Captain Fantastic, pura verità e società boschiva

Non c’è niente di scimmiesco in Captain Fantastic. Soltanto la premura affettuosa di un genitore e un vigore politico che traspare dalle crepe sociali. La seconda regia di Matt Ross non scatena un titanico King Kong contro i grattacieli del New Mexico. Studia una famiglia singolare senza diventare pedagogico, la scruta nei rituali e nelle aspirazioni. Privo, però, dell’invadenza moraleggiante che, invece, si manifesta a pensarci due volte, un involucro severo che fascia la storia.

Niente di scimmiesco, è vero – però la figura di Ben Cash/Viggo Mortensen come un Tarzan del nuovo millennio fertilizza non poco l’immaginario. La famiglia Cash (ciascuno dei figli con un nome inventato, unico) vive difatti nella foresta, nella Natura, in un ritmo militare con propositi da setta culturale. Le armi cacciano solo il cibo, il corpo si allena con la mente – musica e sapere – secondo una dottrina della verità. Ma è difficile, per Ben, annunciare alla prole la dipartita della madre, attorno al cui funerale ruotano le bizzarre e drammatiche peripezie del vasto nucleo familiare.

Captain Fantastic si muove senza titubanze tra Into the Wild e i Bimbi Sperduti di Peter Pan, aggiungendo una vena tribale e rituale in lotta contro il capitalismo. Una lotta che è destinata a fallire, a sottoscrivere un armistizio dal sapore di condanna alla Natura. C’è più che libertà, nel bosco, più che passività anarchica. La sedimentazione di fondo che alimenta le convinzioni quasi ascetiche di Ben è la verità. Pare non essere più prerogativa dei bambini non avere peli sulla lingua; Ben, anche lui, ce li ha solo intorno alla bocca, una folta barba da taglialegna quale non è. Spudoratezza ed educazione governano il focolare in mezzo alla foresta, e un bambino di neanche dieci anni agisce come un critico laureato.

In questo idillio selvatico di semplicità si annidano i germi di un’alienazione tanto fisica, eremitica, che astratta, quasi ideologica. Vivere in luoghi reconditi non disturba le capacità di interazione con altre persone, che siano amici o commessi del supermercato. Ma ritirarsi del tutto in quei luoghi detta un comportamento difficilmente reversibile che trasuda inadeguatezza e straniamento. L’amore, in particolare – l’idea che noi abbiamo d’amore –, è plasmato dai costumi sociali, non da un istinto bestiale – dove, semmai, agisce lo stimolo alla riproduzione.

L’amore cortese, benché traviato dalla contemporaneità frettolosa, non è l’idea di amore che la famiglia Cash possiede. Ecco quindi che, invece di una scappatella notturna, scatta la proposta di matrimonio immediata, e il rapporto tra due sorelle, alla luce di ciò, suggerisce quasi un’omosessualità incestuosa. Il giudizio di tali comportamenti non è lasciato che al pensiero dello spettatore e, nel primo caso, all’imbarazzo sardonico che permea la precoce dichiarazione. La verità, insomma, non può nulla con l’esperienza. Il contatto diretto con il Mondo Interno, territori proibiti, sarebbe deleterio per l’eversiva educazione ideologica dei figli, ma al tempo stesso è l’unica terapia che – come sperimentiamo sulla nostra pelle – consente di apprendere modi e regole del rapporto con altre persone.

Detto questo è irrinunciabile un chiarimento. La foresta non è sinonimo di preistoria, ma allo stesso modo la società non è garanzia di evoluzione. Lo scontro tra i due mondi è in atto nelle pieghe della realtà attuale, corrotto dalla comoda ipocrisia che permette di screditare l’ordine collettivo ed essere pascià nel suo grembo. La denuncia di Matt Ross alterna dramma e commedia con una punta di amarezza e una lirica interpretazione di Sweet Child O’ Mine da fremiti struggenti. E infligge una seria stoccata al sistema, con un colpo di coda piuttosto esibito che fa la paternale a quanti predicano la naturalezza dal loro Wi-Fi.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, e se sì, perché non condividerlo? In entrambi i casi ti invito calorosamente a seguire Very Nerd People su Facebook. Se questo scritto ti ha incuriosito, non temere: ce ne saranno altri. Solo il sabato, solo su Very Nerd People, solo sul viale d’ingresso.

Condividi su