Civil War: ciò che resta dopo la tempesta

Non è in anteprima questa recensione, e penso che si capisca visto il giorno in cui esce. Non è fatta da un giornalista, da qualcuno che ha avuto in esclusiva la possibilità di vedere il film settimane prima dell’uscita. Però penso che vi piacerà proprio per questo. Perché questa recensione è fatta da una persona come voi, che ha aspettato tanto, troppo tempo per vedere un film con dietro molte aspettative. Quindi meglio non crearne altre, e cominciare a parlare di “Captain America: Civil War”, diretto da Anthony e Joe Russo.

Non molto tempo fa, si parla di qualche mese, pubblicai un articolo sul mega evento Marvel “Civil War” (link qui), nel quali espressi un timore. Il timore era che i tempi non fossero ancora maturi per sfruttare al meglio questo colossale cambiamento, che le tematiche che avrebbero dovuto sfruttare non fossero sviluppate in modo abbastanza soddisfacente. Dopo la visione del film devo ammettere di essermi abbastanza ricreduto, ma continua ad essere presente nel retro del mio cranio un suono fastidioso, che continua a ricordarmi che le cose non dovevano andare così. Ma è la mia parte pignola, ed è giusto ignorarla in alcuni casi (ma non sempre). Il timore più forte di tutti, comunque, era che il leit motif dello scontro fra l’uomo di ferro e il capitano fosse quello che sembrava comparire nei trailers, ovvero il “ma Bucky è mio amico” che tanto mi spaventava. Rassicurerò non pochi di voi nel dirvi che non è così, l’affetto di Steve Rogers verso l’amico è solo un mezzo in una trama ben scritta e piena di profondità, come ormai i fratelli Russo mi hanno convinto ad aspettarmi.

Dilungarmi troppo sulla trama non sarebbe corretto nei confronti di chi non ha ancora visto il film, quindi dirò l’essenziale, e ciò che si può dedurre dal trailer. Gli Avengers dalla loro comparsa hanno salvato il mondo molte volte, ma come in un’equazione la loro presenza ha portato ad innumerevoli disastri. Proprio dopo l’ultimo di questi, che vede implicate diverse vittime innocenti, che le Nazioni Unite decidono di porre un freno alle azioni del gruppo di supereroi, di legalizzarli e porli sotto il loro controllo, come una forza paramilitare sovrannazionale. Stark, sconvolto dai recentissimi eventi della sua vita privata e non, davanti alla madre di un ragazzo morto in Sokovia dopo l’attacco di Ultron non regge più, e si fa portavoce di questo progetto e primo aderente. Il generale Ross, ideatore di questa “registrazione dei superumani” (non la chiameranno mai così, ma noi lettori sappiamo che alla fin fine di questo si tratta), pone gli Avengers davanti ad una scelta: chinare il capo ed obbedire oppure ritirarsi. Cap non ci riesce, non vuole essere costretto ad intervenire dove non ritiene sia giusto, o a non intervenire quando pensa che lui debba. Vuole che gli Avengers rimangano quello che sono, perché sono il solo mezzo che ha l’umanità di difendersi. Ogni eroe viene posto davanti questa scelta, e ogni eroe fa ciò che ritiene sia giusto. Ma qualcosa interviene a sconvolgere ancora di più il tutto. Bucky Burnes, il Soldato d’Inverno, viene accusato di aver causato un’esplosione dove si stava tenendo la conferenza dell’ONU che avrebbe dovuto approvare i “trattati di Sokovia” (questo il nome dell’atto), causando molte morti. La comparsa di Bucky sarà la miccia che inizierà a far bruciare il conflitto. Ma magari c’è dietro dell’altro…

In “Civil War” compaiono molti eroi del MCU, dagli Iron Man di Rober Downey Jr e Captain America di Chris Evans ai Vedova Nera di Scarlett Johansson e Occhio di Falco di Jeremy Renner, quelli che mancano hanno dei motivi dietro che rimangono nel limbo, ma la cosa riesce a non essere pesante. Fanno la loro comparsa per la prima volta Pantera Nera (Chadwick Boseman) e Spider-Man (Tom Holland, di lui parlerò tra poco) e per la prima volta nel gruppo Ant Man (Paul Rudd). Per motivi di budget, credo, non a tutti è dato il giusto tempo, ma con poche scene capiamo chi sono, cosa fanno, e perché sono lì, quindi non vengono sprecati. Non c’è “troppa gente”, come spesso mi sentivo dire mentre ne parlavo con altre persone. Il numero è giusto e proporzionato, ognuno messo nel posto dove dovrebbe stare. Le lodi penso ormai si sprechino nel lavoro che stanno facendo i fratelli Russo nel mondo Marvel, che stanno continuando a portare realismo e convinzione nei loro film, con pochissimi errori e i giusti temi affrontati in ogni film (Ant Man resta una spanna sopra il resto secondo me). Lode soprattutto alla scelta di concentrare il film sui concetti di potere e responsabilità, e parlando di queste due cose come non dirvi cosa ne penso del nuovo Tessiragnatele? Semplicemente è perfetto per la parte. Incanala tutti gli aspetti giusti del personaggio, di entrambe le parti (sia il Peter Parker che lo Spider-Man). Il citazionismo forse è un po’ troppo fanatico, e scende spesso nel “avete visto che vi abbiamo messo? volevate questo no?”, ma è a livelli perdonabili. Personalmente non vedo l’ora che il nuovo film su di lui esca, sperando che siano appunto i fratelli Russo a occuparsene.

In conclusione, “Civil War” ci pone di fronte tematiche forti, creando una parabola sui quesiti che dovremmo porci dinnanzi a chi detiene potere, qualsiasi esso sia: sta facendo la cosa giusta? ciò che fa è nel mio interesse? che farei io al posto suo? La risposta a questo tipo di  domande non è semplice, e ciò vuol dire che le domande sono giuste. Per chi teme, comunque, che il film significhi una spaccatura definitiva nel gruppo sbaglia. Il film è fatto in modo che tutto cambi e tutto rimanga com’è. Alla fine anche questo rimane dopo una guerra civile, un cambiamento che non c’è. Per oggi è tutto, Gerald vi saluta.

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