La banda dei brocchi

cc947675ce0ac0c98617f27425843c35_XL

” La banda dei brocchi ” di Jonathan Coe è un libro che si trova nella collana dell’ Universale Economica della Feltrinelli, uscito per la prima volta nel 2002 in Italia.

Jonathan Coe è d’origine inglese ed è sempre stato dotato per la scrittura, i suoi primi  scritti risalgono all’età di otto anni, il tempo e la sua carriera scolastica l’hanno portato ad emergere in questo campo facendolo fuoriuscire dalla piccola realtà borghese in cui era nato nel 1961, figlio di un fisico che lavorava nell’industria dei motori e di una professoressa di musica ed educazione fisica, questo particolare è molto importante per il libro di cui oggi vi consiglio la lettura poiché molti sono i tratti autobiografici che vengono trattati nel testo.

Partiamo dall’inizio, siamo negli anni settanta in Inghilterra, un periodo di fermento culturale in cui le cose cambiavano sotto molteplici aspetti, o almeno provavano a cambiare,  molteplici sconvolgimenti sociali e lotte politiche saranno trattate per gli effetti che avranno sulla vita dei nostri protagonisti. La storia parla di quattro ragazzi Trotter, Harding, Anderton e Chase quattro “enfant prodige” che frequentano un liceo di Birmingham molto elitario; li accompagneremo durante la loro adolescenza in quei tempi non facili lontani dalla realtà dei genitori, non solo perché separati dal gap generazionale, ma anche per le loro caratteristiche particolari che li porteranno ad essere destinati alle migliori università, ad un futuro più brillante e migliore rispetto a quello dei genitori, che consapevoli di questo ne sono orgogliosi ed allo stesso tempo gelosi. Una storia che tratta i temi classici che colpiscono un adolescente come l’amore, i problemi con i genitori e con gli amici che prendono strade diverse incosapevolmente, ma che non saranno fini a loro stesse, serviranno a raccontare, in modo divertente e arguto, gli anni settanta da chi li ha vissuti in prima persona, odiandoli e amandoli contemporaneamente, avvicinando le generazioni che non hanno potuto vivere quel periodo di fermento in prima persona.

Foto di Jonathan Coe.

“Non era più tanto convinto di quello che gli dicevano i suoi genitori, o i professori a scuola. Era il mondo, il mondo in quanto tale, che era fuori dalla sua portata, tutta quella costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, incommensurabile, quella marea incessante di relazioni umane, politiche, culture, storie… Come sperare di riuscire a padroneggiare tutte quelle cose? Non era come la musica. La musica aveva sempre un senso, una logica. La musica che sentì quella sera era chiara, accessibile, piena di intelligenza e umorismo, malinconia ed energia, e speranza…”

Un libro che consiglio per il piacere che ne deriva dalla lettura e per ciò che racconta, una realtà vicina che accomuna le persone cioè la comune sensazione di sentirci sempre così diversi dalla generazione che ci ha preceduto, ogni persona si sentirà diversa in modo positivo da ciò che gli ha dato le radici, ma siamo così certi che questo sia vero o che sia giusto?

Se l’articolo vi è piaciuto vi ricordi di lasciare un mi piace alla pagina Very Nerd People e di condividerlo. Buon weekend!

Condividi su