Cronache di poveri amanti – ricordi di strada

 

24_54_are_f1_1063_b_resize_597_334Firenze. Tra Piazza della Signoria e Santacroce ora, sotto Natale, i turisti vanno e vengono, passano per le vie, abbagliati dalle lucine, dai negozi. Vanno e vengono, ignari passano davanti a una piccola viuzza, via del Corno che, se non fosse per un piccolo cartello scritto in inglese  “Wet door” messo a indicare una verniciatura ancora fresca, sembra ancora rimasta a ottanta anni fa, cristallizzata, preservata dal tempo, ancora lì a raccontarci di una centro città da qualche parte vissuto veramente, aldilà di negozi e turismo. Verrebbe da pensare che questo luogo sia stato trascurato dalla Storia, che  se è rimasto intatto è perché qua non ci è mai arrivata. Questo probabilmente è ciò che penserà anche un turista, capitato una sera per sbaglio in via del Corno, perdendosi, ma questo solo perché non avrà notato una targa, messa dal comune due anni fa, che  ci racconta che la Storia di lì invece è passata, anzi non è solo passata, è stata immortalata, attraverso le parole di Vasco Pratolini.

Vasco Pratolini, pensando a via del Corno, in cui abitò, scrisse infatti Cronache di poveri amanti, un romanzo del 1947 la cui storia in realtà di romanzesco ha molto poco. I suoi personaggi sono probabilmente persone che avremmo potuto incontrare veramente nella Firenze degli anni Venti, nella Firenze sotto il fascismo in cui miseria e arrivismo si mescolavano, in cui il movimento trasformatosi in regime si intrufolava dappertutto, riuscendo anche a entrare in quella piccola via, stretta, dalle case alte, arrivando a mescolare le vite, legando e interrompendo rapporti già complessi per la stessa fisionomia della strada, che ti costringe a condividere tutto, nel bene e nel male.

 

Questa strada ha poche botteghe: un carbonaio, una maniscalco, un calzolaio, un barbiere e un albergo, un “albergo dell’amore” potemmo dire. Sopra di essi gli appartamenti, molti in affitto, senza riscaldamento, alcuni invece, come quello de La Signora, più di lusso. Tra una finestra e l’altra vi sono amori, odi (personali e politici), invidie, soprattutto chiacchiere e pettegolezzi che non permettono di mantenere segreti, ma che rendono allo stesso tempo la via una comunità.

I protagonisti, come dicevamo, sono personaggi che potrebbero davvero essere vissuti, infatti Milena, Bianca, Clara, Mario, Ugo, Vanni, Elisa, La Signora, Mario, Alfredo, Maciste e gli altri abitanti della via, tantissimi, nessuno escluso, sono veri, in tutto e per tutto, concreti, nei difetti e nei pregi, nelle azioni, nelle parole in vernacolo fiorentino. Se il punto di vista del narratore esiste, i caratteri di ogni personaggio sono definiti dalle parole, dai pensieri degli altri, secondo una tecnica che ricorda molto, che vuole ricordare, Verga e che permette di vedere le tante sfaccettature di ognuno. Anche la Storia nella storia di Cronache di poveri amanti è in effetti simile alla Storia nella storia de I Malavoglia, i tempi sono cambiati ma la violenza con cui essa subentra è la stessa, lo stesso è lo spirito con cui gli abitanti-personaggi la affrontano. Da una parte siamo in città, dall’altra in campagna, ma si avverte sempre la stessa resilienza, la stessa capacità di resistere e assorbire gli eventi tipica di un’umanità abituata a una vita non di lussi ma di stenti, in cui occorre sempre superare le difficoltà, dietro l’angolo ad ogni momento, anche con un sorriso, con ironia e con caparbietà.

Immagine tratta dall’omonimo film di Carlo Lizzani (1954), con Marcello Mastroianni

Difficile raccontare la trama, sarebbe come se vi chiedessero, nel caso abbiate mai vissuto in un piccolo paese di campagna, di raccontare la trama, il filo, senza interruzioni, senza correzioni o aggiunte, della vita della vostra via. Rispondereste che non c’è un filo solo, sono molti, e si intrecciano, si annodano, si aggrovigliano, non hanno né capo né coda. Ciò però non significa che non abbia senso, che non sia interessante seguire ogni linea, vedere in quali punti si avvicina alle altre, in quali si districa, poiché alla fine, quando avrete seguito ogni filo, osservato da vicino ogni nodo, ogni evento, potrete allontanare lo sguardo, osservare l’insieme e sentire una profonda consapevolezza, sentire di conoscere tutto, dunque di appartenere a quel groviglio, di esservici annodati anche voi, di fare parte della sua storia.

Dunque vi consiglio di leggere direttamente Cronache di poveri amanti, inutile darvi anticipazioni, è un libro che va vissuto. Poiché quando avrete partecipato all’amore di Bianca, alle sofferenze di Milena, quando avrete partecipato allo spirito di Maciste, lo avrete seguito per le strade di Firenze nel terrore di una notte di conti in sospeso o avrete seguito i ragazzi in una notte di festa della Rificolona, tra canti e sberleffi (tradizione ormai quasi scomparsa), avrete quella sensazione, la sensazione di appartenere a via del Corno. E così, se un giorno, in visita a Firenze, vi capiterà di smarrirvi, come il turista all’inizio, e di ritrovarvi in quella strada, avrete l’impressione di averci vissuto anche voi, di avere visto la Signora alla finestra con i vostri occhi, di averci lasciato un pezzo del vostro cuore, così come ho fatto io, così come soprattutto fece Vasco Pratolini che ci ha regalato questo spiraglio di ricordi di strada, spiraglio di un mondo che non c’è più.

Sperando di avervi incuriositi, buona lettura!!

Leda
Caos, caos dappertutto! Anche adesso, nello scrivere la presentazione. Vorrei dire mille cose, ma non c’entrano. Mi dispiace, vi toccherà leggere i miei articoli se vorrete conoscermi! Lì, ve lo prometto, cercherò di metterci sempre me stessa
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