Civil War: Whose side are you on?

“Queste cose, per testimonianza del destino, mostreranno chi abbia preso le armi con maggiore ragione;
questa battaglia farà sì che lo sconfitto sia il colpevole”. Queste parole sono messe in bocca a Cesare dal poeta latino Lucano. Sta parlando ai suoi soldati, prima della battaglia di Pharsalo, e sta parlando della guerra con il suo, un tempo, amico Pompeo. Una guerra fratricida che causò migliaia di morti, una guerra civile che vide parenti contro parenti, amici contro amici e a volte vecchi nemici fra le fila degli alleati. Questo excursus storico non differisce molto da quello di cui vorrei parlarvi, ovvero Civil War, di Millar e McNiven. 

Da poco è uscita la ristampa (edita da Panini Comics) che molti fan, tra cui io, aspettavano da molto tempo. Ogni copia e ristampa è sempre andata a ruba, e non a caso. La storia è di per sé affascinante, una tragedia umanitaria divide l’opinione pubblica sul tema delle identità segrete dei supereroi. Le idee che vengono sviluppate dal governo americano portano alla formazione di un decreto legge sulla registrazione dei metaumani. Due amici si dividono, difendendo ciò che ritengono giusto: Iron Man, che si erge a rappresentate del nuovo piano di leggi, creando insieme a Hank Pym e Reed Richards una prigione adatta per i reticenti, e Capitan America, che vuole sostenere il diritto alle identità segrete dei suoi compagni. Le due parti arriveranno spesso a scontrarsi fisicamente, causando quella che è una vera e propria guerra civile.

Intelligente è ogni aspetto sfruttato in Civil War dai due autori, che sono riusciti a creare un bestseller ed un quasi capolavoro. Il lavoro sulla simbologia, sia nella scrittura che nel disegno della storia, la scelta accurata di chi sta dalla parte di chi, la resa eccellente dello sviluppo di una crisi con le debite conseguenze, tutto è gestito con il metro giusto. Partendo dalla sorprendente scelta dei due capi, e del lato su cui si schierano, arrivando fino al ruolo di importanza cruciale dato alla figura dell’Uomo Ragno, tutto ciò che è il supereroe Marvel viene messo in discussione.

Le azioni di questi “eroi”  che si combattono fra fratelli, non hanno niente a che fare con le esperienze americane passate. L’ideologia è classicheggiante, porta, appunto, a rivedere il tutto dentro le parole di Lucano, quasi come se potessimo vedere correre, saltare, e combattere in mezzo a questi esseri quasi divini i fantasmi di Giulio Cesare e Pompeo Magno. L’esperienza vissuta è di quelle vere, si capisce in ogni riga che nulla sarà più come prima, che il mondo è destinato a cambiare, forse in peggio, forse in meglio, ma la storia ti coinvolge, obbligandoti, quasi, a scegliere da quale parte tu stesso, lettore, staresti in questa situazione. E la risposta non sarebbe mai ovvia, perché ciò che è messo in discussione è l’aspetto cardine di quello che è la vita da vigilantes, cioè l’identità segreta.

Civil War mette in campo tematiche realistiche che ci troveremmo ad affrontare se in una società come la nostra avvenisse qualcosa di simile, affrontato nel campo della fantasia, ma che non diverge molto dalla realtà. Ogni evento di questo genere ha portato a scelte, scelte che portano delle conseguenze, e anche lo studio delle probabili conseguenze è eseguito fin nei minimi dettagli dai due autori, in quello che è, insieme a Planet Hulk, il mio albo preferito di sempre di casa Marvel.

Non ve ne ho parlato a caso. Oltre a essere uscita da pochissimo la nuova ristampa, al cinema è previsto in non molto tempo un film tratto da questo albo, che vedrà anche il Marvel Cinematic Universe sconvolto dalla guerra fraterna dei supereroi. Sono convinto che tirare fuori subito questa storia sia molto azzardato, non è ancora abbastanza espanso l’universo per ricrearne le emozioni. Sono sicuro però che film come fumetto ci porrà la stessa domanda che vi porrò adesso, per quando avrete letto la storia. Whose side are you on? Per oggi è tutto, dal vostro amato Gerald di quartiere.

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