Invisible Monsters di Chuck Palahniuk

Invisible Monsters

Invisible Monsters

Lo stile di “Invisible Monsters” di Chuck Palahniuk, edito da Mondadori del 1999, è l’esempio di come trattare argomenti delicati e molto discussi  del nostro tempo: ovvero nel modo più spietato e cinico possibile.

Palahniuk è uno scrittore statunitense e giornalista freelance, diventato famoso a livello internazionale grazie all’adattamento cinematografico di Fight Club, suo primo libro pubblicato nel 1996, ad opera di David Fincher che ha fatto scoprire al pubblico e alla critica ciò che era passato in sordina fino a quel momento.

La storia di cui parlo oggi è stata la prima ad essere scritta dall’autore, ma la terza ad essere pubblicata e tratta delle vicende di Shannon McFarland, un’avvenente modella che in seguito ad un colpo di fucile, sparato dal suo ragazzo o dalla sua migliore amica,  perde la mandibola. La ragazza ormai sfigurata ha perso la qualità che l’aveva sempre contraddistinta: la bellezza. Nel suo periodo di degenza in ospedale, in cui la donna cadrà in un vortice di cinismo e depressione, conoscerà Brandy Alexander, una donna giunonica esempio di femminilità prorompente, che la nostra protagonista scoprirà essere un transgender in procinto di compiere l’ultima operazione per concludere la sua trasformazione; questa donna sarà un aiuto per uscire dal baratro che ha inghiottito la giovane modella.

Da qui questo eccentrico duo, accompagnato da Mannus, ex ragazzo di Shannon che lei stessa ha rapito dopo un secondo tentato omicidio, inizierà un viaggio attraverso l’America verso una meta idealizzata, scappando da ciò che li rincorre, sia esso un punto di svolta irreversibile o semplicemente se stessi, mantenendosi vendendo costosi farmaci che rubano dalle case in vendita che visitano sotto mentite spoglie.

Copertina del libro

Copertina del libro

Credetemi quando dico che ho solo accennato la trama, poiché quello che vi aspetta nella lettura del libro è molto più complesso di quello che sembra; lo scrittore infatti pone ad ogni pagina colpi di scena che tagliano letteralmente il fiato, lasciando che il lettore si focalizzi su di essi, dimenticando quasi la storia centrale del libro stesso, non perché l’autore commetta l’errore di saturare la trama, ma perché vuole inscenare il modo stesso che molte persone hanno di affrontare un problema, senza riuscire a vederne la reale causa, ma focalizzandosi su altro più immediato. Palahniuk porta la nostra protagonista ad interpretare le sue emozioni e a ricordare tramite dei flashback, infatti saremo interrotti durante la lettura da questo tipo di frasi :”Sono stanca di questo mondo di apparenze. Maiali che sembrano grassi. Famiglie che sembrano felici. Dammi liberazione. Da quello che sembra generosità. Da quello che sembra amore. Flash.”

Seguendo il suo metodo di scrittura Palahniuk estremizza i concetti e le storie nei suoi libri, in un modo che si può definire cinico e irreale, ma che aiuta il lettore a capire nel modo più immediato le tematiche forti che vengono affrontate in modo che il messaggio sia diretto, con poche e saettanti frasi.

I due argomenti centrali di quest’opera sono la bellezza e il bisogno di sentirsi parte di qualcosa, qualunque cosa essa sia. La bellezza è trattata nel problema che affligge la nostra protagonista fino alla fine del libro, sottolineando quanto la società stessa punti solo all’apparenza e alla superficialità, la seconda tematica è trattata tramite il tema dell’omosessualità, un mezzo inconsueto e molto delicato da usare se pensiamo a quanto era, ed è, spinoso l’argomento. L’autore infatti ci spinge a capire come una persona, per essere accettata e riempita d’attenzioni da parte di qualcuno, è disposta a fare qualsiasi cosa, anche appartenere a ciò che non la riguarda.

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