Kobane calling di Zerocalcare

13148209_10208011039905699_1469000061_o“Kobane calling”, edito dalla Bao nel 2016, disegnato e scritto Michele Rech, più famoso con lo pseudonimo di Zerocalcare, è il fumetto di cui parleremo oggi.

Cercare di descrive ciò che viene raccontato non è facile, infatti non credo che approfondirò molto la trama, piuttosto cercherò d’elencare i motivi che dovrebbero convincere chiunque, dall’appassionato di fumetti alla persona comune che non ne ha mai letti, a dare una possibilità a ciò che viene raccontato, anzi che descritto, perché più che una storia questo è un vero e proprio resoconto di ciò l’autore ha visto.

Zerocalcare

Due sono i viaggi  che ha compiuto il nostro fumettista preferito a supporto dei combattenti Curdi nelle zone di guerra, al fine di capire e comprendere cosa accada veramente in questi luoghi e portare aiuti umanitari alle popolazioni. Il primo viaggio viene fatto sul confine tra Turchia e la Rojava, la regione prima sotto il controllo dei Curdi e dopo sotto quello dell’Isis; qui abbiamo l’incontro con la resistenza curda, gli uomini e le donne combattenti, che cercano di recuperare i territori occupati dal califfato battendosi metro per metro, senza l’aiuto della comunità internazionale, che anzi ostacola chi cerca d’aiutare i Curdi. Successivamente abbiamo la seconda parte in cui ci viene raccontato cosa sta succedendo nei territori, dopo la liberazione da parte del dominio dell’Isis e successivamente viene permesso al gruppo, con cui Zerocalcare viaggiava, di addentrarsi ancora di più tra le file dei combattenti di Kobane e le PKK, un movimento indipendentista curdo che viene definito terroristico, viste le numerose pressioni da parte del governo turco.

Un resoconto non facile, per questo mi astengo anche dal descrivere più a fondo la trama, perché desidero che le informazioni passino nel modo più oggettivo possibile; quello che posso dire, però, è che Calcare racconta, con il suo solito stile, la guerra e ciò che essa comporta, vista dagli occhi di un ragazzo romano qualsiasi. Il suo obbiettivo tramite quest’opera è quello di avvicinarci e sfatare alcuni dei miti creati tramite i mezzi d’informazione su questa situazione. Ci viene spiegato come gli stessi islamici rifiutino d’essere associati all’Isis, anzi combattano questo movimento estremista, che da noi viene visto come incarnazione della religione mussulmana stessa, vediamo come la popolazione Curda, nei territori liberati dai suoi combattenti, cerchi di ristabilire un ordine basato sulla civile convivenza tra etnie differenti e sulla parità in ogni campo, ma soprattutto vediamo anche le incoerenze e l’egoismo che caratterizza le persone normali e che rendono tutto il racconto solo più vicino alla nostra realtà. Infatti viene anche raccontato che alcuni degli abitanti delle zone liberate non sono grati ai Curdi, anzi, per portare un esempio fra tutti, uno di questi si lamenta di essere costretto a rispettare i posti di blocco e le dogane, ora che è i territori sono stati liberati, mentre prima sotto il controllo dell’Isis gli bastava pagare per poter passare con le sue merci senza fare file o controlli. Questo pensiero sembra totalmente senza senso, visto che prima quest’uomo era sotto il controllo di un regime sanguinario e barbaro, ma ci fa capire quanto siano simili a noi queste persone, con il loro egoismo e la loro poca capacità di riflettere a mente lucida, poiché riusciva ad essere distaccato affinché la cosa non lo toccava nel personale, essendo lui mussulmano, riusciva ad ignorare la cosa, anzi ne trovava i lati positivi.

Ci viene raccontato, nel modo più leggero possibile, una tra le situazioni più complesse dei nostri tempi, l’autore stesso più volte dirà che lui è la persona forse meno adatta a dare giudizi e che questo suo “Kobane calling” non è la perfetta rappresentazione dell’universo frammentario che si trova in queste zone, ma riesce a fare una cosa importantissima che i mezzi d’informazione non sono riusciti a fare cioè umanizzare le persone, non vedendolo come i nemici, perché di religione diversa, e nemmeno come vittime, ma come persone uguali a noi in tutto. Calcare non vuole esaltare i Curdi, non vuole farci credere che tutto abbia un netto contrasto e quindi sia facilmente distinguibile ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma cerca di farci avvicinare e ci riesce benissimo secondo me.

Detto questo non mi resta che augurarvi una buona Domenica e ricordarvi di lasciare un mi piace alla pagina Very Nerd People.

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