Anna – la bambina e la vita

Anna-620x372Per giocare servono le regole, per vivere le leggi. Ma che accade se un bel giorno non c’è più nessuno con cui giocare ? Se non c’è più nessuno che ci possa guidare nella vita? Quelle regole, quelle leggi valgono ancora? Questo è ciò che si chiede e deve scoprire Anna, la piccola grande protagonista dell’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti, uscito con Einaudi. Lei è piccola, infatti non è ancora sviluppata, ma è grande perché, proprio grazie al fatto di non essere ancora sviluppata, ha quattordici anni ma non ha ancora avuto la Rossa, la terribile epidemia arrivata dal Belgio che ha ucciso tutti gli adulti. Sono tutti morti. Cos’è, l’ennesima New york apocalittica? No, è la Sicilia, la Sicilia dei bambini, un’isola come quella de Il signore delle mosche, ma enormemente più grande, ancora più cruda.

Un incendio ha devastato gran parte della ricchezza che c’era, Anna si muove in mezzo a ciò che è rimasto, sotto un sole cocente. Tutto è arido. Non è arido però il suo cuore, continua a credere nella vita, a sperare che qualcuno di là dallo stretto si sia salvato. Con questo faro si muove e continua a cercare cibo da portare al fratello piccolo, Astor, tenuto a casa grazie a favole di mostri, di morte, inventate da lei che non può perderlo. A lui si aggrappa, a lui che dipende da lei, che la rende importante in un mondo in cui tutto ha perso importanza, in cui una pila vale più di una Ferrari, una scatoletta di tonno più di 1000 cellulari, una medicina più di tutto.

Non era questo ciò che aveva previsto la mamma, la mamma a cui voleva tanto bene, la mamma tanto presente nei pensieri della bambina e nelle pagine del libro, la mamma che le ha lasciato un quaderno delle cose importanti, di regole per sopravvivere. Anna ha provato a seguirle, ci ha provato tanto, poi ha iniziato a non aprire più il quaderno. Non basta, ciò che c’è scritto dentro è morto, insieme alla mamma, insieme a quel mondo in cui ci si ricordava ancora del sapore del gelato. E’ dura accettarlo, ma infine occorre inventare altre regole, proprie, nuove, perchè sopravvivere è più importante di tutto, anche adesso che nulla ha più senso.

Anna però non è l’unica a continuare a credere nella vita, ad avere una speranza. Tutti gli ultimi piccoli uomini che incontra ne hanno una, più o meno fantasiosa. E la fantasia dà loro la forza di andare avanti, ostinatamente, disperatamente. Non potrebbe essere altrimenti, perché “la vita non ci appartiene, ci attraversa” e così non si può perdere l’istinto di sopravvivenza anche quando non è più possibile sopravvivere, non si può rinunciare a svegliarsi ogni mattina perché non è dato a noi decidere. E’ un flusso, entra in noi da fuori ed esce, come vuole lei, solo lei. Non possiamo fermare il nostro cuore, smettere di respirare, assistiamo soltanto alla magia che ci pervade momentaneamente, e si può soltanto cercare un po’ di felicità nel tempo che ci è dato, e cercare di allungare questo tempo, questa magia il più possibile. Anna lo ha capito, e con una coraggiosa e speranzosa rassegnazione va avanti.

Questo fa lei, questo fanno tutti i reduci come dicevamo, ma tutto scarseggia e l’istinto di sopravvivenza si trasforma in lotta. Un giorno Anna rientra in casa, in un boschetto bellisimo, miracolosamente salvato dall’incendio, è trova una scena violenta. Il suo nido è stato violato, l’ordine, che era riuscita a mantenere almeno lì, distrutto. Astor non c’è più, è sparito. La lotta per la vita in lei fa un salto, più del cibo ora ha importanza la sua speranza, la sua ultima ancora, e per essa si mette in viaggio.

Cefalù. Anna e Astor troveranno il paese curiosamente intatto (anche se sempre deserto) e sempre delizioso, anche dopo la catastrofe.

Partono lei e un pastore maremmano che un giorno stava per ucciderla, lei e il pastore maremmano a cui lei poi per semplice pietà ha salvato la vita, perché “la vita non ci appartiene, ci attraversa” e così lui in fondo non aveva alcuna colpa. Lungo questo viaggio incontrerà vari personaggi, crescerà, ma come, perché, ve lo lascio scoprire. Buon viaggio, insieme ad Anna, insieme a una Sicilia che riesce a essere bellissima anche se abbandonata e apocalittica, in cui la natura selvaggia si re-impadronisce del terreno toltole e fa da splendida terribile cornice ai resti di una civiltà che ha saputo costruire mostri edilizi e meraviglie come Cefalù, che ha saputo dare il meglio e il peggio di questo mondo, e che ormai non c’è più. Buon viaggio insieme a un libro che, nonostante il tetro argomento, non deprime mai, perché ha quella forza che hanno i bambini, la forza di vedere sempre tutto con occhi nuovi, che trova il meraviglioso in tutto grazie ai sogni. Quelli esisteranno sempre.

Ti è piaciuto l’articolo? È stato di tuo gradimento? Se sì, condividilo, e ricorda che puoi sempre seguirci anche sulla nostra pagina Facebook, per rimanere sempre aggiornato!

Leda
Caos, caos dappertutto! Anche adesso, nello scrivere la presentazione. Vorrei dire mille cose, ma non c’entrano. Mi dispiace, vi toccherà leggere i miei articoli se vorrete conoscermi! Lì, ve lo prometto, cercherò di metterci sempre me stessa
Condividi su