Dylan Dog: Il Calvario, qualcosa di diverso

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Salve a tutti! È il vostro Gerald che vi parla. Adesso voi, se avete avuto già occasione di leggere un mio articolo, vi aspetterete una battuta triste, orrenda, e che non fa ridere. Bé, sono contento di deludere le vostre aspettative, perché oggi cercherò di essere il più serio possibile. Il fumetto di cui vi parlerò, “Dylan Dog: Il Calvario”, è qualcosa di straordinariamente importante per me, e per questo spero vivamente che leggiate questo articolo così atipico fino in fondo. Buona lettura.

Ah dimenticavo, già che siamo atipici tanto vale esserlo al cento percento, per cui in questo articolo farò molti spoiler, non vi risparmierò nulla della storia. Potremmo dire che sarà una mia lettura integrale per voi.

Non tutti noi siamo padri, ma sicuramente ognuno di noi è figlio. Questa frase è presente nell’introduzione de “Il Calvario”, numero 335 di Dylan Dog, lo storico indagatore dell’incubo edito da Sergio Bonelli Editore, uscito nell’Agosto 2104 (disegnato da Paolo Martinello e scritto da Giovanni Gualdoni). Per chi non masticasse bene il personaggio, come d’altronde non faccio nemmeno io più di tanto, Dylan ha la peculiare capacità di trovarsi sempre in un guaio al di fuori della sua portata. In questo caso il problema sembra essere un figlio che si è trovato ad accudire. Non ci è dato il perché, non ci è dato il come. Però vediamo un Dylan decisamente diverso da come potremmo essere abituati a fare.

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Il figlio in questione è Jhonny, Jhonny Dog. Jhonny, adora i film horror, come il padre, i videogiochi e mangiare nei fast food. Fin qui è tutto normale, solo che Jhonny non è affatto il figlio di Dylan, non è altro che il ricordo di un’altra persona che ha trovato l’indagatore dell’incubo. I perché e i ma li discuteremo più in là, la cosa importante da capire è che lui non ne è conscio, come non ne siamo noi durante la lettura, e solo sul finire ci sarà chiaro. Jhonny morirà, nonostante sia un ricordo, della stessa morte di cui è morto prima di diventare tale. E il suo neo-trovato padre sarà costretto ad affrontare la perdita di un figlio che non è nemmeno suo, ma la vivrà assolutamente come ogni altro genitore, con sofferenza inaudita, arrivando a compiere due grandi gesti, che rimarranno sempre impressi nella mia memoria. Si rivolgerà alla Morte, grande padrona degli esseri mortali, offrendo la sua vita in cambio di quella del figlio, ma tanto scioccante sarà la risposta quanto le conseguenze che porterà: “il destino del tuo Jhonny dipende dalla concorrenza…”.

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Chi è questa concorrenza? Cos’è che riesce ad opporsi perfino alla morte? La risposta ci sarà chiara con il secondo grande gesto, il tentativo di suicidio di Dylan davanti alla salma del piccolo Jhonny, che porterà alla sua presenza la cosiddetta “concorrenza”: la Vita. È stata infatti Vita a dare forma a quel ricordo, a quel povero ragazzo che già una volta aveva affrontato una malattia incurabile, spirando fra le braccia della madre, e a fargli rivivere nuovamente l’esperienza tragica del lasciarsi dietro qualcuno che soffrirà per la sua perdita. Ma come può Vita aver fatto una cosa simile, cosa l’ha convinta?

Come in tutte le storie, è stata mossa a compassione dall’amore, l’amore del padre di Jhonny, il vero padre di Jhonny, per la moglie, che troppo distrutta dalla perdita del figlio rischiava di rimanere invischiata in un circolo vizioso di depressione e smarrimento. Il padre, chirurgo e dottore di fama mondiale, si è rivolto alla sola potenza che avesse mai venerato in tutta la sua carriera, la Vita, appunto. Ma neanche Vita può interferire con il lavoro di Morte, poteva però far dimenticare alla moglie del dottor Shore, così si chiamava, l’esistenza del figlio. Ma queste memorie, i ricordi, non potevano essere cancellati. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, e quindi Vita ha scelto Dylan come ricettacolo per rivivere l’incubo della perdita di un figlio, “Ho pensato che un incubo in più o in meno non avrebbe fatto poi una grande differenza… Ma le cose non sono andate come credevo”. La signora Shore, alla fine, si è ricordata di Jhonny. Impossibile sciogliere il legame tra madre e figlio. E la scomparsa dei ricordi l’ha fatta impazzire, facendola arrivare ad uccidere il suo stesso marito, e distruggendo ciò che era rimasto del piano del dottor Shore e di Vita.

Il dialogo finale, racchiude in sé il significato di tutto il fumetto, il dolore che Jhonny per ben due volte ha provato, volendo bene a due padri è perdendoli entrambi, il dolore di Dylan per la scomparsa di un figlio che seppur non era suo, seppur comprenda che non era suo, non riesce a smettere di amare, ed il dolore di Vita stessa, misera nella sua esistenza di portatrice di dolore. Difatti è lei stessa a dire “è mia sorella, che solleva gli uomini dalle loro terrene sofferenze… io, invece, gravo su di loro, trattenendoli in luoghi di dolore, costringendoli a vivere nonostante tutto… senza un attimo di tregua! Perché è la vita e non la morte che non conosce pietà, Dylan Dog!”. E anche per oggi è tutto, un saluto appassionato dal vostro amato Gerald di quartiere.

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Gerald

Saluti a tutti, fratelli (e sorelle)! Sono un avido lettore di fumetti, denso lettore di libri, intenso giocatore di giochi, e si fa per intenderci che me ne occuperò perché sì, mi piace molto dare la mia opinione, anche perché al cuor non si comanda e la mia bocca e dita vanno avanti da sole.