccolezze.

Il Centurione! Woooo!

Sostanzialmente il fumetto si svolge secondo tutte le forme del fumetto supereroistico americano, forse più incline alla formula “supereroe con super problemi” alla Stan Lee, e quindi lo troviamo sempre dentro alle situazioni più assurde, ovviamente collegate alla criminalità e a straordinari eventi. Però ci sono alcune pecche che forse sarebbe meglio nominare, non si sa mai.

Ho già detto delle tre influenze culturali, e ammettendo fin da subito che il fumetto mi piace, e tanto direi, mi trovo ancora più costernato nel riferire questi difetti che non sono gravi, ma che facendo parte della struttura stessa del fumetto, non possono essere cambiati, e quindi rimarranno per sempre. Sull’influenza americana nulla da dire, perché effettivamente per questo tipo di fumetti la partenza è sicuramente l’America, ma sulle altre due trovo molti punti a sfavore. Ad esempio, seguendo l’influenza giapponese, se è presente un personaggio femminile, questo è dotato di curve formose sovrumane, costretto spesso in posizioni forzatamente provocanti che nulla c’entrano con la scena in corso (*coff* fanservice *coff*), o ancora i siparietti comici, quando il protagonista assume espressioni che ricordano Gigi la Trottola o quelli di Slam Dunk di Takejiko Inoue, ci danno l’impressione di leggere un manga. La cosa non è negativa di per sé, però ci porta inevitabilmente al discorso sull’influenza italiana, che è quasi assolutamente nulla. E’ presente nel Bel Paese un bagaglio culturale dal quale l’autore avrebbe potuto prendere molto e molto e molto di più di ciò che ha preso, che si basa quasi unicamente sull’ubicazione della storia e sul Centurione che ha la sua base segreta sotto l’Anfiteatro Flavio (che però è divertente, va ammesso dai! Ahah!). Tutta la storia del nostro paese, tutta la sua cultura fumettistica (che non è da buttare) e non, liquidata con poco. Non è una cosa che ho gradito molto.

Tipico siparietto comico

In conclusione, Maschera Gialla ha molte potenzialità, e sfrutta bene la vena creativa del suo autore, pur mancando di elementi che, a parere personale, avrebbero potuto farlo risaltare ancora di può nel panorama nazionale. Il nostro simpatico eroe lo trovate su Facebook, nella pagina ufficiale di Maschera Gialla (qui), e ora anche in alcune fumetterie. Leggetecevelo, mi raccomando! Anche per oggi è tutto, dal vostro amato Gerald di quartiere.

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