Le Donne della Resistenza

PartigianeNoi di Very Nerd People volevamo prendere spunto da un increscioso fatto, per così dire, di cronaca rosa verificatosi negli scorsi giorni per proporre un breve e incisivo approfondimento in merito ad una questione a nostro parere di fondamentale importanza.

Tutti saprete ormai della gaffe della neo-Miss Italia Alice Sabatini, al punto tale che è addirittura inutile riproporla o fornirne un resoconto indignato. La sua affermazione lascerebbe intendere, almeno secondo alcune interpretazioni, che il genere femminile non abbia avuto un ruolo nel corso del secondo conflitto mondiale. Neppure un ruolo marginale, tant’è che una donna nel corso dei momenti più tragici della storia del Novecento sarebbe rimasta in casa impaurita. Non è nostra intenzione colpevolizzare la giovane ragazza proclamatrice di questa chiara falsità, anche perché non sappiamo neppure se fosse sua intenzione esprimere un concetto tanto errato. A dire il vero ci è parso di vedere un eccessivo accanimento della Rete nei suoi confronti. E lo riteniamo censurabile. D’altra parte cogliamo questa occasione per fornire qualche ragguaglio circa il ruolo delle donne nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci limiteremo all’Italia, per ovvi motivi di tempo e di spazio. Le donne ebbero un ruolo determinante nella riuscita della Resistenza italiana e furono membri soprattutto di importanti gruppi partigiani che opposero coraggiosamente la loro forza e le loro capacità contro i nazifascisti. Certamente non ebbero un ruolo nell’esercito regolare, giacché non era prevista la leva per le femmine. Ma si conquistarono una funzione di primo piano nel corso della Liberazione: le donne si occuparono soprattutto di gestire logisticamente l’opposizione al nemico curando i combattenti feriti, preparando cibo per le brigate e impegnandosi in operazioni secondarie di sabotaggio.

Ma non è tutto. Alcune di loro imbracciarono le armi, proprio come i maschi. Un esempio su tutti è la partigiana Carla Capponi, medaglia d’oro al valor militare e capitano partigiano di una formazione romana. Per giunta le donne pagavano con il sangue la loro partecipazione alla Resistenza e venivano giustiziate dai nazifascisti, senza alcuna misericordia o pietà nei confronti del loro presunto stato di debolezza o inferiorità rispetto agli uomini. Le donne uccise in guerra o giustiziate furono poco meno di 3.000, solo in Italia. Furono 35.000 le combattenti partigiane: un numero incredibilmente consistente.

Per di più nel corso degli ultimi anni del conflitto alcune di loro fondarono i “Gruppi di Difesa della Donna”, una sorta di associazione femminista ante-litteram, un gruppo precursore delle istanze libertarie che sfoceranno nella liberazione della donna dalla sua condizione di subalternità. E le donne a prendervi parte furono circa 70.000.

Ma anche nelle prime fasi del conflitto l’elemento femminile ebbe un ruolo niente affatto marginale. Furono infatti le donne a divenire i nuovi “capifamiglia”, mentre gli uomini si trovavano al fronte: esse si occuparono della gestione delle coltivazioni e delle industrie, e divennero spesso il nuovo punto di riferimento delle famiglie italiane.

Il ruolo delle donne nella guerra fu dunque attivo e vario, il loro contributo si dispiegò in ogni direzione possibile per quanto la guerra continuò innegabilmente ad essere un fatto destinato agli uomini. Per lungo tempo la storiografia ufficiale ha sottovalutato questo apporto del gentil sesso, causando forse proprio quella mancanza di avvedutezza che ha spinto la giovane ragazza partecipante al concorso di bellezza ad esprimersi in quel modo pressappochistico e sprovveduto.

Vi è piaciuto il mio articolo? Condividetelo!

Condividi su