Io sono leggenda: la solitudine è il vero horror

io sono leggenda 8

Continuando col filone della fantascienza, stavolta vi presento “Io sono leggenda”.

“Io sono leggenda” è un lungometraggio di fantascienza, azione, thriller, drammatico e horror (si, un bel pò) classe 2007 firmato Francis Lawrence e prodotto dalla Warner Bros e Original Film. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Richard Matheson ed è il terzo film tratto da quest’ultimo dopo “L’ultimo uomo sulla Terra” (di Salkow e Ragona) e “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra” (di Sagal).

Il tema di base di questa pellicola è il disastro su scala globale. Che tipo di disastro? Un’epidemia. Un’epidemia generata dall’incessante desiderio umano di curare una delle piaghe più difficili che colpiscono la nostra specie: il cancro.

La scelta di Lawrence, molto efficace a mio avviso, è stata quella di inserire nel film vari flash-back che potessero spiegare cosa ha portato alla quasi totale scomparsa del genere umano. La storia si apre al principio, con l’intervista televisiva alla Dott.sa Alice Krippin (Emma Thompson), creatrice del farmaco. Vi è poi un salto temporale di vari anni che porta lo spettatore in una New York (il punto zero, dove l’epidemia ha avuto inizio) completamente deserta, o quasi.

Il Dottor Robert Neville (Will Smith) rientra nell’1% della popolazione immune al virus di un banale morbillo geneticamente modificato dal farmaco della Krippin che porta le persone ad assumere comportamenti animaleschi. Gli infetti quindi, o i “Cacciatori del buio”, hanno perso qualsiasi caratteristica del normale e civile comportamento umano, arrivando a cacciare, per nutrirsi, i loro simili umani sani durante la notte, dato che a contatto con la luce il loro corpo si ustiona.

Robert Neville, in compagnia della sua inseparabile amica Sam, un pastore tedesco, cercherà di trovare la cura che fermi la pandemia. Gli animali domestici sono immuni alla diffusione aerea del virus, ma non a quella da contatto, purtroppo.

Neville, crede di essere completamente solo nel mondo, appunto, crede.

Ma con questo punto entra in gioco il tema più angosciante di tutto il film, quello che personalmente mi ha colpita di più, che mi ha intimorita, fino a farmi provare terrore: l’angoscia della solitudine. Will Smith interpreta magistralmente un personaggio tormentato dal passato e dai rimorsi che questo ripropone nel suo presente. Egli cerca costantemente di sopravvivere al terribile conflitto e dibattito interiore che lo ha visto impotente davanti alla diffusione di qualcosa più grande di lui. Nel suo laboratorio sotterraneo, in casa sua a New York, Neville cerca il riscatto per il non fatto nel passato.

Cosciente della morte della sua famiglia, per cercare di simulare una qualsiasi interazione umana, Robert quotidianamente dialoga con manichini. E qui parte l’angoscia. Specialmente quando i cacciatori del buio escogiteranno un piano per cercare di catturare il loro unico problema: Neville.

Il film sottolinea così come la più grande paura dell’uomo, la solitudine, e la sua abilità nel cavarsela coesistano sotto lo stesso sottile velo di tristezza.

Vi posso dire in più che era previsto un finale alternativo per il film, che è presentato nell’edizione DVD dello stesso. Un finale più positivo ma anche più incerto che considera e rivela un’inedita e nascosta umanità degli “zombi”.

Ve lo consiglio specialmente per il tema, le scenografie che comprendono panoramiche mozzafiato su una New York deserta e rapita dalla natura selvaggia e la magnifica interpretazione di Smith.

Citazione più segnificativa per me: “Non è stato Dio a fare questo, ma noi.”

Per chi l’ha visto: quali sono le vostre citazioni preferite? Commentate sotto.

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