Dea Color Ruggine: il Giappone raccontato da una giovane scrittrice

dea color ruggine

Non conosco a fondo il Giappone, né dal punto di vista strettamente geografico, non avendolo mai visitato, né per quanto riguarda la sua cultura dalle mille sfaccettature che incuriosisce ed incanta chiunque si appresti a conoscerla. E talvolta chi ha iniziato questo affascinante viaggio si immerge talmente tanto nella cultura di questo Paese così lontano, diverso e misterioso da rimanerne affascinato per un tempo indeterminato, incondizionatamente. Suppongo siano questi sentimenti che hanno spinto la neo scrittrice Dafne B. ad iniziare il suo primo romanzo: “Dea Color Ruggine”. Ma vediamo in breve la trama:

Il racconto inizia a gennaio in un piccolo santuario a Kyoto dedicato ad Inari. Yuto, figlio del guardiano, aiuta suo padre a portare avanti l’attività gestendo anche il negozio di omamori (dei talismani scintoisti) e va avanti nella sua routine quotidiana, insoddisfatto e soprattutto infelice. Egli si dedica alla poesia ed  è un accanito lettore. La sua vita viene sconvolta quando incontra Morgaine Murasaki, una gaijin, termine usato per indicare le persone non giapponesi, francese, che desidera adoperare la poesia che Yuto ha dedicato alla donna che ama come decorazione per il vasetto della nuova crema dell’azienda di cosmetici per cui lavora. Yuto acconsente, ma, prima di congedarsi, invita la strana ragazza a pregare la Volpe, una divinità del luogo, affinché la dea l’aiuti nei suoi affari. Il rito si celebra secondo le usanze giapponesi. Yuto rimane molto sinceramente turbato dal fatto che la giovane gaijin si soffermi davanti alla statua in granito che raffigura la volpe e che per di più tocchi la sfera che l’animale tiene in bocca. L’idea di Morgaine di usare la poesia è vincente e ottiene un grande successo, maggiore di quello della sua collega Federiche (anche lei una gaijin, che viene dalla Germania). Dopo l’incontro con Yuto, Morgaine sente che tutti i suoi progetti lavorativi e tutte le sue ambizioni possono realizzarsi, sente di poter arrivare a qualsiasi risultato e pian piano inizia a non preoccuparsi dei mezzi con i quali ci arriva. I due ragazzi si incontrano più volte, finché fra di loro non nasce un rapporto di tenera amicizia, che Morgaine sperava di avere fin da piccola, almeno una volta nella vita, ma che aveva considerato, come ogni cosa che potesse darle felicità, un mono no aware, ovvero, come spiega la stessa autrice, “un sentimento che accompagna la consapevolezza che tutto – anche le cose più belle come la vita e la natura – prima o poi è destinato a finire”. Ma Yuto, e Morgaine stessa, iniziano a capire che la sete di successo della ragazza, di denaro e di potere, non scaturisce solo da un’ambizione personale bensì da qualcosa di molto più misterioso e antico.

Ogni pagina, ogni riga ed ogni parola di questo romanzo raccontano l’atmosfera particolare che permea il Giappone. I personaggi si muovono con eleganza sulle note della cultura nipponica che influenza ogni momento della storia, ogni loro scelta ed ovviamente le loro vite. L’amore dell’autrice per il paese del sol levante contagia il lettore fin dalle prime pagine e fa sì che anch’egli venga travolto dal profumo del nabe o dal colore dolce e delicato dei ciliegi in fiore: Dafne non solo racconta una storia coinvolgente ed estremamente originale, ma insegna ad amare e a conoscere il lato più antico e profondo del Giappone. Il romanzo nella sua totalità è carico dei miti e delle credenze scintoiste, che si affiancano, in una cooperazione perfetta, all’ambientazione in cui si muovono i personaggi. I protagonisti sono “esseri umani soli” persi in un mondo che non riescono a comprendere e che non li accetta. Morgaine è inizialmente persa e confusa sia dalla consapevolezza della sua non appartenenza completa a quel paese, sia dalla sua sete di successo, mentre Yuto, singolare e dolce cerca di compensare le mancanze di lei imparando a sua volta ad aprirsi e lasciar spazio ai sentimenti.

Lo stile di Dafne è semplice, ma chiaro e conciso; mette in risalto la sua straordinaria capacità di evocare immagini e sentimenti. Il lettore viene coinvolto dalla profondità delle sue similitudini e delle sue descrizioni. Personalmente desideravo che il romanzo non finisse perché rapita dalle capacità narrative dell’autrice.

Altri due aspetti particolari del romanzo sono i tanka (componimenti poetici giapponesi), che scandiscono dolcemente il racconto e il glossario alla fine del libro in cui  viene riportato il significato delle parole giapponesi che Dafne ha inserito nel suo scritto.

Non posso che consigliarvi questa particolare e coinvolgente lettura che si stacca dalla nostra abitudine letteraria.

Attualmente potete trovare il libro cliccando sul seguente link: http://ilmiolibro.kataweb.it/ricerca/dea+color+ruggine  . “Dea Color Ruggine” è attualmente iscritto al concorso “Il mio esordio 2015” e potete trovare il tutorial per votarla nella pagina Facebook della stessa Dafne: https://www.facebook.com/dafneborr?pnref=story

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