“La Sicilia delle stragi” di Giuseppe Carlo Marino

la-sicilia-delle-stragi_7132_x1000

 

La Memoria sembrerebbe essere un posto fondamentale dell’anima nonché una categoria importante dell’esistenza. Proprio la dialettica fra memoria e dimenticanza crea l’essere umano, una dialettica spesso contrastata e contrastante. Questo ottimo volume del professor Marino si occupa, a mio avviso, proprio di questo. Ed è un ottimo contributo alla storiografia sulla Sicilia contemporanea e ovviamente anche sulle vicende italiane coeve.
I contributi presenti in questa opera, in realtà, provengono dalla penna di diversi intellettuali, se mi si concede l’utilizzo di questo termine così assai generalista e forse pure privo di una determinazione saliente. Infatti questi autori germogliano spesso da ambienti e da formazioni profondamente diverse tra loro: si va da uno storico di professione come Giuseppe Carlo Marino ad un magistrato di fama dovuta non solo alle sue imprese giudiziarie come Antonio Ingroia. Ma il pregio è proprio quello di saper amalgamare i diversi approcci alle diverse vicende storiche narrate da ciascuno e si tratta, probabilmente, di una scommessa riuscita. Sembra infatti, leggendo, che esista una sensatezza tutta logica e concreta nel susseguirsi dei vari racconti, scelti accuratamente ma con una certa fatalità insita.

Falcone e BorsellinoInfatti la storia della bellissima Sicilia è caratterizzata da un costante profondersi del sangue, un sangue che quando non è fisico, quando non è fluido nel senso più materiale del termine, allora è un sangue metaforico ma altrettanto dolorosissimo, segno di una sofferenza che dissecca l’anima.

Ed è così che l’eccidio proletario narrato da Giuseppe Carlo Marino in modo magistrale e dettagliato si ricongiunge perfettamente con il delirio stragista di Cosa Nostra degli anni novanta narrato da Vincenzo Vasile oppure con la stranissima e affascinante storia dei pugnalatori all’indomani dell’Unità d’Italia, narrata da Amelia Crisantino.

Le stragi compiute dagli americani nel corso del secondo conflitto mondiale potrebbero turbare un lettore medio che non avesse una conoscenza del fenomeno bellico approfondita, anche per via di una propaganda agiografica attuata dai vincitori: tuttavia anche questi fatti non fanno altro che rammentarci la disgrazia di una terra che pare avere un destino nero, una sorte sempre contraria.

Non si possono tacere parti dell’opera caratterizzate da una certa difficoltà di fruizione, come la microanalisi della strage di viale Lazio compiuta da Marcello Testa, una sintesi dettagliatissima del pluriomicidio compiuto alla fine degli anni sessanta dai corleonesi, e che sancì la definitiva ascesa di Totò Riina nel gotha della mafia siciliana.

Difficile dunque dire quale contributo possa essere ritenuto il migliore, o quale sia adatto ad una platea più vasta e meno specialistica, di fatto i singoli inserti possono essere apprezzati anche separatamente l’uno dall’altro per quanto io ritenga che una lettura ordinata non saltellante possa restituire al lettore un maggiore piacere. Di certo lo sforzo di Giuseppe Carlo Marino (curatore del volume) è proprio quello di dare una inestricabile parentela alle storie narrate: egli ci riesce splendidamente e lo si può constatare leggendo l’incipit della prima parte dell’opera intitolato “Del perché e del come la Sicilia è terra di stragi” questo sì da leggere assolutamente prima di tutte le altre parti. Perché in fondo è lì che emerge chiaramente l’obiettivo dell’opera che è quello, se non mi sbaglio, di mostrare che la Sicilia è terra di una passione sanguinolenta. Una passione criminale ma anche cristica.

Vi è piaciuto il mio articolo? Condividetelo!!

Condividi su