Dentro La collina dei conigli, per conoscere gli uomini

la collina dei conigli

Avete presente quei libri, quei film, che abbiamo incontrato da piccoli ma che continuano a sorprenderci ogni volta? Quei libri che quando riapriamo, quei film che quando li ridanno in tv, ci riportano all’infanzia, facendoci sentire i suoi profumi, i suoi sapori, e allo stesso tempo ci fanno vedere quanto siamo cambiati dall’ultima volta che li abbiamo visti o aperti, perché quei particolari siamo sicuri di non averli mai notati prima?Insomma, quei libri, quei film, che per tutti questi motivi sono e resteranno sempre i nostri preferiti. Bene, essendo nuova qui,  ho deciso di presentarmi e di farmi conoscere proprio così, attraverso di loro, attraverso quei film, quei libri che ho incontrato per sbaglio quando ero piccola, che mi porto dietro come tesori, che raccontano di me più di quanto potrei fare io stessa..

Così in questi primi articoli parlerò dei miei piccoli tesori, delle storie che con me hanno parlato tanto e che vorrei condividere con voi. Tra loro sicuramente ha un posto importante, più che importante, importantissimo, un libro tra i classici, ma tra i classici meno conosciuti, della letteratura inglese : La collina dei conigli ( Watership Down in lingua originale) di Richard Adams. Me lo lesse mia madre quando ancora non sapevo leggere; a quei tempi (15 anni fa più o meno) ciò che mi colpì fu la storia, avventurosa e molto dolce.

La trama è apparentemente molto semplice: una sera in una conigliera, il piccolo e sensitivo coniglio Quintilio ha un brutto presentimento, qualcosa di brutto sta per accadere. Lo riferisce al fratello, Moscardo, un coniglio grosso, con molte possibilità di entrare nell’”AUSLA”, la polizia della conigliera, una volta cresciuto. I due riferiscono al capo-conigliera, ma poiché questi non crede alle loro parole, decidono di fuggire e fuggono. Avevano ragione: due giorni dopo la conigliera sarà distrutta dagli uomini. A loro si uniscono nella fuga altri conigli, l’astuto Mirtillo, il fragile Nicchio, il velocissimo Argento, il cantastorie Dente di Leone, il combattivo Parruccone e molti altri (tutti con un interessante caratterizzazione psicologica). Insieme vivono e affrontano moltissime avventure, alla ricerca di un luogo tranquillo dove vivere.

“Sei sicuro che bisogna attraversare questo fiume Quintilio?” “Sì Moscardo, lo so quel che dobbiamo cercare: un luogo elevato e solitario, dal suolo secco, dove la vista spazia tutt’intorno e gli uomini non ci vengono quasi mai. Non vale la pena di fare anche un lungo viaggio?”  “Sì, la pena vale senz’altro. Ma esiste un luogo simile?”

Se può sembrare una storia affascinante solo e soprattutto per i bambini, grazie alla storia semplice e al mondo favoloso creato da Adams attorno ai protagonisti, un mondo in cui i conigli hanno un loro linguaggio, una loro mitologia incantevoli e narrati con grande abilità (frutto di studi sulla psicologia animale da parte dell’autore), in realtà il romanzo si riallaccia al filone della tradizione letteraria anglosassone, che prese origine da George Orwell (con 1984 – Juliet ne parla qui – e La fattoria degli animali) e da William Golding (con Il signore delle mosche –di cui forse un giorno vi parlerò) e che attraverso la metafora ha analizzato psicologicamente, antropologicamente e politicamente la società del XX secolo, il male che sembra attanagliarla e il fenomeno dei totalitarismi, che da tale male ha avuto origine. Questo l’ho scoperto solo riprendendo in mano La collina dei conigli  quest’anno. Rileggendolo, mi si è aperto un mondo, un mondo nascosto, che non avevo notato, a cui si può dare più chiavi di lettura.

Al romanzo infatti, uscito nel 1972, si possono attribuire due possibili interpretazioni, che non si contrappongono ma si sovrappongono tra loro, entrambe molto amare nei confronti della natura umana. Secondo la prima lettura, il racconto sul mondo lapino può essere un modo per cambiare prospettiva rispetto alla realtà ed evidenziare la gratuità del male dell’uomo, vista dagli occhi di un piccolo esserino dal pelo bianco per cui i nemici sono mille+1 ma per cui l’unica specie in cui la violenza non è volta solo alla sopravvivenza è l’uomo. I bastoncini fumanti (le sigarette) degli uomini, i loro hrududu (i trattori), rendono i conigli “tzarn”, paralizzati dalla paura. L’uomo è l’unico con cui non si può provare a combattere, di fronte al quale si deve solo fuggire: il ferro delle sue pallottole, delle sue trappole, delle sue strade ferrate (la ferrovia) lo rende l’”elil” (il nemico, nella lingua lapina) più micidiale. Gli uomini distruggono le conigliere, le allevano, non si rendono conto di essere parte di una natura che stanno rovinando. Una speranza però c’è, o meglio Adams ce la dà, negando il pessimismo estremo di Golding: la gioventù, nella quale sopravvive l’innocenza, la gioventù per cui la vista di un coniglio ferito provoca ancora un sentimento di pietà (salvando la vita al nostro protagonista, Moscardo).

Vi siete accorti che l’immagine ricorda il coniglio del film Donnie Darko? Non è un caso! Alla classe di Donnie viene affidato proprio questo libro da leggere!

L’altra lettura è più complessa e vede nel mondo “lapino” una metafora della società umana in cui Adams vive, gli anni Settanta, la guerra fredda. I nostri conigli infatti, tra una peripezia e l’altra, incappano in due conigliere straniere, nelle quali cercano asilo (o femmine), ed in cui non è difficile leggere, dietro al racconto fantastico, la metafora delle due società che avevano caratterizzato il Novecento postbellico diviso in blocchi: la società capitalista, in cui la libertà è un compromesso e si paga con l’accettazione remissiva della morte (leggendo capirete in che senso, non vi voglio anticipare tutto) e la società socialista, in cui la libertà è un vero taboo, è sacrificata per la sicurezza.

Adams però, differentemente da Orwell, da Golding e dalla letteratura distopica che ne seguì, non accetta che non vi sia via d’uscita, così i nostri protagonisti riusciranno a trovare una terza strada, di libertà e felicità, in un mondo di pericoli in cui la vita, soprattutto se breve come quella di un coniglio, deve comunque essere sempre amata. In questo modo Adams si proietta aldilà degli anni bui in cui sta vivendo, in un futuro che è utopia ma soprattutto speranza.  Lasciatevi incantare da un libro pieno di sfaccettature, di sogni e di speranze, di inquietudine e denuncia, che è sia consigliato a bambini di 9 anni, sia la trama di omonimo film, disponibile su you tube qui– io ho paura di vederlo- censurato in Europa per eccessiva violenza…  Vi ho incuriositi?    BUONA LETTURA!

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Leda

Caos, caos dappertutto! Anche adesso, nello scrivere la presentazione. Vorrei dire mille cose, ma non c’entrano. Mi dispiace, vi toccherà leggere i miei articoli se vorrete conoscermi! Lì, ve lo prometto, cercherò di metterci sempre me stessa