“Città di carta” di John Green

In occasione della produzione del film che uscirà in Italia solo il 3 settembre 2015 ( con come attori principali Nat Wolff, Cara Delevingne, Halston Sage, Austin Abrams, Jaz Sinclair e Justice Smith ), voglio parlarvi di “Città di carta”, un altro romanzo scritto da John Green.

La storia parte da Quentin Jacobsen e Margo Roth Spiegelman, vecchi amici e vicini di casa, che ora, ormai diciottenni, si sono da tempo allontanati a causa dei loro caratteri profondamente diversi.
Città-di-Carta-Cara-Delevingne-Nat-Wolff-1024x683-765x510Q è infatti un ragazzo intelligente e un po’ nerd, come tutti noi,  ma anche molto introverso, pigro  e impaurito.

Lui è sempre stato ammaliato dalla figura di Margo, popolare e bella ragazza che, dietro alla sua capacità di plasmarsi in base a ciò che ognuno vuole che lei sia, nasconde un’infrenabile voglia di misteri e d’avventura.

Quello che Quentin non avrebbe mai potuto immaginarsi è di vedere a notte fonda  la ragazza piombare in camera sua passando dalla finestra. Ha bisogno del suo aiuto per un’avventura indimenticabile, fatta di scherzi, vendette e molto divertimento e anche se un po’ sotto shock e impaurito, lui accetta subito di aiutarla.

La mattina dopo ,al risveglio, nel cervello del ragazzo continuano a martellare varie domande (perché ha scelto proprio me? Sarà cambiato qualcosa fra noi?) che, ricche di aspettative, vengono abbattute dalla scoperta della misteriosa scomparsa di Margo.

“Margo ha sempre amato i misteri. E di fronte a tutte le cose che sono successe dopo non ho mai smesso di credere che li abbia amati così tanto, i misteri, da essere diventata lei stessa uno di loro.”

La polizia non trova tracce, i genitori sono straziati dall’ennesima fuga della figlia mentre tutti gli amici e i compagni di college credono che si tratti della solita avventura, da cui tornerà presto e che si unirà agli altri racconti che l’hanno resa una leggenda.Quentin, che ha visto dentro di lei una strana malinconia, decide di non lasciare questo mistero inviolato, ma anzi di abbandonare  pigrizia e paura e iniziare una lunga ricerca che lo porterà a comprendere meglio la strana vicina di casa ma anche sé stesso, la vita e il significato di amore e amicizia.

“Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose: le persone che ci lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo male, gli uni con gli altri. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c’è niente da fare, la fine è inevitabile. Però c’è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi. Ed è solo in quel momento che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro. Quand’è che noi ci siamo ritrovati faccia a faccia? Non prima di aver guardato dentro le nostre reciproche crepe. Prima di allora stavamo solo guardando le idee che avevamo dell’altro come se stessimo osservando una tenda dalla finestra e mai la stanza all’interno. Una volta che lo scafo va in pezzi, però, la luce entra. Ed esce.”

Dagli scaffali di una libreria, fra vinili e poesie di Walt Whitman, Q s’addentrerà nel mondo della PaperTownsragazza,cercherà di immedesimarsi in lei, di vedere e ascoltare come lei, una persona ferita, che inconsapevolmente  gli ha lasciato degli indizi. In fondo ,per quanto ci sentiamo soli ed abbandonati, non sogniamo tutti che qualcuno ci venga a cercare?
I post-it, le mappe abbandonate e le puntine da disegno che fanno buchi nel muro sono solo alcuni altri piccoli segni che ritrova per questa ricerca piena di enormi punti di domanda e dilemmi esistenziali.

E poi un viaggio on the road a bordo di un Minivan di seconda mano, in un’America di quartieri fantasma, paesini abbandonati, e vecchi magazzini dove la ragazza ha visto la possibilità di ricominciare.

“Città di carta” è un romanzo che parla di una fuga dalle città che per Margo hanno la consistenza della carta, dalla loro mondanità e  da noi stessiuna società vuota che avanza senza ideali e veri legami, dal futuro che spesso troviamo già assegnatoci e dalla nostra fragilità.

“…Da quassù non vedi la ruggine, la vernice scrostata, ma capisci che razza di posto è davvero. Vedi quanto è falso! Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. È una città di carta. Guardala Q: guarda quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comprato loro in qualche discount di carta. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per 18 anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero.”

E’ una lettura che si sofferma, seppur in modo piacevolmente malinconico, a riflettere su amicizia, legami e futuro e critica la società in modo scanzonato. John Green riesce  nuovamente a porsi nei panni di un adolescente, di cui ne disegna una  perfetta mappa emotiva senza mai risultare banale, senza più ricorrere alle lacrime pietose di “Colpa delle stelle” , ma anzi lasciando il lettore compiere un proprio viaggio personale fra le righe del romanzo.
Ho trovato interessanti i personaggi secondari, ma non all’altezza del Colonello e Takumi di  “Cercando Alaska”.Ma per quanto riguarda i temi trattati e la trama in generale, “Città di carta” ha avuto su di me comunque un forte impatto, lasciandomi, come accaduto con il sopracitato, settimane a riflettere se non di più, sulla futilità della società moderna e di certi rapporti. Un altro romanzo che non ti permette di rimanere stabile al suolo, ma che ti assale e scalfisce lentamente.

“Entrerai nelle città di carta e non tornerai più indietro.”

Infine,come ogni libro dell’autore, è anche un romanzo di formazione ricco di battute ed esperienze esilaranti.tumblr_m6z6vbL1Iu1qm2i8co1_500

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