Cercando Alaska

DSC_0025Premetto che non mi sono ancora formata un’opinione chiara sul “fenomeno John Green”.

Cercando Alaska è il primo romanzo dell’autore, del quale ho letto solo un altro libro, Colpa delle stelle. Entrambi mi sono piaciuti ma non ne sono completamente convinta; quindi, presa da questa confusione e il dibattito interiore che mi attanaglia (perché adoro i suoi video – viva i Vlogbrothers!- e il fatto che nei suoi libri sembra di sentirlo parlare), proverò a formulare qualche frase di senso compiuto riguardo al libro e le mie impressioni.


La trama ruota attorno a “Pudge”, uno studente americano che memorizza le ultime parole di artisti e gente varia di cui legge le biografie. Pudge si trasferisce dalla Florida in un collegio dell’Alabama dove non deve solo affrontare il significativo aumento nella difficoltà delle lezioni ma anche l’amore non corrisposto (forse) della bellissima/nerd/brillante/eccentrica Alaska Young.
I commenti dei super-fans di John Green sono pazzeschi, gente che ha pianto, si è disperata, ha riso, è cambiata ecc. Io non proprio. Cioè, non che non mi sia piaciuto, una decina di pagine mi hanno fatto anche ridere a voce alta (la descrizione dello scherzo “ribaltamento del paradigma patriarcale”, dico solo che include un professore di religione e uno spogliarellista) e sopratutto la cosa poco comune di questo libro è il fatto che non è mai spiegato, le cose succedono e basta; cioè succedono, i protagonisti cercano di investigare e di capirne le ragioni, nel frattempo crescono e imparano ma non scopriranno mai la verità, quindi anche al lettore è lasciata la libertà e la possibilità di interpretare la storia e di spiegarne il significato autonomamente. E’ bello si, ma non mi ha certo cambiato la vita. I personaggi sono antipatici, i tipici ragazzi che si sentono più furbi e intelligenti degli altri senza in realtà fare niente per dimostrarlo, tranne qualche scherzo che dovrebbe “ribaltare il paradigma patriarcale” ma in realtà fa solo ridere. Le parti che sono esplicitamente dedicate alla riflessione sulla vita, la morte, il labirinto di sofferenza e la religione è sempre enfatizzata tantissimo, senza che in realtà sia particolarmente profonda (tipico di alcuni americani parlare tanto di cose profonde facendo un sacco di giri di parole e senza dire in realtà niente che non si sapesse già. Sorry, senza offesa).
Forse non sono riuscita a formulare le frasi di senso compiuto di cui parlavo, ma almeno ho dato sfogo alla mia confusione mentale riguardo questo scrittore. Forse è un bene che sia confusa, almeno per le sue tasche, perché probabilmente comprerò a breve un’altro suo libro.

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