L’uomo D’acciaio è la rinascita di Superman?

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Buon sabato a tutti, il film di cui voglio trattare oggi è una pellicola che ha fatto molto discutere e che ha diviso in due la critica ma anche il pubblico, infatti non esiste una via di mezzo,o piace da impazzire o fa schifo da morire, quindi si ritorna di nuovo nel genere cine- fumettistico. Il film di cui parlo è L’uomo D’acciaio o Man of Steel del 2013 diretto da Zack Snyder, conosciuto per aver girato 300, Watchmen ecc…

La trama del film bene o male è sempre la stessa, il pianeta Krypton sta morendo e uno scienziato di nome Jor-El decide di mandare suo figlio su un altro pianeta per salvargli la vita e far sopravvivere la propria razza, il bambino arriva sulla Terra e viene salvato da Jonathan Kent e da sua moglie Martha. Passano gli anni e il bambino cresce scoprendo piano piano i suoi poteri, fino a quando, in seguito ad un tornado, il padre muore spingendo il giovane Clark a compiere un viaggio per il mondo alla ricerca della sua identità. Scopre una navicella con cui conosce il suo vero padre che gli spiega la sua provenienza dicendogli il motivo per il quale si trova su quel pianeta, donandogli il costume rosso e blu; ritornato a casa la Terra viene minacciata dal generale Zod, un Kryptoniano venuto per far rivivere la sua gente e Clark/Kal-El ha il dovere di fermarlo.

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Questa è la trama in sintesi, ma è proprio da qui che vorrei cominciare ad analizzare il film; come ho detto la storia è più o meno sempre quella, ma con qualche rivisitazione. Innanzitutto il film comincia su Krypton mostrandoci un lungo prologo in cui è in corso una guerra civile tra il consiglio e il generale Zod che è deciso a far sopravvivere la loro razza, anche a costo di ribellarsi; ci vengono mostrate alcune creature del pianeta, una delle quali palesemente copiata da Avatar, ci viene mostrato in sintesi com’era composto il loro mondo che personalmente ho apprezzato più che altro per lo sforzo di creare un nuovo pianeta dal nulla. L’arrivo di Kal-El è sempre lo stesso, ma ci vengono fatte vedere alcune scene della sua infanzia, di come ha scoperto i poteri e di cosa lo ha spinto a mettersi in viaggio, ovvero la morte del padre adottivo; la fortezza della solitudine è stata trasformata in un’astronave, rendendo il tutto più credibile; il momento del primo volo, il modo in cui decide di entrare in contatto con gli umani, a dir poco singolare, infatti avviene attraverso un arresto e per la prima volta ci viene fatto vedere un Superman in azione facendogli sfoderare quasi tutte le sua abilità in un combattimento a l’ultimo sangue contro Zod e i suoi sottoposti.

Dal punto di vista registico è una vera delusione o quasi, le riprese sono nella maggior parte tutte mosse dando un senso di giramento di testa e solo poche di esse sono fatte come si deve e con mano ferma; questo avviene per una scelta registica di girare a mano le varie scene, rovinandole nella maggior parte. Il regista come ho già scritto è Zack Snyder, famoso per le scene d’azione in slow motion nei suoi film, che qui stranamente sono assenti, rendendo, invece, il tutto più movimentato e frenetico, una scelta che ai fan più accaniti dello stesso può non piacere ma nel complesso è ben inserita; le scene d’azione sono girate abbastanza bene  riuscendo a seguirle quasi tutte senza problemi. Un’altra nota negativa, per la regia, e il voler emulare in parte la trilogia di Batman di Nolan donandogli quel tono dark che qui non fa altro che rovinare il tutto, perché parte in modo oscuro ma che da metà film in poi diventa più colorato che altro, rovinando il tono della pellicola.

Altro punto dolente è la sceneggiatura, scritta da David S. Goyer, su cui è basato il tutto, formato da battute inutili e privi di significato ai fini della trama, ma non tutta è così, infatti nella prima parte, quella ambientata su Krypton, i dialoghi hanno del valore, specialmente nel confronto tra Jor-El e Zod; tutte le volte che Zod apre bocca è una poesia per le orecchie perché fa emergere i suoi ideali, stessa cosa per Jor-El; non si può dire lo stesso per gli altri personaggi come lo stesso Clark che il più delle volte dice cose che si potrebbero omettere, in particolar modo quando parla con Lois Lane.

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Il montaggio è fatto abbastanza bene, anche se non con molta cura, i flashback del passato di Clark sono inseriti nel film a volte con criterio, altre, invece, messi giusto per allungare il brodo; anche quando avviene il confronto tra padre naturale e figlio ci sono alcuni momenti in cui si storce il naso per l’improvviso cambio di scena. Però nel complesso il montaggio arriva alla sufficienza, ma da Snyder ci si sarebbe aspettati di più.

Gli effetti speciali, al contrario, sono davvero notevoli e molto reali, tranne quando affronta l’astronave aliena, ma per il resto sono di un gran realismo specialmente nei momenti di volo, in particolare del primo, gestito in maniera ottimale facendo letteralmente venire i brividi per la bellezza della scena, una delle migliori di tutto il film; la distruzione dei palazzi di Metropolis è veramente suggestiva come cosa, mostrando la reale potenza di quello che si sta vedendo, ma gli effetti calano un po’ nel mostrare la città rasa al suolo, percependo in modo palese che è computer grafica ma nell’insieme superano appieno la sufficienza arrivando ad alti livelli.

I costumi sono una delle parti che si possono apprezzare maggiormente, almeno nel mio caso, dando loro una rivisitazione incredibile e ben congeniata, nonché moderna; i tre abiti che indossa Jor-El sono spettacolari così come l’armatura indossata da Zod, ma anche il resto degli abiti indossati dai Kryptoniani. Il costume di Superman è però la vera sorpresa, perché viene rappresentato più come un armatura che come calzamaglia dandogli una forma più moderna ed efficace, facendo sparire i classici mutandoni rossi che l’hanno sempre caratterizzato e modificando, anche se in minima parte,  il simbolo.

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Altro punto a suo favore è la colonna sonora da cui è composto, scritta dall’incredibile e geniale Hans Zimmer, conosciuto per aver composto le musiche della Trilogia di Batman di Nolan, del Re Leone ecc… Le musiche sono suggestive e coinvolgenti, inserendosi alla perfezione nel film facendo provare emozioni grandiose e in alcuni casi provocando anche la pelle d’oca, insomma Zimmer è e rimane un grande compositore ed una risorsa fondamentale per il cinema.

I personaggi sono quelli che tutti conosciamo, ma non tutti sono particolarmente riusciti. I migliori dell’intera pellicola sono Zod, un personaggio che per tutto il film ribadisce il suo ideale, che, a mio parere, non è affatto sbagliato ma lo sono le modalità con cui vuole raggiungerlo rendendolo un villain veramente pericoloso e temibile, specialmente quando, perdendo tutto, diventa effettivamente un mostro assetato di vendetta; il secondo è Jor-El che finalmente viene rappresentato come una persona saggia che ha un obiettivo ben preciso e a cui da una spiegazione alle sue scelte, in pratica il Jor-El che tutti abbiamo desiderato.

Il cast è composto da un vero e proprio squadrone di grandi attori: Henry Cavill, forse il più sconosciuto tra tutti, da il volto a Superman; Amy Adams interpreta la sfrontata Lois Lane; Russell Crowe è il saggio Jor-El; Michael Shannon il grandioso Generale Zod; Kevin Kostner è il discutibile Jonathan Kent; Diane Lane è la madre adottiva di Clark ovvero Martha Kent; Ayelet Zurer è la madre naturale di Kal-El ovvero Lara Lor-Van; Laurence FishBurne è il primo uomo di colore ad interpretare Perry White; Antje Traue è la bellissima Faora; Harry Lennix è il generale Swanwick ; Christopher Meloni è il colonnello Nathan Hardy; Richard Schiff è il Dr. Emil Hamilton.

Le interpretazioni di codesti attori sono veramente sopra la media, nonostante la stupida sceneggiatura, riescono a dare una prova molto convincente delle loro capacità e si spera che nei futuri seguiti possano migliorare sempre di più.

Il doppiaggio è ben fatto, dando prova che gli italiani sono veramente i migliori doppiatori in circolazione, ma una nota dolente va alla doppiatrice di Faora ovvero Laura Amadei che non riesce ad imprimere quel carisma di cui necessita il personaggio.

SPOILER!!!!

In ultimo, per dimenticanza, vorrei parlare del finale del film e del personaggio di Jonathan Kent che sono i due punti che più hanno fatto parlare pubblico e critica; il primo mostra Superman che rompe il collo a Zod uccidendolo, per impedirgli a sua volta di uccidere delle persone li presenti, codesta scena ha creato molto scalpore perché va ad infrangere gli ideali del Superman fumettistico, cioè di non uccidere ma analizzata nell’insieme non stona per niente anche volendo dare a Superman un nuovo tono caratteristico con le dovute conseguenze per le sue azioni. Il personaggio interpretato da Kevin Kostner è stato forse il più criticato dell’intero film perché non trasmette al figlio gli ideali che gli hanno permesso di diventare ciò per cui è nato, andando a stravolgere un grande personaggio come quello di Jonathan Kent ma è forse per questo a cui è dovuta la scelta di uccidere Zod. Quindi vedendola da questa prospettiva le due scelte sono amalgamate in modo coerente.

Per concludere L’uomo D’acciaio non è un film riuscito pienamente e con un budget di 225 milioni di dollari si sarebbe potuto fare molto meglio, ma purtroppo il tutto è gestito in malo modo con una brutta sceneggiatura ed una regia ai limiti del sopportabile ed un montaggio sufficiente ma non ottimo; però è un film godibile che si può tranquillamente guardare per godersi un buon film sui supereroi.

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Questo film è il primo tassello dell’Universo Cinematografico Dc il cui scopo e sfociare in un film sulla JLA, come hanno fatto con Avengers, attualmente diviso in due parti per il 2017 e 2019 sempre sotto la regia di Zack Snyder. Sono in corso le riprese del seguito di Man of Steel: Batman v Superman Dawn of Justice in uscita nel marzo 2016 che, a quanto pare, è un preludio per il film corale; in pratica la Warner cerca di seguire le orme della Marvel. Personalmente non nutro molta speranza per questo seguito de L’uomo D’acciaio e per tutto l’universo che stanno costruendo, visto le premesse, ma di solito la speranza è l’ultima a morire.

 

 

 

 

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