Intervista: Stefano Labbia – Killer Loop’s

Killer Loop'sAbbiamo avuto la possibilità di intervistare Stefano Labbia, giovane autore italiano classe 1984, in occasione della ristampa del primo volume di Killer Loop’s, graphic novel da lui ideata, disegnata da Marco Proietto e distribuita da LFA Publisher. Il protagonista della storia è Kimberly, un killer prezzolato che agisce in una violenta riproduzione dell’America dei giorni nostri, tra associazioni criminali e mercenari doppiogiochisti.

Cito da Wikipedia: “Stefano Labbia è uno sceneggiatore, poeta, scrittore, editore e produttore televisivo italiano di origine brasiliana”. Tu come ti presenteresti e cosa meglio ti identifica in questo momento della tua carriera?

Diciamo che io mi definisco principalmente un autore, perché è quello che più faccio e che maggiormente ha caratterizzato la mia carriera. Nasco come poeta, mi affaccio successivamente al mondo della narrativa e poi prendo coraggio e inizio a scrivere comics. Quest’ultimo linguaggio, insieme alla sceneggiatura, è quello che reputo più affine a me. Il cinema, a mio parere, è il linguaggio completo per eccellenza ma tra i vari tipi di comunicazione il fumetto viene subito dopo: c’è la parte narrativa del romanzo, c’è il lato artistico e colorato, poi le onomatopee e il tutto unito rende il fumetto adatto ad ogni target. Sono un nerd nato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, il mio primo fumetto credo sia stato l’Uomo Ragno Classic n°51 con storie degli anni Settanta e questo ha condizionato la mia creatività, quindi grazie Stan Lee! In definitiva mi piacerebbe definirmi un cantastorie: non è tanto importante per me come arrivo al mio pubblico ma cosa “ci metto dentro”.

In circa 50 pagine del primo volume di Killer Loop’s sono presenti moltissime citazioni, alcune palesi altre più sottili. Io ne ho trovate a Deadpool, Topolino, The Walking Dead, The Darkess, The A-Team, Scarface e probabilmente me ne sono sfuggite altre. Ti piace molto inserire queste citazioni a cultura pop e geek?

Sì molto, ma ovviamente lo faccio sempre quando c’è motivo di farlo. Il protagonista Kimberly, ma anche la saga intera di Killer Loop’s, si presta parecchio a queste cose perché è molto affine al tipo di ironia che il personaggio protagonista ha. Non si arriva mai a sfondare la quarta parete, come magari accade in Deadpool, però è un gioco che tanto mi diverte in Killer Loop’s, mentre negli altri miei prodotti di solito non lo faccio. Con questo fumetto è una sorta di sfida con i lettori a chi indovina più citazioni: c’è l’ultima di queste che non la indovina quasi mai nessuno riferita ad un vecchissimo Western, però è molto più di nicchia.

Nonostante sia il Volume 1 il lettore non viene lentamente introdotto in questa storia, ma immediatamente iniziamo a seguire il protagonista Kimberly nel mezzo delle sue avventure. Da cosa deriva la scelta di partire con questo impatto diretto e non con una classica “storia di origini”?

Volevo un po’ mischiare le carte, catapultando direttamente il lettore nel mondo di Kimberly. Ho visto che lo schema “classico” di origini, Volume 0, Volume uno e così via, non si adatta a bene a questo tipo di storia. Poi volevo soprattutto fare qualcosa di diverso da tutti gli altri, anche a livello di mix di genere. È difficile, anche per me, identificare in un genere questa storia: c’è il black humor, il crime, l’action, il gangster, il pulp. Io e Marco siamo riusciti a creare un prodotto multigenere sapendo mixare gli ingredienti, come in un buon cocktail. I lettori e la critica specializzata hanno molto apprezzato tutto ciò e ci hanno ripagato con le ottime vendite e recensioni di Killer Loop’s. Questo successo, nel nostro piccolo, dimostra che si può fare qualcosa di nuovo senza per forza dover parlare di nuove tecnologie o lontani futuri distopici. Bisogna saper elevare un attimo il tipo di linguaggio perché non è vero che la massa vuole solo ridere ed essere intrattenuta, c’è molto di più.

Nelle prime pagine vediamo Kimberly eliminare a sangue freddo i suoi nemici ma anche provocare la morte di un’innocente vecchietta che lo infastidiva. Il protagonista può essere definito un antieroe o è qualcosa di diverso?

Tutto va contestualizzato: il mondo di Killer Loop’s è molto violento e la morte è all’ordine del giorno. Con la scena che hai citato volevo evidenziare che Kimberly è un killer, non lo è sempre stato, ma la vita è fatta di scelte e le sue hanno avuto delle conseguenze. Perché lui abbia abbracciato questa carriera si scoprirà nel proseguo della trama, diciamo solo che un lutto molto importante provocato dal sindacato criminale Pauraz ha stravolto la sua vita. Kimberly ha deciso di essere un leone e non una pecora, il passaggio da persona normale a killer professionista verrà approfondito in un prequel attualmente in lavorazione. Sicuramente non può essere categorizzato come eroe, ma nemmeno come antieroe, dato che non si fa alcuno scrupolo ad uccidere quando è messo alle strette.

Definirei Kimberly una fusione tra John Wick e Spiderman. Mentre combatte è freddo e spietato, ma allo stesso tempo scherza e deride i suoi avversari in continuazione. Quali sono state per te le ispirazioni per creare questo protagonista?

Sono stato invitato a vedere l’anteprima stampa di John Wick 3 nel 2019, ed è stato il mio primo approccio con questo personaggio. Non sei il primo a farmi notare la somiglianza ed in effetti il mood è molto simile a quello di Killer Loop’s, un po’ anche alla Sin City. Personalmente mi sono ispirato a mille personaggi diversi: da Lupin III a Bugs Bunny. Il tipo di ironia, pur essendo diversa, si basa su quel botta e risposta provocatorio nei confronti dell’avversario. La parlantina e lo stile di combattimento sono simili a quelli di Deadpool, classico spaccone da comics americani. Sicuramente gli spunti sono tanti, dai fumetti dell’Uomo Ragno ai manga e anime di Dragon Ball e il classico Dr. Slump e Arale. È stata per me una bella sfida riuscire a racchiudere tutto questo in un’opera facendo comunque qualcosa di credibile. Ci sono tante “parodie”, come ad esempio la Distale, braccio armato del sindacato Pauraz, ispirato alla Mano della Marvel.

Killer Loop’s è una graphic novel in quattro parti, ma sono anche in cantiere altri progetti legati a questo mondo. Ci sono novità al riguardo?

Nei piani ci sono tantissimi spin-off di Killer Loop’s, che sono in parte già pronti. Young Kimberly sarà la serie prequel, non a volumi bensì ad episodi, di cui 33 sono già stati scritti. In lavorazione c’è un volume di storie brevi dedicato a Kanvas, giovane bellissima ragazza che lavora come killer per la Distale, con le matite di Barbara Astegiano. Altri due volumi su questo personaggio sono già scritti, volevo riuscire ad analizzarla in modo più approfondito. Kanvas soffre di una malattia conclamata come il bipolarismo e volevo riuscire a parlarne e a portare questo, che è uno dei miei personaggi preferiti, a 360°. Arriverà anche uno spin-off dedicato alla Perla Assassina, mercenaria spesso ingaggiata per fare spionaggio industriale, e un altro dedicato a Jimmy Jones, hacker pieno di sorprese non esattamente dedito all’azione. Avremo poi degli episodi in team up di questi membri della Distale, che quando si uniscono creano un grande caos, che ci piace! Il primo volume di Killer Loop’s insomma è solo l’abbrivio che servirà a dare un assaggio di questo mondo ai lettori.

In quanto autore ed editore, hai qualche anticipazione su altri tuoi prodotti sempre legati al mondo del fumetto in uscita?

Ce ne sono diversi, a partire da Atomic che è un volume one-shot disegnato dall’artista brasiliano Vinicius de Souza. In questa storia di genere distopico/fantastico la protagonista viaggia nel tempo cercando invano di combattere il dominio di una grande multinazionale che a sua volta si avvale del viaggio temporale. Shona invece è una graphic novel in cinque volumi, sempre con le matite di Vinicius de Souza, di genere sword and sorcery in cui ho voluto inserire riferimenti a tutte le religioni del nostro mondo, dal Pantheon degli dei greci ad altre divinità, come ad esempio Shiva. Con l’illustratrice Daria Montanari stiamo lavorando a (The) Zombies, una serie che si propone di rivoluzionare il tema zombie usando l’ambientazione post-apocalittica come contorno per le vicende di un’agenzia che indaga sui delitti commessi dai sopravvissuti nei confronti di altri sopravvissuti. Con la mia casa editrice indipendente Black Robot Publishing abbiamo recentemente lanciato un contest gratuito che chiama a raccolta disegnatori e autori di fumetti: l’idea è quella di realizzare una raccolta di dieci storie brevi da due tavole di dieci artisti diversi da pubblicare sia in italiano che in inglese.

I fumetti esistono da decine di anni, ma solo da poco hanno iniziato ad uscire dalla nicchia degli appassionati per ambire ad un pubblico più ampio. Quale futuro vedi per questo media, in particolare in Italia?

Io frequento le fiere del fumetto italiane sia da lettore che da addetto ai lavori e mi sono reso conto che noi abbiamo un potenziale enorme tra autori, scrittori e disegnatori. Il problema è che sembriamo quasi vergognarcene, facciamo di tutto per non primeggiare quando invece secondo me dovremmo premere sull’acceleratore e rilanciarci, utilizzando anche le molte possibilità fornite da internet e dai social, con i vari Kickstarter e altri sistemi di crowdfounding. Le possibilità ci sono ma non so quanto ci sia la voglia di innovazione, anche se da parte dei lettori l’interesse è chiarissimo, lo dimostra l’accoglienza data ai prodotti innovativi e di qualità. Molti editori preferiscono riproporre classici del fumetto italiano una ristampa dopo l’altra, piuttosto che investire su un nuovo prodotto, più attirati dagli incassi assicurati. Questa mentalità ci allontana sempre di più dal fiorente mercato del fumetto americano che dall’inizio dello scorso secolo è cresciuto fino a diventare secondo solo a quello cinematografico a livello economico. La speranza è riposta nei giovani ragazzi che, come me, vogliono passare da lettori ad autori o disegnatori senza per forza dover andare a cercare fortuna in altri Paesi. Considerando la quantità di scuole del fumetto che abbiamo in Italia non abbiamo poi riscontro a livello di autori e disegnatori nei nostri prodotti. L’obiettivo nel 2021 può essere quello di coltivare di più chi cerca di esprimere se stesso ed il proprio talento, per evitarne la fuga.

Ringraziamo Stefano Labbia per la disponibilità! Vi è piaciuto l’articolo? Conoscete Killer Loop’s? Condividete e vi ricordiamo che potete seguirci anche su Facebook e Instagram per rimanere sempre aggiornati.

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