Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza

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Il 5 novembre (2015) scorso è uscito nelle sale italiane “Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza” diretto da Peter Sollett. La stessa storia (vera) era già stata raccontata nell’omonimo documentario vincitore del Premio Oscar di Cynthia Wade del 2007, e l’uscita nelle sale di questo riproponimento sembra calzare a pennello con i cambiamenti legislativi americani. Non è un caso nemmeno che lo sceneggiatore sia Ron Nyswaner, lo stesso che scrisse il testo di “Philadelphia” diretto da Jonathan Demme, grazie al quale si aggiudicò anche l’Oscar nel 1994. Ma perché parlo di non “coincidenze”, o per essere più precisi, “estrema chiarezza dei fatti”? Tutte le risposte si hanno analizzando la trama.

Laurel Hester (Julianne Moore) è una poliziotta del New Jersey nel pieno della carriera. Il suo sogno lavorativo sarebbe quello di diventare tenente, data la sua dedizione alla professione a cui dedica tutta se stessa. Nella sua vita avviene una svolta quando, iscrittasi ad un corso di pallavolo, incontra Stacey Andree (Ellen Page), una giovane ragazza che lavora in un’officina. Le due iniziano a frequentarsi ed instaurano piano piano una relazione forte arrivando a sancire la loro unione come “coppia di fatto”. La loro felicità viene però sconvolta quando Laurel scopre di avere un tumore in stato avanzato. La speranza rimane ancorata al cuore di Stacey, ma niente è certo. Per garantire alla compagna di poter tenere la casa in cui vivono, Laurel chiede che la sua pensione in caso di decesso venga data a Stacey. Ma questo privilegio è concesso solo alle coppie etero. Nonostante le nuove leggi sulle Coppie di Fatto, i Freehelder della cittadina dove vivono Laurel e Stacey si rifiutano di accettare la richiesta delle due donne. Malgrado l’avanzamento della malattia, Laurel non demorde e chiede uguaglianza e giustizia, grazie anche all’aiuto di amici e politici.

Come ho detto, il film è ben contestualizzato quest’anno data la legalizzazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso a giugno in tutti gli Stai Uniti d’America grazie alla sentenza della Corte Suprema, come ricordato nei titoli di coda dello stesso film. Il tema è senz’altro simile a quello di “Philadelphia”, quindi è comprensibile come lo sceneggiatore, il quale ha a cuore tali argomenti, abbia deciso di portare avanti il progetto. Si nota infatti lo stile di Nyswaner il quale non presta, a mio avviso, particolare attenzione ai dialoghi della scena di vita quotidiana, forse anche volutamente, ma regala battute magistrali e cariche di pathos in particolari momenti della vita dei suoi personaggi, ad esempio quando si devono difendere in un’aula di tribunale. La storia non è mai lenta, non è mai noiosa, anzi, suggerisce numerosi spunti di riflessione e di dibattito riguardo a uno degli argomenti più discussi: il riconoscimento delle coppie omosessuali.

Un altro dei temi trattati è anche quello della malattia, una malattia mortale e distruttiva che pone fine ad un sogno, il desiderio di vivere e invecchiare insieme delle due protagoniste. Infine abbiamo quello più profondo, ovvero l’amore, l’amore tra due persone che raggiunge la sua massima conferma quando rimangono l’una accanto all’altra nei momenti di maggiore difficoltà. Molti hanno sotenuto che Freeheld non sia stato capace di analizzare profondamente i vari temi che tratta. Ovviamente l’impatto è sempre personale, ma io mi discosto da questa critica dicendo che, nonostante la semplicità della narrazione, a livello emotivo ed evocativo il film ha centrato in pieno l’obiettivo, grazie alla sceneggiatura, alla regia, ma soprattutto all’interpretazione di due grandi professioniste, Julianne Moore e Ellen Page, che hanno vestito i panni delle due protagoniste verosimilmente e con il giusto coinvolgimento.

Se volete guardare un film simile vi consiglio “Philadelphia” il capolavoro di Jonathan Demme. Il link alla recensione lo lascio di seguito: http://www.verynerdpeople.it/philadelphia-come-si-elimina-il-virus-della-discriminazione/

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