Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 1

 

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Salve a tutti ragazzi! La prima parte del terzo capitolo della saga “Hunger Games”, “Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 1” diretto da Francis Lawrence non sembra aver tradito le aspettative del pubblico in quanto numerosi spettatori italiani si sono recati nelle sale cinematografiche già da ieri, prima data d’uscita. Io sono stata fra questi invasati appassionati della serie e quindi ho pensato di raccontarvi le mie impressioni. Intanto, come al solito, la trama:

I settantacinquesimi Hunger Games sono finiti prima del previsto grazie alla freccia che Katniss ha scoccato verso il fulmine frantumando il limite dell’arena e, ovviamente, il presidente Snow (Donald Sutherland) non ha gradito particolarmente il fatto. La nostra Ghiandaia Imitatrice è stata prelevata/salvata dall’arena e portata dai ribelli infiltrati nel sistema governativo al distretto 13, già proprio quello che per tutta la saga (cinematografica) era stato dato per distrutto. Là, al Tredici, Katniss si sta rimettendo in forze con anche la compagnia di Prim (una cresciutissima Willow Shields) la sorella di Katniss, sua madre (Paula Malcomson), Gale (Liam Hemsworth), Haymitch (Woody Harrelson), Finnick (Sam Claflin), Beetee (Jeffrey Wright) e Effie (Elizabeth Banks) la quale si ritiene una rifugiata politica terribilmente maltrattata poiché privata dei suoi trucchi e delle sue parrucche. Come avrete notato mancano Peeta e Johanna. Sono stati catturati da Capitol City. Il distretto Tredici è guidato dal presidente Coin (Julianne Moore) la quale riesce a preservare il distretto sotterraneo e nel frattempo essere il leader della rivolta contro la Capitale. Lei è però il leader, non il simbolo. Per questo, grazie allo stratega Plutarch (Philip Seymour Hoffman, cui il film è dedicato), decidono che l’immagine, anche fisicamente parlando, debba essere Katniss. Grazie ai costumi creati da Cinna (Lenny Kravitz), il suo stilista e amico deceduto nell’episodio precedente, la ragazza inizia una vera e propria propaganda per far sì che la rivolta abbia sempre un simbolo cui far riferimento. Katniss è però insicura e per riuscire a trovare la forza che i giochi le hanno fatto sostituire con la paura ha bisogno di stimoli e di motivi per combattere e non abbandonare la causa ancor prima che cominci veramente. L’unico modo che ha per far riaffiorare la rabbia necessaria per la lotta è vedere con i suoi occhi la violenza che ha colpito i vari distretti. Il suo pensiero principale è però Peeta, il quale viene usato da Capitol City come mezzo propagandistico per sminuire gli atti dei ribelli e convincerli, compresa Katniss a cui spesso si rivolge direttamente, a gettare le armi. C’è però un problema. Peeta in un’intervista dopo l’altra sembra sempre più sofferente e cadaverico, un dettaglio che Katniss, ovviamente, non stenta a notare. L’unica sua preoccupazione è salvare i vincitori che sono prigionieri a Capitol City. Così la presidente Coin su richiesta della sua Ghiandaia manderà una squadra di recupero. Ma Capitol City ha armi e risorse che Katniss non aveva assolutamente calcolato.

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L’atmosfera e l’ambientazione del film sono completamente diversi e distaccati dai due precedenti. Grazie a questa prima parte si entra nel vivo della storia, alla nascita della rivolta che prima era solo una vaga ipotesi. I Giochi non sono più la preoccupazione principale poichè ormai entrambe le fazioni, Capitol City e i Distretti, sono incentrati sul garantire la propria sopravvivenza. Katniss è un personaggio completamente cambiato rispetto al primo episodio, è vero, i Giochi l’hanno distrutta, come sostiene la Presidente Coin. Psicologicamente Katniss è molto fragile ma pronta a scattare quando il suo desiderio di vendetta e giustizia prende il sopravvento su di lei e ricorda l’eroina che è e la grinta che la caratterizza. Katniss è anche molto incerta sui sentimenti che prova per Peeta e quelli che invece la legano all’amico-confidente Gale. Ma questi sono solo gossip.

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Quest’atmosfera di incertezza, confusione e paura viene rappresentata grazie all’uso di una scenografia scura e cupa, molto fatiscente che meglio rappresenta il dissidio e il tormento interiore della protagonista e gli eventi che dovranno verificarsi. Lo stesso le musiche sono più lente e più coinvolgenti, capaci di sostenere una rivolta. I costumi sono perfettamente disegnati e la trama è sviluppata in modo tale che si segua alla perfezione, senza noia, ma anzi, è carica di suspense. Ovviamente ci sono particolari tralasciati rispetto al libro, dobbiamo ricordarci che in un film è difficile riuscire ad inserire tutto; nonostante ciò è abbastanza fedele al manoscritto originale.

Nella prima parte di questo capitolo ovviamente si introduce soltanto quella che si sarà la vera rivolta e se ne creano quindi le basi, dando risposta a molti dubbi e incertezze sulla saga. Personalmente ho notato un aspetto: la Collins ha deciso di assegnare i ruoli più importanti e dirigenziali a personaggi femminili come per esempio la Presidente del Tredicesimo distretto Coin, la regista Cressida (Natalie Dormer), la stessa Prim che promuoveranno medico e, ovviamente, Katniss. Questa scelta, che sia consapevole o meno, rende molto particolare e innovativa tutta la saga.

Per chi non avesse letto i libri ed è particolarmente emotivo, vi avverto: il momento più difficile sarà negli ultimi dieci minuti di film.

Devo assolutamente dire che nonostante le sue battute non siano tante, Josh Hutcherson ha veramente superato se stesso regalandoci un’interpretazione formidabile.

Citazione: Singorina Everdeen, sono le cose che amiamo di più a distruggerci. (Presidente Snow)

Juliet

Salve a tutti. Sono Annalisa Ballerini, una cinefila entusiasta di condividere con un pubblico la propria passione per la settima arte!

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