“Il formaggio e i vermi”

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Ci sono libri che per il loro spessore intellettuale e per la particolarità dei temi trattati non possono essere usufruiti da chiunque. E questo saggio storico-antropologico di Carlo Ginzburg sembrerebbe rientrare proprio in questa schiera. Ma è questa impressione che io vorrei fugare, ben consapevole che probabilmente si tratta di una impressione anche azzeccata. “Il formaggio e i vermi” è un saggio altamente specialistico, indirizzato dunque ad un pubblico molto formato all’antropologia e alle scienze storiche. Ma la capacità di sintesi di Ginzburg lo rende comunque uno scritto che può soddisfare anche gli appetiti di un semplice appassionato di storia delle mentalità. Il protagonista del saggio, infatti, è tale Menocchio, un mugnaio friulano, ma potremmo dire che la reale protagonista è la sua mentalità. A tal riguardo il sottotitolo è illuminante “Il cosmo di un mugnaio del Cinquecento”.

Carlo Ginzburg ricostruisce con scrupolo e maestria i due processi ai quali Domenico Scandella (Menocchio) fu sottoposto nella seconda metà del ‘500. Il mugnaio sosteneva infatti la giustezza di una concezione del cosmo molto originale e tuttavia eretica, non conforme alla canonica teorizzazione delle istituzioni ecclesiastiche. Da questa analisi approfondita condotta con rigido metodo scientifico emerge il quadro di un vitalissimo mondo subalterno alla classe dominante, il mondo della cultura popolare affascinato da uno specifico corpus di letture e niente affatto banale o concettualmente residuale. Ed è per questo che il libro affascina: ci guida alla scoperta di un universo che non troviamo negli altri libri di storia, poiché generalmente la storiografia si occupa delle vicende della classe dominante produttrice della cultura ufficiale. Rimane comunque una lettura che coinvolge più caldamente gli addetti del settore, i specialisti della materia ma anche i cultori appassionati non sono esclusi.

 

Carlo Ginzburg

E’ una lettura indispensabile per chiunque voglia cogliere la grandezza sommersa della tradizione popolare italiana ed anche europea nel periodo della riforma protestante e della Controriforma. Davvero in pochi sospettano dell’esistenza di un filone cultura così vivido seppur subalterno, costretto in un angolo strettissimo e represso con fermezza dagli esponenti della cultura “superiore”. Per giunta la storia personale di Menocchio può essere anche considerata una parabola edificante ed educativa, una sorta di antifavola in cui non vi è lieto fine per il protagonista, come vedrà chi vorrà leggere il libro. Purtroppo (o per fortuna?) non vi è nulla di immaginario o finto, questa storia è completamente reale.

 

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