Bang Bang Club – cosa rende bella una fotografia?

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A volte il confine tra giusto e sbagliato, tra diritto di informazione e accanimento morboso, è sottilissimo, a volte non è nemmeno di un millimetro, a volte è dello spessore di una foto… Steven Silver in Bang Bang Club riesce a tenersi in equilibrio su questo labile confine, come un funambolo, mentre ci racconta la storia (vera) di quattro fotoreporter in prima linea nella guerra civile sudafricana che vide scontrarsi la tribù di Nelson Mandela e degli Zulù prima delle prime elezioni libere del paese del 27 aprile del 1994, guerra civile che oggi l’Occidente sembra aver dimenticato.

Come i protagonisti, il regista scatta “solo” una foto della storia, lasciando allo spettatore l’interpretazione, il compito di trovare la risposta alle molte domande che la pellicola ci fa porre: è giusto, è sbagliato ciò che vedo? E’ speculazione sul dolore? Se sì, questi quattro fotografi sono colpevoli o sono vittime? Sono eroi o paparazzi? Ognuno trova la sua risposta, e questo è fondamentale. Ad un certo punto nel film a Kevin Carter (uno dei quattro componenti del Bang Bang Club, interpretato da Taylor Kitsch) viene chiesto: “cos’è che rende una foto fantastica?”; lui ci pensa bene, inizialmente dice che non lo sa, che è in grado di capirlo solo dopo averla scattata, poi aggiunge “credo che a rendere una foto fantastica sia.. la domanda che essa ti fa porre”. Steven Silver segue a pieno questa filosofia immergendoci in una storia difficile, difficilissima per chi l’ha vissuta,  difficile da raccontare in un film, difficile anche da guardare, in quanto fa stare lo spettatore con gli occhi sgranati per tutto il tempo e con la sensazione di avere ricevuto un pugno nello stomaco. Forte.

Il primo pugno lo riceviamo subito, leggendo la breve introduzione ed immergendoci immediatamente nel Sudafrica delle bidonville, dove la bellezza della natura stride con le baracche di lamiera e col sangue che scorre quotidianamente in scontri che si accendono senza altre ragioni se non la differenza di etnie. Greg Marinovic, sudafricano bianco (Ryan Philippe), accorre ad assistere a uno di questi scontri, ci sono morti. Scatta – è un freelance -scatta tutto ciò che vede, finendo nell’inquadratura di un altro fotografo (Kavin Carter), che rimane incuriosito nel vedere un volto nuovo in quel posto, nel vedere qualcuno che non faccia parte della sua redazione.

Lo scontro è finito, Kevin va via, Greg invece vuole approfondire, vuole capire perché
tanta violenza e così, nonostante un bambino gli dica che non tornerà vivo, si avventura nel villaggio degli Zulù, le persone che hanno ucciso gli uomini a terra. Entra e cercano di ucciderlo, urla “stampa, stampa! Foto!!”;si rilassano ed addirittura si lasciano ritrarre: Scatta un sacco di foto, parla con loro, chiede quale sia il loro punto di vista: non si vogliono alleare con Mandela perchè chiede di scioperare, ma non possono, devono dare da mangiare ai figli; raccontano di violenze. Ad un certo punto entra un intruso nel villaggio. Greg assiste alla sua uccisione, anche qui scatta. Queste foto l’indomani gli varranno un contratto a giornata nella redazione dove lavora Kavin. Conosce altri due fotografi: Ken Oosterbroeck (Frank Rautenbach) e Joao Silva (Neels Van Jaarsveld). Queste foto gli varranno l’ingresso nel Bang Bang Club.

La sua vita cambia completamente, ogni giorno rischia la vita insieme agli altri. Ad ogni scontro sono lì, in mezzo agli spari.. Ogni sera tornano nella parte bianca della città, in locali che potrebbero sembrare benissimo di Parigi o Londra, a sballarsi, a incontrare belle ragazze, a festeggiare gli scatti del giorno che li fanno guadagnare un sacco. La loro vita oscilla freneticamente tra questi due poli, poli contraddittori di un Sudafrica contraddittorio e, superficialmente, loro, i fotografi del bang bang club, non la colgono questa contraddizione; anche Greg ha smesso di farsi domande. E mentre lui smette di porsele, inizia a farsele lo spettatore: la loro vita così è giusta? La mattina foto di morti, la sera sballo? Alla fine di quest’articolo proverò a dare la mia risposta personale. Intanto intuiamo che qualcosa, sotto l’apparenza, lavora nell’animo dei fotoreporter..

Un giorno Greg assiste a una scena terribile, a una violenza inaudita: due sudafricani riempiono di benzina e danno fuoco ad un altro sudafricano: in fiamme inizia a scappare, una lampada vivente. Infine riceve un colpo con un macete. Greg immortala l’immagine, mentre scatta pensa a esposizione, luce, inquadratura, ma dopo è scosso. Chi sta diventando? Ha ragione quel fotografo nero che dice che lui e i suoi compagni sono soltanto degli sciacalli?”Greg, è una bellissima foto” sono le parole di Robin, l’addetta alla fotografia del giornale, con cui ha una relazione. E’ vero, è una bella foto, tanto bella da fargli vincere il Premio Pulitzer, tanto bella da fare il giro del mondo e finire su tutte le testate d’Europa.

La storia continuerebbe ancora a lungo- non siamo neanche a metà- ci sarebbero tanti episodi ancora di cui parlare prima di fare una riflessione completa.. Ma mi devo fermare, forse ho già raccontato troppo. In pochissimi in Italia hanno visto questo film, non essendo mai andato nelle sale (la produzione è canadese), e se desidero che voi lo guardiate non posso spoilerare oltre.Perchè desidero che voi lo guardiate? Perchè lo ritengo importante?

Il dibattito sull’etica dell’informazione, nonostante Bang Bang Club sia uscito sei anni fa e la storia risalga agli anni novanta, è più che mai attuale e più che mai irrisolto. Si è aperto ultimamente per i video dell’Isis, per l’intervista al figlio di Totò Riina (E’ giusto mandarli in onda? E’ dare spazio in tv al male? E’ fare il loro gioco?) o per le immagini delle vittime dei naufragi di migranti..(Quanto è informazione, quanto lede la dignità delle persone ritratte? Quanto è speculazione sulla morte?).

Ho un’opinione diversa e non ben definita per ognuno di questi fatti, così diversi. Di una cosa però sono abbastanza sicura: più che di chi ritrae, la colpa è di chi osserva. E’ vero i fotografi di Bang Bang Club la sera dimenticavano quello che avevano fatto la mattina, ma non è forse quello che ha fatto l’Occidente? L’occidente quelle foto le ha viste, le ha chieste, per l’occidente quei fotografi rischiavano la vita, eppure le ha dimenticate, assuefatto. Nessuno oggi i racconta di quella guerra civile, ci si racconta soltanto che in Africa c’era l’apartheid e che quando Mandela è stato liberato è finita. Quei morti, ritratti in eternità, sono caduti nell’oblio. E’ forse un oblio di difesa come quello di Greg e i suoi compagni, ma l’Occidente in quella guerra non ha rischiato la vita come loro, di questa storia vittime ,secondo me, più che carnefici. L’Occidente ha assistito, pagato, e basta. Bang Bang, portandoci così lontano, ci fa porre domande soprattutto su di noi.

Sa avete  visto il film, mi piacerebbe avere le vostre risposte, le vostre opinioni, qua sotto nei commenti. Davvero tanto. Perché, come ho detto all’inizio, questo film lascia tutto aperto, e penso che ogni persona che l’ha visto si sia fatta un’idea diversa. Mi piacerebbe un confronto.  Se invece non lo avete visto, beh.. Buona visione!!!

 

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