Heart of the Sea- Le origini di Moby Dick

heart of the seaTutti i miti hanno un’origine, tutte le storie hanno una base di verità. Lo stesso vale per uno dei racconti più celebri della storia della letteratura: stiamo parlando di “Moby Dick” di Herman Melville, pubblicato nel 1851. Un tragico fatto di cronaca del 1820 sembra aver ispirato il cult letterario: il naufragio della baleniera Essex. Questa tragedia fu dettagliatamente descritta dal primo ufficiale della nave, Owen Chase, uno dei pochi superstiti. Il film si ispira al saggio di Nathaniel Philbrick “Nel cuore dell’oceano- Il naufragio della baleniera Essex” che riporta l’avventura drammatica che coinvolse i marinai della Essex. E’ stato lo stesso Chris Hemsworth (che interpreta Owen Chase) a sottoporre la sceneggiatura a Ron Howard, che ne ha curato la regia, facendolo appassionare alla storia. Ma chiacchiere a parte, passiamo alla trama.

Il giovane scrittore Herman Melville (Ben Whishaw) si reca alla taverna del vecchio Thomas Nickerson (Brendan Gleeson) per farsi raccontare del naufragio della baleniera Essex che affrontò quando aveva quattordici anni, per scrivere il racconto che spera plachi la curiosità che nutre nei confronti del fatto di cronaca. E così, nonostante le difficoltà, inizia il racconto. L’olio di balena era una delle materie prime più richieste e più sponsorizzate. La relativa caccia ai capodogli, spietata e lunga, era necessaria per rifornire le città dell’olio. Nel porto di Nantucket la baleniera Essex era stata riarmata ed era pronta a salpare capitanata da George Pollard (Benjamin Walker), con primo ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth), il quale, se avesse riportato un sufficiente quantitativo d’olio, avrebbe potuto capitanare la spedizione successiva. La nave salpò e i primi problemi di disaccordo fra Pollard e Chase sorsero subito. Il primo voleva imporre la propria autorità per avere rispetto data l’importanza della sua famiglia nel commercio dell’olio, il secondo desiderava che tutto fosse svolto in sicurezza, conosceva meglio il mestiere per via della pratica negli anni e voleva che tutto filasse liscio per assicurarsi il capitanato promesso. La pesca non sembrava andar bene, i capodogli scarseggiavano e i due responsabili della nave decisero di spingersi fin oltre i confini del mare conosciuto dove si raccontava ci fossero tantissimi cetacei. I racconti erano veri, ma i due uomini erano anche stati avvisati riguardo ad un’enorme violenta balena che aveva già danneggiato numerosi marinai. Mentre l’equipaggio della Essex stava cercando di cacciare, la balena danneggiò drasticamente la nave, portandola all’affondamento. I superstiti ebbero appena il tempo di recuperare pochi viveri e rifugiarsi sulle scialuppe. Ma come possono sopravvivere tutti questi uomini su delle scialuppe così a largo?

Mentre siamo seduti sulla poltrona del cinema e guardiamo questo film rimaniamo stupiti dalla splendida fotografia, dalle inquadrature che sembrano quasi pittoresche, dato che rievocano la cromia che spesso affianchiamo mentalmente all”800, dalla bellezza delle ricostruzioni storiche dei set, curate dal production designer Mark Tildesley e dalla magnificenza delle inquadrature del mare impreziosite dagli effetti speciali accurati necessari in determinate scene. Ma poi ci ricordiamo che tutto è tratto da una storia vera, e si inizia a fare attenzione a come questa sia stata trattata anche dal punto di vista umano. Credo che Howard, nonostante abbia cercato di mantenere una certa oggettività, abbia anche raccontato la tragedia con enorme rispetto, compreso quanto riguarda la caccia alle balene in sé, ormai riconosciuta come una pratica atroce. La sceneggiatura non era facile, non molti professionisti della settima arte sarebbero stati capaci di renderla così bene e “vedibile”. Le peripezie affrontate e gli atti che i marinai sono costretti a commettere in mare colpiscono la sensibilità di quasi la totalità degli spettatori. La pellicola sottolinea l’eclatante e autodistruttiva avidità dell’uomo che si spinge ben oltre i limiti talvolta rimettendoci e la sua capacità di sopravvivere per la propria autoconservazione che raggiunge confini che in una società civile non sono neppure contemplati. Ma data la sua capacità emotiva e intellettiva l’uomo sa quando sbaglia e i relativi sensi di colpa sono in questo caso impersonati dalla balena, un essere quasi umanizzato che porta rancore e perseguita gli assassini che vivono grazie alla caccia dei cetacei.

Il successo di questa pellicola non sarebbe stato possibile però senza la brillante interpretazione degli attori. E’ stata una piacevole sorpresa vedere come Chris Hemsworth si sia svincolato dal personaggio del “bello e muscoloso” di Thor. Già aveva interpretato bene James Hunt in “Rush” (2013) sempre di Howard, ma con questo film ha dato una svolta alla sua crescita da attore mostrando la sua adattabilità a vari ruoli (pur rimanendo bello e muscoloso). Per il ruolo ha dovuto sopportare vari cambiamenti fisici, e numerosi stress come il girare le scene nella grande vasca degli Studios o addirittura in mare, con l’acqua che non era proprio calda (fonte Best Movie). Come ha detto lui stesso a Best Movie: “Eravamo tutti completamente bagnati, per tutto il tempo, ed essere fradici d’inverno appena fuori Londra, be’, non è esattamente il massimo che possa capitarti… E per di più a piedi nudi! A parte gli scherzi, anche questo contribuisce a quell’effetto profondamente realistico di cui parlavo prima, e fa bene al racconto della storia”.

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