“Il Ritorno del Re” di J.R.R. Tolkien

"Il Ritorno del Re"

*ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER*

Trama

L’ultimo dei 3 volumi che costituiscono la trilogia tolkieniana de “Il Signore degli anelli” è composto dal Libro V e dal Libro VI. Cercherò di riassumerne le vicende in modo sbrigativo ma più esauriente possibile.

Gandalf raggiunge Minas Tirith per avvisare il sovrintendente di Gondor che l’attacco del nemico è imminente; nel frattempo Aragorn, con il sostegno morale e materiale di Gimli e Legolas, si reca presso il Sentiero dei Morti e stringe una sorta di alleanza con un’orda di anime di defunti condannati a non raggiungere il regno dei morti per via del mancato adempimento di una promessa da loro prestata ad Isildur tempo addietro. Aragorn (erede della stirpe di Isildur) promette di sciogliere quel vincolo solenne che impedisce loro di raggiungere l’Oltretomba, ma ciò solo nel caso in cui essi decidessero di contribuire alla sconfitta dell’Oscuro Signore. I Morti accettano l’accordo e si mettono al seguito di Aragorn, diretto verso Minas Tirith.

Intanto anche le armate di Rohan convergono su Gondor e ha inizio la grandiosa battaglia dei campi di Pelennor. Nel corso dello scontro Theoden viene ucciso e Denethor, convintosi che il figlio Faramir sia morto (in realtà egli è solo gravemente ferito) decide scelleratamente di suicidarsi lasciandosi bruciare sulla pira da lui stesso allestita per il corpo del figlio: l’intervento di Gandalf evita il peggio poiché lo stregone riesce a mettere in salvo Faramir ma non può impedire la morte del Sovrintendente.

Sul campo di battaglia il capo dei Cavalieri Neri, lo Stregone di Angmar, viene ucciso dai colpi infertigli prima dalla fanciulla Eowyn (nipote di Theoden) e poi da Merry (con una lama elfica). La battaglia è ormai vinta ma Sauron non è sconfitto in quanto l’Unico Anello continua ad esistere. I Capi dell’Ovest decidono, pertanto, di marciare su Mordor con l’obiettivo di distrarre “l’Occhio che tutto vede” e permettere a Frodo di raggiungere il Monte Fato. Ma nessuno scontro si renderà necessario perché Frodo e Sam, nel frattempo, raggiungono il calderone del vulcano e l’Anello finisce nel magma ardente assieme a Gollum, bramoso di possedere il monile fino all’estremo sacrificio e accecato da una volontà malefica incontrollabile. L’Anello è finalmente distrutto e con esso Sauron. Gli orchi e tutte le malvagie creature di Mordor sono istantaneamente distrutte. Frodo e Sam vengono soccorsi dalle Aquile e condotti a Minas Tirith dove Aragorn viene incoronato re dei Regni riuniti di Arnor e Gondor, Faramir convola a nozze con Eowyn, e Eomer assume il titolo di sire di Rohan.

Mentre tutto ciò accadeva, nella Contea Saruman si era impossessato del potere assieme a Grima Vermilinguo instaurando un regime tirannico e vessatorio. I nostri hobbit, comunque, tornati dalle loro titaniche fatiche, riescono in breve ad avere la meglio sullo Stregone il quale muore assassinato proprio da Vermilinguo. Finalmente Sam può crearsi la sua famiglia mentre Frodo, avendo compreso che la funzione di Portatore dell’Anello lo ha segnato irrimediabilmente e che per lui la vita nella Contea è impossibile, decide di recarsi con Gandalf nelle Terre Immortali (qualcosa di simile ai Campi Elisi). Anni dopo anche Sam lo raggiungerà, non prima di aver consegnato le memorie di Frodo e Bilbo alla sua amata figlia.

 

Analisi

Il capitolo conclusivo della saga presenta una serie infinita di tematiche, tutte enucleate con la solita maestria e trattate con una sapienza non comune. Lo stile è quello di sempre, un po’ pedante ma di una bellezza che affascina se si riesce a coglierne la finezza e il lavoro grandissimo di composizione svolto dall’autore.

Credo che, fra i tre romanzi che compongono la trilogia, “il Ritorno del Re” sia quello maggiormente permeato dalla tematica religiosa: sono fondamentali e impressionanti le numerose rappresentazioni della Morte che incontriamo nel corso della narrazione. Innanzitutto la Morte è un fatto che coinvolge in egual misura sia i buoni che i cattivi, se mi si concede una banalizzazione. Gollum è un vero e proprio “captivus diaboli”, ormai totalmente preda del Male e incapace di determinare il suo stesso destino se non in passiva obbedienza all’anello: egli muore felice di morire perché il suo tesoro lo segue nel magma del Vulcano.

Theoden muore eroicamente in battaglia e la sua è quasi una espiazione, che segue alla caduta e alla “malattia” che egli stesso aveva contribuito a portare su di sé assecondando le malvagità di Grima Vermilinguo.

La dipartita di Denethor è forse la più indecifrabile in quanto egli si uccide e ciò non può essere facilmente interpretato. Certamente la creazione di questo personaggio e le sue caratterizzazioni psicologiche sono determinate da molti motivi già presenti nella letteratura precedente, come è stato puntualmente notato (la Didone dell’Eneide).

Di fatto si ha l’impressione che tutto lo svolgersi degli eventi sia determinato da una fatale Provvidenza: anche le evenienze che potrebbero essere valutate come negative e deteriori in realtà contribuiscono alla riuscita di un progetto superiore. E ciò si manifesta chiaramente nei personaggi, tutti sinceramente speranzosi e profondamente convinti che, in un modo o nell’altro, la vittoria arriderà al Bene.

Tornerò a trattare l’interessantissimo tema della religiosità in Tolkien. Ad ogni modo “Il Ritorno del Re” è, in definitiva, il trionfo del Bene sul Male, l’esaltazione dei valori di Umiltà (Sam), Amicizia e Pietà.

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Cicero

Sono un accanito lettore. Condividerò con voi alcune mie riflessioni e cercherò di invitarvi alla lettura. Ché è meglio.

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