RECENSIONE: Dove eravamo rimasti

Dove eravamo rimasti è un film commedia, drammatico e musicale del 2015, scritto da Diablo Cody e diretto da Jhonathan Demme.

Per realizzare il suo sogno di diventare una rockstar, Linda in arte Ricky Rendazzo (Meryl Streep), ha abbandonato suo marito ed i suoi tre bambini.

Dopo molti anni, rimasta sola e squattrinata, sbarca il lunario facendo la cassiera in un supermercato. Ma un giorno l’improvvisa telefonata dell’ex marito Pete (Kevin Kline) porta uno scossone nella sua vita. La loro figlia Julie (Mamie Gummer) è stata lasciata dal marito e versa in uno stato di profonda depressione. Nonostante sappia di non essere la benvenuta e di essere una pessima madre, decide comunque di tornare nella vita dei suoi figli.

Attenzione, contiene spoiler!

Il film comincia presentando una situazione ben chiara tuttavia, già dalla telefonata che Linda riceve, cominciano ad emergere le mancanze della sceneggiatura. Parlo delle assurde dinamiche affettive, famigliari e di come viene affrontata la tematica della depressione. Iniziamo con un padre la cui  figlia ha tentato il suicidio dopo essere stata lasciata.  In uno stato cosí delicato e difficile, tu pensi che riportarle davanti la persona dal quale ha avuto il primo grande abbandono sia una buona idea? Ovviamente Julie non la pensa cosí e insulta la madre come se non ci fosse un domani. Reazione comprensibilissima, salvo che poi il giorno dopo si riconciliano facendo colazione insieme e andando dall’estetista come nulla fosse. Sembrava una puntata di Gilmore Girls!

Il rapporto con gli altri due figli invece rimane fra il gelido e il formale. Il maggiore non vuole invitarla al suo matrimonio. L’ultimogenito gli svela di essere gay in una maniera così agghiacciante che più che un coming-out pare una puerile ripicca di un adolescente. Ma la cosa surreale é che tutto ad un tratto Julie si schiera dalla parte della madre difendendola dai fratelli! Basta davvero uno shampoo ed una manicure per lavare via la coerenza ed anni di abbandono?!

Ad un certo punto entra in scena Maureen (Audra McDonald), la seconda moglie di Pete e l’amorevole matrigna dei ragazzi. La donna infatti si era assentata quel paio di giorni per assistere il padre malato.  Questo spiega perché Pete ha avuto la scellerata idea di chiamare l’inetta ex moglie per aiutarlo a gestire la loro figlia depressa e con tendenze suicide. Non era capace a farlo da solo! No comment!

Maureen, trovandosi inaspettatamente Linda in casa,  invece che prendersela (giustamente) con il marito, va da lei e le dice di andarsene poiché la sua presenza mina il delicato equilibrio della famiglia. Nonostante il palese atteggiamento di ingratitudine misto insofferenza, su molte cose la donna ha ragione, ma Linda reagisce con un atteggiamento odioso ed infantile. Ormai forte di un ego smisurato, rinfaccia alla “rivale” che lei ha fatto alzare la figlia dal letto (ossia l’unica cosa utile in molti anni di assenteismo) e che Pete è ancora innamorato di lei. D’altronde parliamo di una donna che si è permessa di dare lezioni morali all’ex genero per aver lasciato la figlia… no comment! Ma come ci è finita la Streep ad interpretare una simile mentecatta?

Linda quindi parte e ritorna a casa. Ora penserete tutti che il film sia finito, ma non è nemmeno a metà. La seconda parte è noiosa piú  della prima, condita prevalentemente da canzoni della band dei Flash (quella di Ricky per intenderci). Il finale potete immaginarlo.

In conclusione, come ho già detto trovo che il film sia molto, troppo blando nel trattare le tematiche famigliari, dell’abbandono e della depressione. La signora Diablo Cody quando ha scritto la sceneggiatura ha dimenticato che certe tematiche vanno approfondite in maniera realistica. Invece ha voluto metterci troppa roba e condensarla quasi tutta in una prima parte di film, rendendo tutto molto facile ed irreale. I problemi vengono affrontati in maniera superficiale e si risolvono con altrettanta superficialità e rapidità. Non ho visto pentimento, lacrime o momenti di confronto degni di importanza, sembra che tutto scivoli via e che non si venga toccati dalle situazioni. In definitiva questo film non lascia nulla, se non dei personaggi discutibili ed una trama debole. Neanche le musiche della band sono da urlo. Giudizio finale? Mediocre.

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