Il Nerd

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Oggi ho deciso di raccogliere una suggestione ingeneratami dalla nostra abilissima amministratrice Annalisa su pungolamento dell’ottimo Roberto, autore radiofonico e collaboratore di Very Nerd People.

Ci si domandava, senza eccessiva serietà inizialmente, cosa fosse un nerd. Qual è quella caratteristica essenziale che qualifica la nerditudine? Quel quid senza il quale è impossibile parlare di nerd? Quei comportamenti, quegli stili di vita, quegli atteggiamenti che caratterizzano questa specifica categoria?

La tendenza rischiosissima, che per giunta si sta diffondendo malauguratamente, è quella di appiattire il significato del termine e renderlo dunque molto generico, onnicomprensivo, squalificato e in definitiva incolore. Un noto portale “nerd” (del quale eviterò di fare il nome, ma in molti capiranno di chi parlo) ha proposto una sua definizione di nerd. Un nerd sarebbe “colui che ha una passione ed è disposto ad essere emarginato pur di seguirla”.

Veramente poche persone sarebbero fuori dalla cerchia dei nerd, almeno nella misura in cui tutti gli esseri umani necessitano di una passione qualsiasi per vivere. E’ vero, vi è comunque un buon numero di persone prive di spina dorsale, incapaci di essere coraggiose, direi forse pure non dotate di personalità. Quelli sarebbero i non-nerd. E’ evidente che una definizione del genere è ampiamente monca, insoddisfacente sotto diversi punti di vista e anche inadeguata. Io rivendico fortemente per il nerd una caratterizzazione specifica e auspico la delimitazione semantica del termine. Alziamo le barriere; un fervente appassionato di qualcosa non è un nerd. Non lo è in virtù della sua passione e non lo è nemmeno a causa della sua disposizione all’emarginazione.

Il contrario del nerd non è il pusillanime. E neppure l’apatico.

Innanzitutto mi sembra di cogliere un legame stringente fra il nerd e la cultura. Dove per cultura si intende qualcosa che abbia una sua rilevanza culturale, sotto qualsiasi rispetto. E’ inoltre difficile constatare l’esistenza di questa categoria in epoche precedenti alla massiccia alfabetizzazione moderna e all’esplosione tecnologica degli ultimi decenni del Novecento. Voglio dire, mi risulta arduo considerare Leonardo da Vinci un nerd, seppure sussistono elementi che mi autorizzerebbero a farlo. Il fenomeno è dunque inquadrabile in una ben precisa fascia cronologica.

E’ il rapporto con la tecnologia che va analizzato con un certo riguardo: voglio spingermi ad affermare che senza tecnologia non esisterebbe il nerd. Può sembrare estremo, ma vi invito a rifletterci.

Di certo stiamo parlando di intellettuali, di una specifica categoria di intellettuali (e nelle sue parti peggiori, di intellettualoidi). Vi sono letture nerd, videogiochi nerd, anche oggettistica nerd, ma non vi è un cibo nerd, un abbigliamento nerd, un ideale politico nerd. Perché il nerd non si occupa di cibo né di abbigliamento né di politica; tutto ciò è al di fuori del suo cerchio.

Ci sono generi letterari nerd, ed essi sono essenzialmente il fantasy e il grottesco, con tutti i loro sottogeneri ovviamente, e in senso anche lato. Ma un romanzo rosa non è nerd, non è nerd un thriller, oppure un giallo. I videogiochi sono tutti nerd, ma qualcuno è un po’ più nerd degli altri. Così come i fumetti.

Un intellettuale peculiarmente tecnologizzato con interessi settoriali spesso altamente scandagliati con maniacale cura e fierezza.

Sant’Agostino diceva del Tempo: “Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so.”

Che cos’è dunque il nerd? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so.

 

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