Before the Flood – che speranze ha il pianeta Terra?

Before the flood

Before the flood copertina

Quanto tempo rimane alla Terra prima che le conseguenze del nostro comportamento ne devastino irrimediabilmente l’equilibrio attuale? Quali sono le cause degli evidenti cambiamenti climatici e quali le possibili soluzioni? Ricordiamo un momento il postulato fondamentale di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». E’ quindi nel nostro interesse che la Terra mantenga la sua attuale conformazione geologica e la stabilita degli ecosistemi, anche nel rispetto delle altre forme di vita. Dovessimo arrivare al punto di non ritorno, la Terra non scomparirà, non esploderà o imploderà, ma diventerà invivibile, si trasformerà.
Ed è su questi punti che Leonardo DiCaprio ci tiene a far chiarezza, qual è la reale situazione che stiamo vivendo? L’attore è da tempo impegnato a sostegno delle cause ambientaliste ed è stato nominato due anni fa Ambasciatore di Pace per il clima dall’ONU, occupandosi quindi attivamente del tema, cercando di capire, imparare e documentare la reale situazione. Ed è così, dopo anni di viaggi intorno al globo per documentare i fatti già tangibili, che nasce Before the Flood (Punto di non ritorno, 2016), diretto da Fisher Stevens, prodotto dallo stesso attore che ci narra e presenzia in tutto il filmato e che vede anche Martin Scorsese come produttore esecutivo.

“I cambiamenti climatici stanno avvenendo rapidamente e di recente abbiamo assistito a fenomeni metereologici particolarmente estremi. Di fronte alla smisurata vastità dell’universo il pianeta Terra è come una minuscola imbarcazione e se questa barca dovesse affondare è chiaro che per l’intera umanità non ci sarebbe via di fuga”. Così afferma il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, all’inizio del documentario. Accompagnato anche da rievocazioni di esperienze e riflessioni personali DiCaprio ci porta sul set di Revenant, film grazie al quale ha vinto sì l’Oscar, ma che gli ha permesso anche di essere coinvolto in un progetto che ha come protagonista la natura selvaggia, incontaminata, ma anche una natura all’inizio della sua devastazione:

“Ho cominciato le riprese di un nuovo film, è ambientato agli inizi dell’Ottocento, ai primordi della Rivoluzione Industriale, nel selvaggio West degli Stati Uniti. Fanno da sfondo al racconto la devastazione della natura da parte dell’uomo, la distruzione di intere specie animali e delle comunità locali. […] Ricordo la mia angoscia nello scoprire che esploratori e pionieri avevano sterminato, senza rendersene conto, intere specie. In questo modo avevano compromesso irrimediabilmente l’ecosistema.
Ma oggi noi facciamo di peggio: agiamo con consapevolezza
Leonardo DiCaprio, Before the Flood

Ma i principali imputati sono ovviamente i combustibili fossili, come carbone e petrolio, e la loro estrazione, che devasta foreste, oceani e gli ecosistemi in generale.
L’attore riflette su come gli interessi economici che girano dietro queste fonti di reddito che vantano cifre astronomiche e la scarsa volontà politica di contrastarle contribuiscano seriamente al ritardo nello sviluppo di manovre per trovare un rimedio al problema.
E’ tirato in causa anche il settore alimentare, con gli allevamenti intensivi dei bovini, e le coltivazioni fortemente invasive, come quella dell’olio di palma, devastano gli ecosistemi: le prime introducendo nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica e le seconde provocando la deforestazione e la lo sterminio di intere specie animali autoctone.
Arriviamo anche sulla landa ghiacciata dell’Arcipelago Artico Canadese e in Groenlandia in cui gli strati di ghiaccio di sciolgono ad un ritmo inimmaginabile causando un inevitabile innalzamento dei mari e un potenziale stravolgimento della Corrente del Golfo, importante per la regolazione delle temperature anche europee.

Sono anni che si parla di Riscaldamento Globale eppure i negazionisti esistono anche oggi, coloro che negano che il problema ci sia realmente, o quelli che sminuiscono al tal punto che pensano, e pensavano, come dice DiCaprio, che cambiare una lampadina o prendere meno la macchina potesse essere la soluzione. Ma ci vuole un piano più drastico, più radicale, per contenere l’aumento della temperatura sotto i 2°C, come deciso al Cop21 dell’anno scorso, soluzione però ottimista. Attualmente sono Cina e Stati Uniti le nazioni più inquinanti del mondo, e la prima sta vivendo una vera e propria emergenza tanto da farla diventare uno degli stati più propense all’utilizzo massiccio delle energie rinnovabili, principalmente eolica e solare, cercando di ridurre gradualmente l’uso del carbone.

Si arriva poi in India, in cui i problemi sociali e il recente sviluppo economico basato sul carbone si scontrano con il tentativo di non far ripetere anche gli stati emergenti come questo gli stessi errori dell’Occidente, che ancora arranca in fatto di rinnovabili.

Non voglio rivelarvi però tutti i punti affrontati, anche se ormai si conosce l’indice a menadito. L’importante è capire il messaggio di questo documentario realizzato magistralmente. Non ci si può più permettere di considerare le tematiche ambientaliste argomenti da donnette eccessivamente sensibili. Il problema tocca tutti, non è più una scelta. Non si può più pensare di comprare una macchina che va solo a benzina perché sì. Si tratta di un cambio di mentalità che non richiede troppo sforzo e che ormai è necessario, tralasciando ogni scusante, perché niente può giustificare il disfacimento di un pianeta meraviglioso come il nostro. Non si può dare la colpa sempre a quello accanto a noi seguendo la filosofia che è il capo che deve controllare. ognuno nel suo piccolo può fare la differenza attuando piccoli accorgimenti quotidiani e compiendo scelte responsabili. Solo così arriveremo ad una soluzione, perché le soluzioni ci sono e sono affrontate approfonditamente in Before the Flood. La volontà determinerà il cambiamento.

Cliccando nel video trovate l’intero documentario, reso disponibile gratuitamente dal National Geographic.

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