La pietra di luna

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L’ultima impresa letteraria richiestami dall’università è stata leggere “The Moonstone”, in italiano “La pietra di luna”, romanzo di Wilkie Collins uscito a Londra nel 1868, a puntate su un periodico diretto da…rullo di tamburi…Charles Dickens (se piaceva a Dickens piace anche a noi).

E’ una sorta di romanzo giallo; completamente diverso dalle altre letture del corso perché completamente diverso da ciò che veniva pubblicato all’epoca.

Decisamente più leggero, a tratti anche divertente, questo libro è incentrato sulla scomparsa di una misteriosa pietra preziosa (forse anche maledetta) donata da un lontano zio avventuriero alla giovane Rachel.

Non mancano gli elementi tipici del romanzo dell’ottocento, specialmente per quanto riguarda le relazioni (tutte rigorosamente tra cugini) ma c’è qualcosa di più. Il mistero non viene risolto fino all’ultima pagina; la narrazione è affidata a diversi personaggi alcuni dei quali fanno proprio ridere: dal maggiordomo che rilegge e recita a memoria Robinson Crusoe (unico libro che abbia letto) fumando un sigaro per schiarirsi le idee; alla giovane fanatica che sparge libri edificanti sulla vita di vari santi e martiri nelle case delle sue conoscenze terrene.

Il personaggio femminile principale è fantastico. Rachel è finalmente una ragazza forte; non piange  e non si affatica per una passeggiata di due minuti nel parco, non ha bisogno di sali per rinvenire dopo uno “shock” e la sua carnagione non è perlacea; insomma non è l’angelo vittoriano ma una ragazza spavalda e indipendente, persino intelligente (ma non capirete perché fino alla fine).

Benché in Italia non sia molto conosciuto (io non l’avevo neanche mai sentito nominare) è ovviamente un classico in Inghilterra, considerata una delle prime “detective novel” in inglese.

Se non l’avessi già letto mi piacerebbe farlo quindi ve lo consiglio.

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