Dark Souls III: Recensione

Dopo un seguito per molti deludente, e un gioco a detta di molti, pure del sottoscritto, fenomenale, From Software torna con quello che parrebbe essere l’epilogo della sua saga di maggior successo. Dark Souls III, diretto nuovamente da Hidetaka Miyazaki, è uscito il 12 aprile per console e pc, portandosi dietro tutto il peso delle aspettative di fans e non, cercando di ricreare quella magia che è stata per il mondo il primo Dark Souls, e magari di sorprendere con questo nuovo titolo anche gli osservatori più scettici. Scopriamo insieme cosa ci viene offerto da questo nuovo, emozionante gioco, sicuramente contornato di bestemmie.

PER CHI SUONANO LE CAMPANE

Il gioco comincia come From Software ci ha abituati, un filmato introduttivo nel quale ci viene spiegato in che mondo ci troviamo e a grandissime linee in quale dovrà essere il nostro compito. In questo caso, non in quanto “chosen undead” ma in quanto “unkindled” (probabilmente un essere ancora più “infimo”), il nostro compito sarà quello di radunare, sconfiggendoli,  i “Lords of Cinder”, coloro che in passato vincolarono la fiamma, per vincolarla nuovamente e non lasciare che si estingua. Dopo una creazione del personaggio non troppo diversa dai precedenti capitoli, ci ritroviamo con il nostro personaggio dentro ad un cimitero, risvegliati dalla nostra tomba al suono di campane. Non c’è da sottolineare che il gioco, di base, non ti dà molte informazioni oltre al filmato (che non contiene molte informazioni pure lui) tranne dei messaggi messi dai programmatori che insegnano i tasti. La prima cosa che ci viene istintiva di fare è di andare avanti, trovando vari loot contenenti anche cose molto interessanti. Poco dopo il primo falò, che come negli altri capitoli, rappresenterà una sorta di checkpoint, troviamo il primo boss, che è ormai parte integrante di ciò che From ci ha fatto capire essere per lei un “tutorial”. Sconfitto questo arriveremo al Firelink Shrine, l’hub del gioco, cioè il luogo centrale nel quale sono riuniti tutti gli NPC che troveremo durante il gioco ed i mercanti, molto simile a quello di Deamon’s Souls. E qui comincia definitivamente la nostra avventura.

STRATEGIC SWORDPLAY

Il sistema di combattimento è lo stesso dei titoli precedenti, due mani con un pezzo di equipaggiamento in entrambe, ciascuna con i suoi tasti appositamente dedicati. Attacchi e schivate consumeranno il nostro vigore, che insieme alla vita sarà la barra da tener maggiormente d’occhio nel mezzo di un combattimento. Le armi sono divise in varie classi, e ciascuna arma ha un moveset preciso, con attacchi leggeri e potenti, più una grande novità. Si tratta delle “weapon art” o abilità, ovvero mosse speciali diverse per ciascuna arma, che verranno attivate attraverso un tasto preciso tenendo l’arma a due mani o anche a una mano con determinati scudi, dotati di abilità anch’essi. Le abilità sono di tutti i tipi, da buff ai danni fino a fendenti più forti ed esteticamente belli, ed il loro utilizzo, come quello delle magie e dei miracoli, consuma punti azione, visibili in una barra blu sotto alla vita. Oltre alle armi, anche i vari set di armatura hanno la loro importanza, ma è essenziale stare attenti al nostro peso trasportabile, che se troppo alto per le nostre caratteristiche renderà le nostre schivate più lente (il limite tra una schivata veloce e una lenta è il 70%, pari o sopra aumenterà il tempo diminuirà i frame di invincibilità della nostra schivata).

LA FIAMMA DELLA BATTAGLIA

La maggior parte dei nemici che incontriamo sono incontri fissi con ronde preimpostate, ognuno con il proprio livello di danno e vita che non cambierà con l’evolvere del personaggio. Ogni area ha i suoi nemici, con i loro punti di forza e punti di debolezza. Il gioco in se non dice quali sono, sta al giocatore trovarli ed essere sempre pronto per
ogni eventualità. Oltre ai nemici semplici, che si basano più sul numero che sulla forza dei singoli (che non è che sian poveri gattini indifesi, va detto…) ci sono i boss, la vera attrattiva di questo gioco, ognuno dei quali è diviso in fasi come ogni rpg che si rispetti. Anche per loro vale il discorso sulle forze e debolezze, ma in modo più… grande. Ogni battaglia richiederà attenzione e concentrazione, perché anche il minimo errore potrebbe essere fatale, e finire con la famosissima scritta “SEI MORTO”.

PER CONCLUDERE

Dark Souls III riesce a tener banco con le classiche caratteristiche della saga. Evidentemente possiamo lasciarci alle spalle il brutto periodo di Dark Souls II, e guardare magari ad un nuovo e brillante futuro. Ci tengo anche a precisare che se non si è accennato alla lore del gioco (la sua seconda caratteristica più famosa, la prima è la morte ahahah…ah) è perché non mi ritengo adatto a trattarne. Non sono un fan, solo un simpatizzante della saga, e l’ho sempre trovata divertente e accattivante, con il giusto equilibrio difficoltà/ricompense. In questo titolo tutto ciò è portato all’estremo, con la difficoltà iniziale a salire di livello per la scarsezza di anime che si riescono a raccogliere e per la facilità con cui si riescono ad ottenere armi e armature. L’uomo più adatto a parlare di lore è senz’altro il famosissimo Sabaku No Maiku, e vi lascio il link al suo canale YouTube qui. Un altro YouTuber che andrebbe seguito per la saga di Dark Souls è sicuramente VaatiVidja, e vi lascio anche il link del suo canale qui. Il voto finale che vi do è 9/10. Anche per oggi è tutto dal vostro amato Gerald di quartiere. (Il gioco è stato provato su console Playstaion 4)

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