L’ultimo orco: un libro inaspettato

L'ultimo orco

“L’ultimo Orco” (2005), un romanzo di Silvana De Mari, edito da Salani editore.

Un mondo che viene invaso e sconvolto dagli orchi e le persone si devono difendere da queste orde in ogni modo, ma questo non è il classico fantasy a cui siamo abituati anche se le premesse sono quelle.

Oggi non parliamo di un’opera che rimane nei canoni rigidi del genere stesso, con eroi o una compagnia definita in cui si ha un fine o un obbiettivo chiaro fin da subito, ma tutto il romanzo è focalizzato su aspetti  psicologici e profondi affrontando temi di sociologia andando quindi a trattare il modo in cui una persona si deve approcciare al mondo nonostante le sue tendenze e le sue innate capacità. Vediamo come un essere umano che ha una naturale predisposizione al combattimento, quindi ad affrontare in modo aggressivo le situazioni, nel corso del tempo, grazie alle esperienze e alle situazioni che vive, riesce ad apprendere un nuovo modo di approcciarsi al mondo che lo circonda, capendo quando è bene essere “l’orco”, assecondando gl’istinti, e quando è bene agire da essere umano.

Parliamo del nostro protagonista Rankstrail, che affronta il mondo in cui si trova prima come ragazzo, vivendo nei sobborghi di una città e lottando per sopravvivere  mantenendo la sua famiglia grazie alla caccia di frodo, e dopo come guerriero e capitano di un distaccamento di fanteria, un gruppo di mercenari poco addestrati che necessiteranno della sua guida. Ritroviamo anche un personaggio della precedente saga, intitolata “L’ultimo elfo”, cioè  Yorsh  che verrà coinvolto nella storia, senza però sostituire i nuovi protagonisti, come  Erbrow sua figlia che affronterà anche lei questo processo, ma da una posizione differente infatti all’inizio sarà solo una bambina impaurita mentre verso la fine dei libri la troveremo come valida e temuta guerriera a capo di un esercito.

Durante l’intera storia aleggerà costantemente la minaccia degli orchi e di per sé la trama è semplice ed è divisa in tre parti: la prima in cui si affronta la giovinezza di Rankstrail fino alla sua entrata nell’esercito con relativa scalata di grado al suo interno, la seconda in cui si parla di Erbrow, della sua città natale e delle vicende iniziali che la porteranno ad incrociare i suoi destini con quelli del giovane capitano ed infine l’ultima parte che è più “epica” che vede i nostri protagonisti più cresciuti che affrontano gli intrighi di corte, le problematiche legate alla politica e alla guerra stessa. Non ho voluto dilungarmi troppo su i personaggi o la storia di per sé, poiché la trama stessa è un espediente che serve all’autrice ad affrontare temi non semplici in modo tale che anche un ragazzo di quindici anni possa comprenderli.

Perché ho detto se scegliere di essere un orco o un umano, che sono le  due “fazioni” opposte che si scontrano per tutta la storia? Perché l’autrice stessa non traccia un chiaro confine tra queste due razze, come a sottolineare che tra le due la differenza è sottile ed è facilmente valicabile,  andando ad evidenziare come una qualsiasi persona può diventare un orco in base alle scelte che fa nel corso del tempo, nonostante la sua predisposizione naturale al bene, e come un orco possa diventare umano poiché decide di sua volontà di opporsi a ciò che gli viene naturale.

Un guerriero che agisce per un fine o         una bestia che agisce per il gusto di distruggere?

L’autrice tenta di insegnare al lettore il libero arbitrio che regola il mondo, nonostante molte persone credano di essere portate a fare una cosa o ad agire in un certo modo per via della condizione in cui si trovano, non rendendosi conto della libertà che hanno avuto quando hanno scelto di agire in un determinato modo; la storia tenta infatti di far crescere il lettore facendo capire che non sempre le decisioni che si devono fare dovranno essere buone, ma alcune volte si dovrà scegliere il male minore o il male necessario perché è ciò che serve in un dato momento o in una data situazione.

Il mio consiglio è di recuperare “L’ultimo orco”  che merita sicuramente una lettura con la giusta prospettiva, cioè quella di non aspettarsi un fantasy dalle tinte epiche ed eroiche, poiché si rimarrebbe delusi, ma con  l’aspettativa di avere davanti un’opera più introspettiva e interessante. Questa era solo la mia opinione su di un titolo che è passato in sordina nelle pubblicazioni italiane o che poche volte ho sentito nominare, ma che durante la sua lettura mi aveva fatto riflettere molto quindi ho voluto parlarne per condividerlo e per farlo conoscere a chi neanche l’aveva mai sentito nominare.

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Immagine dell’orco da : https://daotyr.wordpress.com/

Immagine del guerriero umano : http://ponchdeleon.altervista.org/primogruppo.html

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