Bellezza divina: spirito e contemporaneità

Bellezza-Divina-Palazzo-Strozzi-e1441270555237-670x350
Friedrich Shelling vide nell’arte la sintesi perfetta tra natura e spirito, tra infinito e limite, tra materia e assoluto. L’artista era infatti per lui “il genio” che riusciva a incarnare il pensiero nella materia; attraverso gli strumenti, la tecnica, la sua ispirazione, il suo spirito, prendeva forma. Per lui il mondo era infatti un’opera d’arte, che si genera da sé, di materia, ma dalle 1000 interpretazioni. Il pensiero di Shelling è ciò che ho visto nella mostra di Palazzo Strozzi a Firenze: “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana”. Ho visto il pensiero di Shelling perchè nelle 100 opere e più presenti, non “solo” dei tre grandi pittori vantati nel titolo, ma anche di Munch, Picasso, Matisse e tantissimi altri, c’era prima di tutto spiritualità, o sarebbe meglio dire, c’erano più di cento spiritualità diverse.

Marc Chagall – Crocifissione bianca 1938

 Scopo della mostra, curata da da Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Ludovica Sebregondi e Carlo Sisi, è stato infatti quello di analizzare come gli artisti dell’età contemporanea (si va da metà 800 a metà 900) abbiano vissuto la spiritualità, nella preghiera, nella figura di Cristo, nella Passione, nell’Annunciazione, nell’immagine di Maria, ed abbiano conciliato tali figure, provenienti da un passato lontanissimo, con i loro tempi, la loro esistenza, le problematiche in cui la loro vita del presente si trovava immersa. Attraverso immagini da cui ormai sembrerebbe difficile trovare un segno di novità, emerge così l’artista prima di tutto, nella sua unicità, emerge il suo pensiero, il suo spirito, e dunque Cristo diventa un autoritratto per Van Gogh, un ebreo senza la corona di spine ma col copricapo tra immagini dei pogrom e della Shoah per Chagall,  un uomo crocifisso senza volto per un ateo e quattordicenne Picasso.

Pablo-Picasso-Cristo-crocifisso-1896-1897

Edvard Munch – Madonna, 1895

Per Otto Dix (Cristo e la Veronica, 1943)Cristo è crocifisso da uomini dei nostri tempi, di cui vuole denunciare la violenza. Per Fontana infine (ma vi sarebbero tantissimi altri esempi) è materia che emerge, rossa insanguinata, sul bianco puro della porcellana, ferita da tagli come le famosissime tele dell’artista. Maria è invece nella personalissima interpretazione di  Munch una donna sgomenta come l’artista di fronte alla realtà, con occhi che sono spirali, una falce che la sovrasta, il bianco e il nero che danno forma al suo corpo.

 

Glyn Warren Philpot – Angelo annunciazione 1925

I colori sono l’elemento che colpisce di più in questa mostra, in un periodo in cui nell’arte si sono slegati dalla fedeltà alla realtà, questi sono il modo migliore per far emergere la visione personale della spiritualità. Impressionano così i quadri dei divisionisti in esposizione, i cui personaggi sacri paiono uscire dai quadri con i loro colori sgargianti. Impressiona così il quadro di Guttuso, che proprio per la violenza dei colori, del rosa della nudità di Maddalena, del rosso del crocifisso che va a coprire addirittura il volto di Gesù, fu giudicato eretico. impressionanti i quadri che per contro hanno scelto il bianco e il nero per rappresentare la morte o invece la purezza.

Renato Guttuso – Crocifissione 1940-1941

Edvard Munch – Padre in preghiera, 1902

La sala dedicata alla preghiera ci porta alla religiosità nel quotidiano. Qua il bianco e nero sono protagonisti. C’è chi prega di sera, come il padre di Munch, in un oleografia che per forza gioca sul contrasto tra i due colori. C’è chi prega la mattina, ed essendo una fanciulla, il nero scompare: è una statua di Vincenzo Vela (La preghiera del mattino, 1846). I capelli della giovane scomposti, la vestaglia accasciata da un lato con innocenza, il crocifisso al collo incastrato nella veste ci parlano dell’intimità, della naturalezza, della purezza del rito mattutino.

 

Una sala particolare è quella che a prima vista pare uno stanzino. All’interno, su un mega-schermo,  è proiettato un video in cui è ripresa la vita quotidiana delle chiese, dal Duomo di Firenze alle chiese costruite da Le Corbusier. Anche qua i colori insieme alle forme fanno da protagonisti. Ma a questi si affianca una terza dimensione: il suono.

Vi sarebbe da parlare per ore, di ogni quadro, di ogni statua presente, ma stiamo parlando di arte visiva ed essa è stata creata per essere vista direttamente, dal vivo, in quanto viva. Ciò che posso dirvi dunque è, se vi trovate per caso a Firenze prima del 24 Gennaio (data di chiusura della mostra), fate un salto a Palazzo Strozzi, per gli under 26 il biglietto è di 4 euro, intero sono 10 euro, ma ne vale veramente la pena. La fede non serve, così come non è servita a molti artisti per parlare di divino, occorre solo un po’ di amore per l’arte, e se anche non ci fosse, chissà che non possa essere proprio questa mostra a farvi cambiare idea!

Ti è piaciuto l’articolo? È stato di tuo gradimento? Se sì, condividilo, e ricorda che puoi sempre seguirci anche sulla nostra pagina Facebook, per rimanere sempre aggiornato!

 

Condividi su