Donare il corpo alla scienza

donare alla scienza

Quando muori, sei morto. Potrai vivere in un’altra realtà, ma sicuramente al momento che esali il tuo ultimo respiro uscirai da questo mondo. Fine. C’è un modo per rimaner al limitar di Dite, come ci dice il nostro caro Foscolo? Sicuramente sarete nominati dalle persone care, dai familiari della prima, seconda generazione … chissà forse anche da quelle successive se siete stati particolarmente esemplari nella vostra vita.

Non voglio parlare di morte, per un banale motivo: non ne so niente. Quindi parliamo di vita.

Qualcuno di noi è spinto naturalmente a indirizzare la propria vita per aiutare gli altri. Se non rientrate in questo tipo di persone potete anche smettere di leggere…

Malattie lievi, gravi, dolorose, degenerative, mortali sono curate studiate ogni giorno, anche adesso, nelle università e in altri laboratori di ricerca da studenti, scienziati, professori. Tre sono gli strumenti principali: una mente ricca di informazioni e di passione, attrezzatura varia da laboratorio e cadaveri da poter dissezionare, osservare, studiare.

Vi farà sicuramente piacere sapere che è possibile aiutare il mondo anche da morti donando il proprio cadavere alla scienza.

Per poter essere donato un corpo deve possedere tutte le caratteristiche necessarie: non troppo grasso né troppo alto, privo di ferite aperte. Ma come si fa a dissezionare, aprire un corpo di una persona… insomma non sarebbe come mancarle di rispetto? Gli scienziati ci tengono a sottolineare che loro non si occupano di persone ma di corpi, semplici contenitori.

“Al momento che identifichiamo il corpo con un numero, il cadavere finisce di essere tutto quello che era stato per diventare materiale da lavoro e da studio.” Scienziati di anatomia

Afke Van Der Toolen, una giornalista olandese ha deciso di seguire la salma del padre donata alla scienza. Afke entrando nel laboratorio di dissezione dove si tengono anche le lezioni ai futuri medici, percepisce di essere in una specie di Oltretomba dove i corpi sono sfuggiti alla decomposizione. Una scena la colpisce particolarmente: due mani, una che tiene l’altra, una di un professore l’altra di un defunto, una attaccata ad un corpo in vita l’altra staccata da tutto; due mani donate alla scienza utili per spiegare anatomia ad un gruppo di studenti. Proprio quegli studenti, forse, un giorno permetteranno ad una madre con un pollice fratturato di poter nuovamente tenere in collo suo figlio, oppure daranno la possibilità alla migliore tennista del mondo di poter tornare in campo dopo un’infortunio alla mano.

I corpi donati alla scienza vengono trattati con formalina, conservati in particolari liquidi a certe temperature. Successivamente vengono dissezionati ma il loro percorso non finisce in laboratorio… i resti dopo un certo periodo vengono portati al forno crematorio ed è proprio alla fine del percorso che la salma torna ad essere una persona morta e non solo uno strumento di lavoro. Le ceneri vengono sparse in mare con una corona di fiori che rende omaggio alla scelta coraggiosa e altruista attuta dal defunto.

Tutti gli anni in Olanda i ragazzi dell’università, i professori e i tecnici fanno una cerimonia in memoria dei donatori rendendoli grazie per aver votato il loro corpo al progresso della scienza medica.

“Mio padre voleva con tutto il suo cuore donare il suo corpo alla scienza, adorava il mare e amava il silenzio, sicuramente sarebbe stato felice della fine che ha fatto il suo corpo.” Afke

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