Gli uccelli/The Birds: le novità del Blu-ray del film di Hitchcock

È complicato parlare senza soggezione di un mostro sacro come Alfred Hitchcock. La fronte suda e le mani si tormentano sopra la tastiera. È inevitabile. E, dato che nello specifico ci si accinge a parlare de Gli uccelli, il prossimo passo dovrebbe essere l’infarto. Se pertanto questa recensione – o meglio, questo umile articolo – non giungesse a conclusione, be’, preoccupatevi. O lasciate morire un altro cinefilo, che il mondo ne è già pieno e fa lo stesso.

Distribuzione Blu-ray: Universal Pictures Home Entertainment (contatto Facebook)

Uscita DVD: 21/03/2018

Il film

La difficoltà, nella fattispecie, è che Gli uccelli, cinquantesimo film del cineasta inglese, è forse la sua opera più discussa. Si sono affastellati, nel tempo, pensieri, scritti, esegesi e riflessioni sul senso narrativo dell’opera. E il fatto che ne venga rilasciata un’edizione speciale in Blu-Ray nel suo 55° anniversario, be’, non fa che rimarcare il suo ruolo cardine nella filmografia del buon Hitchcock. Che, diciamola tutta, è ingombrante tanto di nome quanto lo era di fatto.

Gli uccelli (titolo originale The Birds, datato 1963) innestano un’apocalisse zoologica all’interno di quello che pare essere un melodramma a maglie larghe. O almeno così dovrebbe essere, un po’ come accade – scusate l’anacronismo –ne La guerra dei mondi di Steven Spielberg. Qui, infatti, le vicende aliene inglobano le peripezie familiari di un padre, vero caposaldo del racconto. Nel film di Hitchcock, invece, la rivolta degli uccelli è palese – dalla propaganda, dal titolo, dal racconto letterario cui si ispira, dai continui attacchi isolati dei volatili nei confronti dell’uomo. Eppure l’esplosione dell’ordigno narrativo tarda, deflagrando quando, ormai, abbiamo capito che le romanticherie sono il tono di sfondo a un dramma più ampio.

L’intreccio amoroso tra Mitch Brenner (Rod Taylor) e Melanie Daniels (Tippi Hedren) è fiacco, un preambolo obeso che intralcia lo spettacolo storico e tecnico degli stormi-orda di corvi e gabbiani. I suoi pilastri sono principalmente due: un attento utilizzo del linguaggio cinematografico e la solita, inguaribile estetica hitchcockiana. Il primo caso è presto spiegato: come osservatori critici più autorevoli del sottoscritto hanno notato, tutto il film segue una cordata di momenti che trattano il tema del rapporto tra la donna e l’uomo, nella fattispecie della subordinazione della prima al secondo. Entrano in gioco schemi di inquadrature soggettive, elementi di messa in scena, ruolo dell’eroe.

Questi elementi sono identificabili, oltre che nella sequenza della traversata in barca, anche in momenti successivi. Durante la cena di Melanie a casa Brenner, infatti, la composizione del quadro è effettuata in profondità, un’inquadratura fissa con più livelli di azione. Guardandola in modo bidimensionale, Mitch sfugge sempre alla “morsa” delle due donne presenti, la madre Lydia e la stessa Melanie. Ciononostante, pochi minuti prima si dimostra sì pronto a medicare Melanie artigliata da un gabbiano, ma imbranato e dai modi rudi mentre applica il disinfettante. Si stabilisce una sorta di equilibrio tra il possesso della visione da parte dell’uomo e la sua mancanza di delicatezza nell’essere, letteralmente, manipolatore.

D’altro canto è Melanie che, alla tavola calda, osserva e avverte (inutilmente) un ceffo poco raccomandabile di prestare attenzione al ruscello di benzina. La protagonista che fa, insomma, soggetto di sguardo, di manipolazione – in cui l’uomo fallisce – e di azione salvifica. In definitiva gli sguardi presenti sono tre: quello della donna (Melanie) che è pur sempre asserragliata nel locale, come una principessa nella torre; quello dell’uomo (Mitch) che domina, esegue movimenti da compasso sul mondo – e trova come contrappunto l’inadeguatezza nei rapporti con l’altro sesso; quello degli uccelli, oppressivo, inspiegabile, arcigno e indelebile, che, emblematicamente, pone sigillo a tutto il film.

Il secondo cardine, invece, è l’immancabile suspense, di cui Hitchcock ha fatto un marchio. La stessa esplicitazione del fatto che qualcosa deve accadere e non accada, gli sporadici e calcolati attacchi degli uccelli, tutto cucito sulla strampalata storia della figlia del magnate e dello scapolo californiano. Ma nell’aria fluttua la pesantezza della tragedia, ed è palpabile la sua imminenza, sempre rinviata. Solo a metà film, dunque, dopo che i due (è proprio il caso) piccioncini amoreggiano, scoppia la rivolta ornitologica.

Gli uccelli, dunque, è uno di quei casi in cui è la mano esperta a fare la differenza. È la costruzione minuziosa, preparato in ogni dettaglio da Alfred Hitchcock, a tendere il filo inquietante che mantiene incollato un film che, negli originali progetti del regista, era pensto come un episodio per la serie televisiva Hitchcock presenta. La vicenda spalmata su, invece, distanze da lungometraggio, intavolata su una struttura narrativa divergente dai canoni (in fondo, siamo agli albori della New Hollywood), è frutto di una suspense scientifica e torbida, che ormai non tiene conto di uomo o donna. Un nuovo tipo di mostri (come spiegato nel documentario degli extra) appare, i mostri ordinari, il terrore del quotidiano. Non più abomini, vampiri o esseri deformi: innocui, inerti uccelli. Un tema, quello dell’aggressione inaspettata quanto l’identità dell’aggressore, che forse è più scottante oggi di quanto non fosse allora

Gli Uccelli in Blu-ray

Giusto per abbandonare il protocollo e parafrasare il Ragionier, la confezione in sè, tanto nella sostanza che nella forma estetica, è una figata pazzesca.  Materiale e grafica di copertina si fanno apprezzare più che abbondamentemente al tatto e alla vista – senza perdere un po’ di quell’inquietudine che il primo contatto con l’idea del film deve (e lo fa bene) trasudare.

All’interno, tutto il desiderabile per il cinefilo, l’appassionato, il novizio e il curioso: lo storyboard in più di duecento bozze disegnate del film, per cominciare, e un documentario esaustivo con gli interventi di prima mano di chi l’opera filmica l’ha realizzata. Quest’ultimo, in particolare, offre uno spaccato interessante che segue l’arco del film ora spulciandone le sottigliezze tecniche, ora indagandone i retroscena più aneddotici. Qualcosa che, esperti o meno, dovrebbe essere visionato per avere una percezione integrale dell’opera in aggiunta alla visione schietta del testo cinematografico. E poi il rimanente di una scena tagliata in montaggio, la sceneggiatura di un finale “alternativo” mai girato, la galleria fotografica, i cinegiornali originali Universal, il provino di Tippi Hedren, al suo debutto d’eccezione.

Due, tuttavia, gli elementi su cui vala la pena spendere qualche battuta. E un terzo, questo davvero per gli insaziabili: tra i contenuti extra, infatti, spicca un brano audio dell’intervista del cineasta Francois Truffaut al regista Alfred Hitchcock, edita nel libro intervista Il cinema secondo Hitchcock. Giusto per sintetizzare quel fremito che poche parole non possono comunicare, si ha la voce di due tra i più autorevoli esponenti del cinema mondiale a portata d’orecchio.

La (complicata) prassi del restauro

Dicevamo, due gli elementi che emergono, inevitabilmente correlati. Uno è intrinseco all’edizione Blu-ray in esame, ovvero la presenza del piccolo corto (9’) 100 anni della Universal: il restauro dei classici, che apre le porte del restauro cinematografico al più profano degli spettatori. Le affermazioni degli intervistati, tecnici che si sono sono occupati di varie pellicole Universal, confezionano una summa efficace e corretta di quello che è il restuaro del film in un momento un po’ turbolento della sua definizione: non si tratta solo di ridare lustro all’opera, ma di conservarne l’esattezza storica (dunque, per esempio, lasciare non risanati alcuni tratti che fanno dell’immagine un’immagine cinematografica, come la grana della pellicola) – e questo per cominciare. Viene, poi, ribadito in un momento diverso come il restauro comprenda anche l’assicurazione che l’opera venga trasmessa al futuro. Non solo, per così dire, tirata a lucido, ma anche resa durevole

Problemi (risolti) di formato

L’altro punto, pur oltrepassando gli argini del discorso, si lega a una precedente edizione in DVD. Quando visionai per la prima volta Gli uccelli, si trattava di un DVD venduto come allegato del «Corriere della Sera». Conteneva, tra le altre cose, anche molti extra presenti nel Blu-ray preso a modello. E conteneva, oltretutto, un duplice errore: non solo indicava sul retro un formato dell’immagine che non poteva essere quello del film (1:1,33, tipico del cinema muto), che inevitabilmente differiva da quello effettivo del contenuto (1:1,37, la cosiddetta Academy aperture del sonoro). Bensì si trattava anche del formato sbagliato del film! Gli uccelli di Hitchcock, infatti, è stato girato in formato panoramico rettangolare, in cui la base è 1,85 volte l’altezza. Questo, che è considerabile come un errore filologico editoriale, penalizza la completezza dell’immagine sui lati, menomati di una buona porzione. Un DVD da dimenticare.

Nell’edizione Blu-ray, otto anni dopo l’altra versione citata, l’immagine riacquista il suo formato orginario in alta definizione. Non ancora così bella come quella della pellicola ma, in attesa di un 4K e senza alcun cineproiettore domestico, è uno dei migliori prodotti disponibili, ampiamente guarnito di extra.

 

Fotogramma da Gli uccelli, tagliato ai lati (1:1,33), edizione DVD

Fotogramma da Gli uccelli, dimensione panoramica (formato 1:1,85), edizione blu-ray (N.B. la qualità dell’immagine non corrisponde all’HD del disco)

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Za la Film

Chi sono? Irrilevante. Uomo o donna, nullafacente od occupato, recensore o perditempo. Mi sono laureato presso il DAMS di Bologna e frequento attualmente la magistrale CITEM. Studio, scrivo, fotografo, perché l’amore è l’amore e, se è amore per il cinema, tanto di guadagnato. Mi inoculo di serialità contemporanea, quando posso, e, quando posso, sgattaiolo in una sala buia, laggiù, dove la penombra attende i ventiquattro fotogrammi al secondo e gli occhi della platea sono avidi di storie e d’immagini.

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