“Il processo” di Kafka

EdvardMunch-Melancholy

“Il processo” di Kafka. Difficile aggiungere qualcosa al puro e semplice titolo di un romanzo iconico. Iconico del kafkianesimo. Ma comunque ho scelto di occuparmi, quest’oggi, di un celeberrimo (almeno quanto il suo autore) scritto cardine del surrealismo mitteleuropeo, concedetemi la definizione che probabilmente non è nemmeno troppo esatta o fortunata. Ma non vuole esserlo, e nemmeno vuole essere vincolante. Proprio perché di giusto e sensato non vi è nulla ne “Il processo”.

Franz Kafka

 Questa è la storia di un giovane impiegato di banca, un tipico borghese novecentesco, che viene sconvolto da un evento incredibile e improbabile, addirittura. Viene improvvisamente arrestato, senza che ve ne sia un motivo né apparente né reale. E da qui comincia un calvario pieno di oscurità, di insensatezze e di angosce insopprimibili. Contro di lui viene imbastito un processo surreale, un processo senza capi d’accusa, senza una fattispecie di reato concreta da cui il nostro protagonista (Josef K.) posso attivamente difendersi. Tutto rimane indecifrabile e buio, la colpa di Josef non può essere toccata, non può essere identificata in nessun modo. Tuttavia è impossibile fuggire da un meccanismo burocratico che si è messo in moto fatalmente e sembra privare Josef di ogni speranza in merito alla possibilità di tirarsi fuori positivamente da questa vicenda. Quella di Josef K. – guarda caso l’iniziale del cognome (omesso) del personaggio è la stessa di quella dell’autore, di Franz Kafka – è una storia ansiogena e insopportabile che spesso disturba il lettore per la sua mancanza di logica; almeno disturba il lettore abituato ad una razionalità “eunomica”. E’ penoso assistere alla distruzione morale di Josef, condotto ad una condizione di disagio invivibile. I dialoghi sono surreali e strutturati, manco a dirlo, con una intelligenza unica, ma è inutile che io stia qui ad esaltare le qualità di Kafka ché già in molti e più qualificati lo hanno saputo fare.

 E il tema centrale del romanzo è proprio questo: il disagio dell’uomo contemporaneo di fronte alla deriva della società moderna divenuta troppo complessa, troppo alienante, troppo distaccata e insensibile a qualsiasi autentico valore. Quindi quella di Kafka è quasi una anti-favola, perché contiene una morale che è, in realtà, immorale. E il protagonista del romanzo, ovviamente, è proprio Kafka, le paure di Josef sono le paure di Franz. La stessa storia di Josef è la storia di Franz, un infelice e tormentato borghese benestante.

 Il libro trasmette alla perfezione un senso di inadeguatezza e una malinconia ineguagliabili. Difficile trovare uno scritto che abbia questa capacità di risucchiarti in una spirale di depressione e angoscia così vivide. E poi si tratta di una lettura che non può mancare assolutamente nel bagaglio culturale di nessuno. Spero di avere con queste poche parole attratto l’attenzione e la curiosità di qualche nuovo lettore senza aver troppo svelato la trama del racconto. Se deciderete di leggerlo ne uscirete con un piccolo buco nero nell’anima.

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