La mafia uccide solo d’Estate (serie)-il PIF e la RAI che ci piacciono!

la mafia uccide solo d'estateNell’ultimo periodo mi sono fissata anche io con le serie tv, me ne sono guardate tante (Twin Peaks, Gomorra, Black Mirror, The Crown, Stranger Things..) ma nemmeno una della RAI. Niente di cui stupirsi, non ce ne erano di interessanti (i Medici li ho trovati imbarazzanti) e anche se ce ne fossero state, dove guardarle? Meglio lo streaming senza orari alla programmazione fissa della tv. no? Eppure nelle  vacanze di Natale (prima di un’estenuante sessione esami che mi ha impedito di tornare a pubblicare fino ad adesso) mi sono letteralmente bevuta una serie prodotta dalla RAI, e in streaming!! come è possibile? Ebbene sì, anche la nostra tv di stato si è svegliata ed ha creato un’ottima piattaforma (rai play) e soprattutto un’ottima serie tv: La mafia uccide solo d’estate. Voi l’avete vista? A me è piaciuta tantissimo.

Racconta (come la prima parte dell’omonimo film di Pif) la Palermo di fine anni ’70, quella in cui non solo giravano e agivano personaggi di Cosa Nostra come Ciancimino, Tommaso Buscetta, Totò Badalamenti, Totò Riina, ma anche personaggi che hanno lottato contro di essa del calibro del comandante dei carabinieri Boris Giuliano, del giornalista Mario Francese, del generale Dalla Chiesa.

Non la racconta però dall’alto, ma da 1 metro e poco più d’altezza, più precisamente dall’altezza degli occhi di un bambino di 10 anni, Salvatore Giammarresi, fissato con le domande e con Alice, una sua compagna di classe, figlio di un impiegato all’anagrafe e di una maestra, con una la sorella diciassettenne confusa e innamorata dell’amore.

Le loro vicende, come quelle di ogni normale famiglia palermitana, si incrociano inevitabilmente con quelle dei personaggi della Storia indicati sopra, perché Cosa Nostra la si poteva incontrare cercando una casa, cercando un lavoro, o nelle banche, nelle feste, in ogni attività. E Salvatore recepisce tutto, accoglie tutto, “è come un antenna” dice a un certo punto il padre, un antenna che ci permette di entrare nel mondo narrato con occhi ingenui, con nessun calcolo o filtro sociale, cosa impensabile con un protagonista adulto (in questo ricorda un po’ il Pin de “Il sentiero dei nidi di ragno”.

Non sono gli ingredienti che potremmo trovare in una storia di una serie Netflix o Sky certo, ma proprio qui sta la qualità  e la forza de “la mafia uccide solo d’estate”: non snaturare il genere rai – più soft, concentrato anche su temi classici come la famiglia – adattandolo però a un nuovo format (puntate di 40 minuti) e puntando sulla qualità (con attori del calibro di   Claudio Gioè ) e a temi e scenari nuovi: Non più le solite Roma e Torino ma Palermo, con le sue molte problematiche e le sue -ancora di più – meraviglie.

La città ne emerge con tutti i suoi chiaroscuri, in un ritratto veritiero (ho testato personalmente, visitandola e vivendola di recente) che impedisce di non innamorarsi e affezionarsi a lei. Il pubblico ha premiato questa scelta: “La mafia uccide solo d’estate”, andata in onda dal 20 Novembre al 21 Dicembre è stata seguita da 5 milioni di telespettatori; prova che quando la Rai si impegna a raccontare la realtà che conosce con cura (e non finanzia i voli pindarici degli americani come con i Medici) riesce a stare al passo con i tempi e a trovare il suo posto anche in un contesto concorrenziale così diverso da quello in cui è nata ormai 63 anni fa.

Mi scuso di avere approfondito poco la trama, ma almeno, se tra quei 5 milioni di spettatori de “la mafia uccide solo d’estate” non c’eravate anche voi, potrete gustarvela al meglio, attraverso questo link. Buona visione!!

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