Inside Out: il miglior film Pixar degli ultimi anni?

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Mercoledì scorso, il 16 settembre, è uscito nelle nostre sale cinematografiche il tanto atteso “Inside Out” (2015) diretto da Pete Docter, realizzato dalla Pixar Animation Studios e distribuito dalla Disney Pictures. Il film era forse indirizzato ai più piccoli, data la casa di produzione, ma non solo loro ne sembrano rimasti entusiasti, la pellicola sembra aver conquistato anche le altre fasce di età: dagli adolescenti agli adulti. Molti di coloro che l’hanno visto l’hanno definito “il più bel film Pixar degli ultimi anni”, ma è davvero così? Vediamo in breve la trama:

Il film ripercorre alcuni anni della vita di Riley, una bambina del Minnesota, dalla nascita all’adolescenza. La sua storia è però vista da una prospettiva piuttosto originale: dal cervello. Per entrare più nel dettaglio, la piccola Riley nasce e con lei anche l’emozione Gioia, responsabile della felicità della vita della bambina. Dopo trentatré secondi compare Tristezza.

Via via che la bimba cresce le emozioni diventano ben cinque: Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura. Ogni azione svolta dalla ragazzina (ed altri personaggi secondari quali per esempio i genitori) è giustificata e decisa dalle sue emozioni. Pian piano le sue esperienze di vita formano la sua memoria, e l’interpretazione di esse grazie alle emozioni, la sua personalità. Questa si definisce giorno dopo giorno ed i ricordi accumulati contribuiscono alla crescita di Riley. La loro vita, della bambina e delle relative emozioni, cambia quando la famiglia si trasferisce a San Francisco. Gioia cerca di mantenere alto il morale nonostante le altre emozioni siano restie al cambiamento, ovviamente. La vita della bambina sembra dover affrontare uno sconvolgimento non indifferente, ma le cose al Quartier Generale, dove le cinque emozioni immagazzinano la memoria del giorno e influenzano l’umore di Riley, non sembrano andar bene perché Tristezza inizia a toccare i ricordi felici “rattristandoli”. La situazione degenera però quando questa si avvicina ai Ricordi Base, i ricordi più importanti per Riley in quanto radici della sua personalità. I ricordi cadono e Gioia, mentre tenta di recuperarli viene risucchiata dal tubo che porta i ricordi della giornata con le relative interpretazioni emotive all’archivio. Viene seguita nel tubo da Tristezza ed entrambe si ritrovano molto lontane dal Quartier Generale. Inizia così il loro viaggio di ritorno per riprendere in mano il loro lavoro e riportare a posto i Ricordi Base. Ma può funzionare al meglio il centro della personalità senza due emozioni?

Il film è stato accolto con tutto l’entusiasmo possibile dato il taglio originale che questo doveva avere, ed ha. Prendersi l’impegno di spiegare in modo semplice degli argomenti così complessi, quale la sfera motiva umana e l’organizzazione dei ricordi, non è un’impresa da poco. Ed ovviamente l’approccio del film, per ragioni ovvie, nei confronti del tema è molto elementare. Grazie anche all’animazione digitale magistralmente curata e l’uso di una cromia accesa ed intrigante “Inside Out” sembra aver mantenuto le promesse.  Ogni argomento, a partire dalla definizione delle emozioni (impersonate da piccole creature caricaturali), della personalità (vista come un insieme di isole a tema) e della memoria (vista in parte come sfere a cui è associata l’emozione, e poi come un enorme archivio di queste per la memoria a lungo termine), è spiegato con l’uso di un linguaggio, sia visivo che di sceneggiatura, divertente, coinvolgente e comprensibile ai più piccoli. Tutta l’avventura in più è arricchita da temi che toccano da vicino i bambini, uno fra tutti il fantomatico Amico Immaginario. Non so quanti di voi l’abbiano avuto veramente, ma ormai è diventato un simbolo della fantasia infantile.

Non possiamo negare che talvolta il film tenda essere lento oppure veda molti colpi di scena scollegati fra loro: il fine di Gioia e Tristezza è di tornare al Quartier Generale ma le avventure sono varie. Ovviamente però in ogni film per bambini che si rispetti ci si aspetta l’insegnamento alla fine. Tutta la pellicola sottolinea l’importanza delle esperienze di vita e della loro interpretazione emotiva. Tendenzialmente l’uomo cerca di evitare di provare emozioni “negative”, per esempio la tristezza, ma ognuna di queste è tanto importante quando quelle positive (per esempio la gioia) perché formano il carattere, ci proteggono e ci mettono in guardia davanti alle avversità. Il film sembra così voler avere un taglio quasi “didattico”, sia dal punto psicologico che morale, anche se alcuni concetti possono sfuggire ai bambini che forse li colgono solo superficialmente.

E’ però il miglior film Pixar degli ultimi dieci anni?

Assolutamente no. Il film è curato, l’idea è originale. Ma se dobbiamo fare un paragone con le produzioni precedenti ce ne sono di migliori. Primo fra tutti per quanto riguarda l’originalità del tema “Inside Out” viene superato da “Wall-e” (2008) di Andrew Stanton, e per risultato finale, a mio avviso, si trova forse in quarta posizione dopo “Wall-e”, “Up” (2009) e “Ratatouille” (2007). Rimane comunque un ottimo lavoro ed esempio di animazione contemporanea che sembra aver sfondato al botteghino. Se volete passare una piacevole serata al cinema fra amici “Inside Out” è una dolce opzione.

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