“La Compagnia dell’Anello” di J.R.R. Tolkien

La compagnia dellanello

La Compagnia dell’Anello: romanzo epico, fiaba, opera didascalica

Il primo dilemma che ci si deve porre subito dopo essersi addentrati nella lettura di questo romanzo è di fondamentale importanza e attiene proprio alla natura del genere letterario cui l’opera di Tolkien appartiene. Negli scorsi decenni sono state proposte differenti classificazioni ciascuna delle quali, a suo modo, presentava aspetti di indubbia validità e coglieva una delle sfaccettature fondanti dello scritto.

La Compagnia dell’Anello (pubblicato in inglese nel 1954 e in italiano solo nel 1974 dalla casa editrice Rusconi) è senza alcun dubbio un romanzo epico-cavalleresco (e questa rilevazione può essere estesa all’intera trilogia del “Signore degli Anelli”) poiché fa largo uso di tematiche, elementi topici e artifici letterari propri della tradizione classica occidentale seppure è vero che essi vengono riadattati e piegati alle necessità di un gusto novecentesco.

Dall’epica antica Tolkien recupera il tradizionalissimo motivo del viaggio catartico già intrapreso da Odisseo e da Enea. Frodo, il nostro protagonista, deve infatti incamminarsi in un periglioso tragitto nella Terra di Mezzo e affrontare una serie interminabile di prove che lo porteranno ad una maturazione identitaria molto forte. La similitudine con le tribolazioni che attanagliano Ulisse nel tentativo di raggiungere Itaca è evidente e la constatazione di tale parallelismo potrebbe benissimo estendersi anche alle virgiliane avventure di Enea nel Mediterraneo. Un elemento testuale che ci spinge immediatamente ad ascrivere il testo alle categorie dell’epica è costituito dagli epiteti molteplici con i quali i personaggi vengono adornati: Sauron è Il Nemico, l’Oscuro Signore, il Signore degli Anelli ma anche l’Ombra dell’Est e il Signore di Morgul. Questa caratterizzazione altisonante e quasi solenne conferisce al testo una grandiosità che può sembrare anche anacronistica ma che è innegabile. Gli inserti poetici presenti con costanza lungo la narrazione concorrono alla realizzazione di questa struttura epicheggiante anche se appesantiscono sensibilmente la lettura e potrebbero tediare. Pregevolissimi sono i versi con i quali l’opera si apre, divenuti ormai proverbiali e patrimonio di un senso comune abbastanza condiviso: “Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,/Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli”.

La Compagnia dell’Anello è anche una fiaba per quanto molti siano ostili all’utilizzo di una denotazione di questo tipo poiché la ritengono riduttiva e squalificante. In effetti non si tratta di una fiaba per fanciulli anzi potremmo dire che la lettura è sconsigliata ad un pubblico troppo giovane che probabilmente afferrerebbe con fatica alcune fondamentali tematiche e avrebbe difficoltà ad usufruire di una struttura lessicale complessa. In definitiva la qualifica di fiaba è comunque perfettamente confacente se si utilizza come guida lo schema per l’identificazione della fiaba proposto dall’antropologo russo Vladimir Propp già nel 1928. Nella Compagnia dell’anello compare un Eroe (Frodo), vi è un chiarissimo antagonista (Sauron), vi sono aiutanti magici (Gandalf fra tutti) vi è soprattutto una tendenzialmente precisa riconoscibilità dei personaggi come agenti del Bene o del Male.

Infine il nostro romanzo è un racconto didascalico giacché vuole trasmettere, e ciò è indiscutibile, un insegnamento morale e latamente filosofico soprattutto inerente le questioni della Pietà, della Misericordia e della Provvidenza. La corruzione oscura e dolorosa causata dall’Unico Anello nelle anime di Gollum prima e di Bilbo e Frodo poi, è un potente monito ad evitare la cupidigia di un potere innaturale e tecnologico (l’anello è creazione di Sauron volta a conseguire un dominio violento su ciò che nell’ordine normale delle cose non gli appartiene).

La Compagnia dell’Anello è un esempio perfetto e riuscitissimo di letteratura epica fantastica, scritto in uno stile inconfondibile e sicuramente ineguagliabile, alle volte anche ostico alla lettura perché leggermente viscoso. Sono tante le fonti a cui Tolkien attinge e provengono dalla lunghissima storia letteraria europea: si pensi anche ai poemi medievali, all’Orlando Furioso, alla Gerusalemme Liberata oppure all’Anello del Nibelungo di Wagner. La profondità della poetica tolkieniana lascia davvero colpiti e lo spessore dei personaggi, da alcuni accusati di essere piatti, raggiunge a mio avviso una certa considerevole ampiezza.

La trama

Frodo Baggins, un hobbit della Contea, riceve in eredità dal cugino Bilbo uno strano anello e lo stregone Gandalf, amico di lunga data dei Baggins, lo mette in guardia dal potere oscuro che l’oggetto nasconde. Frodo, nel volgere di breve tempo, sarà costretto a mettersi in viaggio assieme a Sam, Merry e Pipino per raggiungere Granburrone, dimora del re degli Elfi. L’anello infatti è inseguito con bramosia da Sauron, l’Oscuro Signore, il quale ha sguinzagliato i suoi Cavalieri Neri con lo scopo di recuperare l’Unico Anello. Dopo una serie di peripezie, come il difficoltoso attraversamento della Vecchia Foresta, I 4 hobbit raggiungono in incognito Brea e qui incontrano un Ramingo di nome Grampasso, in realtà Aragon, ultimo re di Numenor. Aragorn li esorta a riprendere il viaggio e si erge a loro difensore, ma a Colle Vento Frodo viene ferito gravemente da un Cavaliere Nero. Il gruppo raggiunge comunque Granburrone dove si riunisce un consiglio con i rappresentanti di Elfi, Nani e Uomini. Il Consiglio stabilisce, su indicazione di Gandalf e Elrond re degli Elfi, che l’Anello deve essere distrutto dal magma del Monte Fato dove esso era stato forgiato, presso Mordor. Pertanto viene creata una Compagnia con lo scopo specifico di scortare Frodo fino al Monte Fato; tale Compagnia capeggiata da Gandalf e Aragorn, dovrà attraversare le Montagne nebbiose presso il passo di Moria: proprio in questa circostanza Gandalf avrà la peggio nello scontro con un Balrog, ma il suo sacrificio doloroso permetterà al gruppo di attraversare incolume il pericoloso passo e di proseguire il viaggio.

I personaggi

I protagonisti della vicenda sono molti pertanto per una buona comprensione è necessario tenere sempre alto il livello di attenzione. Nel prologo (un capolavoro di etnologia immaginaria) ci vengono presentati gli Hobbit, una delle tante razze che popolano la Terra di Mezzo, un popolo di Gente Bassa caratterizzato da una certa arretratezza sia materiale che culturale. Gli Hobbit non amano viaggiare, adorano il chiacchiericcio, sono bevoni e mangioni, e difficilmente praticano i libri, non a caso Bilbo, cimentatosi nella scrittura di una autobiografia, è considerato un erudito. Frodo è un giovane inesperto, Sam un sempliciotto genuino e molto leale.

Il più affascinante dei personaggi è probabilmente Gandalf, uno stregone molto simile nelle fattezze e nelle movenze ad un druido celtico dal quale trae anche molte sciamaniche caratteristiche morali. A mio avviso egli è costruito alla perfezione da Tolkien, ogni parola da lui pronunciata è carica di un valore magico e di una saggezza palpabile; la sua autorità e la sua indiscussa sapienza ci lasciano ammaliati.

Ma mi piacerebbe concentrarmi sulla figura di Tom Bombadil, molto sottovalutata ma di fondamentale importanza nella mitopoiesi tolkieniana. Questo personaggio, incontrato dai nostri Hobbit al limitare della Vecchia Foresta, è una sorta di archetipo della naturalità, della purezza incontaminata. Egli è un lume tutelare della flora, “Messere di Bosco , acqua e collina”, e nel corso di un dialogo con Frodo propone un vero e proprio manifesto di ecologismo magico sottolineando l’avversione per i distruttori e usurpatori che cercano di impossessarsi della Natura la quale sa reagire anche in modo violento (l’Uomo Salice aveva cercato di intrappolare i nostri cari Hobbit). Ma ciò che più lascia stupefatti è la mancanza di effetti che su di lui ha l’Anello: egli lo indossa al dito mignolo ma non subisce né attrazione né conseguenze fisiche (l’invisibilità). La sua lontananza dalla civiltà corrotta e tecnologizzata lo ha reso immune alla fascinazione del Male. Tom Bombadil è un modello ideale, è l’esortazione a vedere nella stravaganza dell’isolamento e nelle bizzarrie rurali di una vita armoniosa la soluzione ai dissidi dell’anima.

Gli antagonisti sono terrificanti (i Cavalieri Neri), Aragorn incarna l’ideale dell’uomo coraggioso e senza macchia apparente, Elrond rappresenta la maestosità degli Elfi.

L’avventura che con questo libro comincia, si concluderà solamente dopo altri due tomi ben voluminosi, pertanto la parabola descritta dai personaggi potrà essere veramente apprezzata alla fine della trilogia. Ma già la Compagnia dell’Anello propone simbolismi, aneddoti e temi che inducono il lettore a sviluppare riflessioni penetranti e che ci trascinano in un Universo fantastico il quale, però, sembra proprio avere molto da spartire con il nostro mondo.

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