La tecnologia abbraccia anche il braille

 

brailleRimaniamo perplessi quando pensiamo alle api che vedono il mondo diviso in tanti poligoni, oppure se pensiamo ai cani che vedono tutto molto sbiadito e non distinguono bene i colori; sarebbe una vita meno emozionante vivere senza poter vedere un meraviglioso tramonto? Sarebbe più triste una vita senza mai poter saper cosa sia il giallo o il verde oppure il rosso? Nel mondo 285 milioni di persone, pari a cinque volte la popolazione italiana, sono abituati a comprendere il mondo ascoltandolo, gustandolo, e toccandolo perché i loro fari, che chiamiamo “occhi”, hanno qualche lampadina bruciata e non funzionano.

Nel 1821 il signor Louis Braille inventò un sistema di scrittura e di lettura che ha cambiato per sempre la vita ai ciechi. Nacquero così scuole specializzate a insegnare ai non vedenti, i quali potevano imparare non solo a comunicare con le parole, ma anche con la musica. Braille si ispirò alle truppe napoleoniche che scrivevano in rilievo per poter decifrare i messaggi di notte. Il suo metodo si basa su 64 combinazioni realizzabili a partire da sei punti rilevabili con i polpastrelli e comprende non solo le lettere dell’alfabeto ma anche la punteggiatura, i numeri, le formule matematiche e come già detto la musica.

Un regalo meraviglioso che però perse gran parte della sua importanza nel 1970 quando l’informatica iniziò a svilupparsi sempre di più e l’istruzione dei ciechi mise da parte l’uso del braille preferendo l’uso di CD-ROM e quindi del sonoro. Nel 1975 sembra che un strumento chiamato “computer” minacciò fortemente l’inserimento lavorativo dei ciechi, in quanto era tanto utile per i vedenti quanto inutilizzabile dai non vedenti perché basato principalmente su immagini.

Proprio quando la tecnologia sembrava un nemico invalicabile per i ciechi, i ricercatori hanno studiato stampanti braille, registratori, dispositivi sonori  sempre più avanzati e continuano a assumersi la responsabilità di rendere meno difficile la loro vita. La Braille Press di Boston, insieme al Massachusetts Institute of Technology, ha lanciato il progetto di uno schermo in ceramica che reagisce alle scariche elettriche cambiando forma, un’altra brillante idea in questo campo proviene dalla Disney e consiste nel generare, con impulsi elettrici, vibrazioni le quali quando sono toccate sembrano in rilievo e ruvide anche se non lo sono.

Il braille sta per tornare o in parte è già tornato proprio nell’era degli smart phone e dei tablet, infatti forse più interessante di tutte le invenzioni è quella di  Sile O’Modhrain e Brent Gillespie dell’università del Michigan di Ann Arbor, e consiste nel ricorso alla pneumatica per produrre il braille. Si tratta una griglia di spilli che hanno le estremità a filo con lo schermo e all’occorrenza possono sporgere per creare i simboli in rilievo. Ogni spillo è appoggiato su una piccola membrana di gomma siliconata, sotto la quale c’è a sua volta una cavità con una valvola annessa. Quando viene immessa aria nella piccola cavità si gonfia la membrana e lo spillo viene mandato fuori dallo schermo.

Grazie a questi e molti altri esperimenti i ciechi potranno fare un sospiro di sollievo perché finalmente per loro si aprirà anche il meraviglioso mondo della lettura. Solamente l’1% dei libri è tradotto in braille perché è molto costoso da produrre ma sicuramente tutti questi dispositivi colmeranno questo limite. Finalmente i non vedenti potranno lasciare a casa tavoletta e il punteruolo e al suo posto potranno tenersi in tasca un tablet con cui potranno leggere scrivere, registrare, sottolineare, cancellare, correggere… una vera e propria rivoluzione portata dalla tecnologia. In conclusione possiamo dire che i ciechi saranno tra i testimoni di una tecnologia “genuina”, diversa da quella che sta appiattendo le nostre personalità e che talvolta ci rende tutto troppo facile e veloce.

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