Tra fantascienza e realtà: tutte le applicazioni degli ologrammi

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Concerto olografico del gruppo sudcoreano Girls’ Generation al Naver Music Concert del 05/01/2013.

Ultimamente si ha l’impressione sempre più forte di vivere per metà già nel futuro: oggi ognuno di noi può accedere a tecnologie avanzatissime e dispositivi che fino a vent’anni fa rasentavano la fantascienza.
Oramai nessuno si sorprende poi così tanto quando l’ultimo modello di smartphone uscito presenta dei gadget innovativi, in quanto ormai il progresso è entrato a far parte della nostra quotidianità; ci sono però delle applicazioni tecnologiche capaci ancora oggi di lasciarci a bocca aperta: questo è il caso degli ologrammi – nello specifico quegli ologrammi che proiettano immagini 3D grazie a particolari laser.
Quello che fino agli anni ‘80 sembrava poter esistere solo sulla pellicola di un film di sci-fi, in realtà è stato messo a punto da quasi vent’anni ed ha un uso più vasto di quel che immaginiamo.

Una delle applicazioni più conosciute è sicuramente quella dei “concerti olografici” o V-concerts: il primo tentativo di promuovere un gruppo musicale attraverso gli ologrammi si ebbe nel 1998 in Corea del Sud ad opera di una famosa casa discografica… si può affermare che allora fu un vero flop.
In compenso la tecnologia olografica si è evoluta moltissimo e negli ultimi dieci anni i V-concerts hanno spopolato in tutta l’Asia orientale.
Ai fan sudcoreani e giapponesi non dispiace non poter vedere i propri cantanti preferiti dal vivo, anzi, dimostrano sempre un maggiore entusiasmo per le nuove tecnologie, tant’è che nei maggiori parchi divertimento e persino nei centri commerciali è sempre più facile trovare installazioni olografiche temporanee.

C’è da dire però che questa tipologia di concerto inizialmente non era stata notata in Occidente, almeno finché non è stata adottata nei concerti dei Vocaloid – voci artificiali sintetizzate con l’omonimo software: grazie alla tecnologia olografica è stato possibile dare un corpo a queste “voci” riscuotendo un incredibile successo.

Ologramma del defunto Michael Jackson ai Billboard Music Awads

Sebbene molti sostengano che un concerto olografico sia impossibile da paragonare a un’esibizione di cantanti in carne ed ossa (un po’ per quella sorta di relazione emotiva che si instaura fra il pubblico e l’artista, un po’ per la qualità della musica), è innegabile che questo nuovo modo di fare live presenti anche dei vantaggi; primo fra tutti, è ecologico.
I cantanti in tournée affrontano lunghi viaggi con al seguito tutto il loro staff, i loro strumenti, le attrezzature e i costumi scenici; non è solo un’enorme spesa economica.
Ogni mezzo di trasporto utilizzato, che sia aereo, treno o furgone, comporta una certa dose di emissioni che inquinano l’ambiente: quando la tournée dura diversi mesi e tocca svariate aree del globo, l’impatto ambientale non è indifferente.
Un V-concert necessiterebbe solo di un proiettore e di un supporto che sostenga il file del concerto.
Secondo vantaggio: un concerto olografico presenta delle garanzie.
Difficilmente l’evento sarà annullato perché un artista ha avuto un contrattempo, e il cantante stesso non dovrà esibirsi anche se proprio quel giorno ha avuto la sfortuna di beccarsi un’influenza. Non solo: un ologramma non inciamperà nei propri piedi mentre balla, difficilmente prenderà male un acuto e soprattutto non correrà il rischio che qualche fan un po’ troppo esagerato in prima fila allunghi le mani verso parti del corpo che sarebbe meglio non toccare!
Sebbene i concerti olografici si stiano diffondendo anche in Occidente (basti pensare all’ologramma del defunto Michael Jackson che si è esibito ai Billboard Music Awards), quello musicale non è l’unico campo in cui questa tecnologia può essere applicata.

Immagine dello Holocenter di New York

Basti pensare all’uso che se ne può fare in mostre e musei per rendere gli itinerari più interattivi e futuristici, ma anche nel mondo del lavoro: si può garantire che una stessa persona reciti il suo discorso davanti a molte platee diverse.
Last, but not least, gli ologrammi possono essere adoperati come sussidi didattici: riuscite a immaginare i passi della Divina Commedia recitati da Dante in persona, o i più importanti eventi della storia raccontati dai loro stessi protagonisti?
Con dei file olografici a supporto dei libri di testo, per gli studenti sarebbe possibile assistere alla battaglia di Waterloo seduti comodamente fra i banchi, e l’insegnante potrebbe bloccare la riproduzione del filmato ogni volta che vuole aggiungere qualcosa alla propria spiegazione.

Fermo immagine preso dal video dimostrativo del progetto Real View, sotto il link.

L’utilizzo forse più interessante, almeno da un punto di vista della spendibilità, degli ologrammi 3D è sicuramente in campo medico, però.
Un progetto israeliano chiamato RealView sfrutta la tecnologia degli ologrammi per fornire ai chirurghi un’immagine tridimensionale dell’organo che stanno operando; si suppone che presto questo meccanismo permetterà alle future madri di “conoscere” i propri figli prima del parto, senza contare che si può interagire con la proiezione attraverso le opzioni rotazione, zoom e particolari della sezione interna.
Un ottimo strumento anche per gli studenti di medicina che devono iniziare a prendere dimestichezza con cuori, fegati e polmoni e per i quali, prima di entrare in una vera sala operatoria per assistere a dei veri interventi chirurgici, fare un po’ di sperimentazione su delle proiezioni 3D comporterebbe un valido aiuto didattico (ma soprattutto psicologico).

Per maggiori informazioni sul progetto RealView vi consiglio di visitare il sito web ( RealviewImaging )

Il problema più grande degli ologrammi resta purtroppo il loro costo di produzione: si stima che per realizzare un videoclip musicale olografico, una band K-pop debba spendere in media 180.000 dollari, tre volte in più rispetto ad un normale video musicale.
E voi, che ne pensate?
Andreste mai ad un concerto olografico? Pensate che valga la pena utilizzare gli ologrammi nonostante il loro costo elevato? E se sì, in quale campo applichereste questa nuova tecnologia?

Link dei video del progetto “Real View”: http://www.realviewimaging.com/?page_id=225

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