After dark – Murakami

after-dark-copertinaBuona domenica a tutti! Ho già parlato di Murakami Haruki in un paio d’articoli e già si era notata una mia certa passione per i suoi scritti – infatti, oggi sono di nuovo qui per parlare di questo autore giapponese ed in particolare del mosaico di storie che è “After dark”, testo del 2004 edito da Einaudi.

Il libro sembra prendere spunto in modo particolare da un periodo della vita dell’autore che va dal 1968 al 1978, durante il quale studiava drammaturgia e faceva lavori part-time in negozi di dischi e jazz bar. Gli ultimi anni di questo periodo furono l’esperienza che più lo segnarono, dal momento che iniziò a gestire, insieme alla moglie, un locale che ebbe notevole successo: il “Peter Cat”, un jazz bar. Murakami aveva raccontato che l’apertura del jazz club fu fondamentale come esperienza nel suo tentativo di diventare lo scrittore che è ora. Come ha cercato di spiegare in numerose interviste, Murakami era profondamente convinto che per poter creare delle storie degne d’essere lette dal pubblico aveva bisogno di dover vivere o veder vivere certi tipi di situazione, solo per poterle poi raccontare al meglio.

Tutta questa grande premessa serve ad introdurre la trama di “After dark”, che si svolge in una sola notte e la cui azione parte da un Denny’s, una catena di bar commerciali, in cui i primi due personaggi della storia s’incontrano – o meglio: si rincontrano. Takahashi, un giovane e spiantato jazzista, riconosce seduta sola al tavolo a mezzanotte meno dieci Mari, una ragazza di origini cinesi con cui un paio d’anni prima aveva passato un pomeriggio in piscina. I due si ritroveranno a conversare tra di loro fino a quando il giovane non è costretto a scappare via per raggiungere il suo gruppo per le prove. Da qui la nottata della ragazza prenderà una piega alquanto strana:  un’ex-lottatrice, che ora gestisce un love hotel, compare al tavola della giovane al Denny’s e le chiede aiuto nel tentativo di comunicare con una giovane prostituta cinese che ha trovato ferita in una delle sue camere. Afferma d’essere venuta lì su consiglio del giovane Takahashi che le aveva comunicato che una giovane di nome Mari avrebbe potuto darle una mano.

 

La storia è letteralmente un mosaico d’eventi ed episodi che accadono nell’arco di poche ore, si passa infatti dalla mezzanotte alle sei del mattino delle ultime pagine del racconto. In questo lasso di tempo numerosi destini s’incroceranno tra di loro in un modo tale da ricordare per casualità degli eventi e svolgimento degli stessi una sorta di lungo sogno lucido. Il titolo “After dark” risulta quindi realmente azzeccato, perché leggendo il testo si prova la medesima sensazione che si ha in molte nottate in cui si rimane svegli fino all’alba, superando la fase più oscura della notte, e facendosi guidare dagli eventi che ci scorrono addosso.

Come al solito, consiglio di recuperare “After dark” il prima possibile per potersi godere appieno della storia raccontata, dell’esperienza dello scrittore che si si riversa nello scritto stesso in ogni pagina e che sottolinea quanto ciò aveva visto è venuto fuori durante lo sviluppo della trama stessa. Non sarei affatto stupito nel sapere che un evento simile è realmente accaduto durante una di quelle sere in cui Murakami si trovava dietro il bancone del suo locale, magari mentre assisteva all’incontro tra questi giovani, immaginando i margini delle loro vite, rubando spezzoni di frasi e sensazioni, andando a creare la storia che poi noi abbiamo letto solo anni dopo.

Detto questo non mi resta che augurarvi una buona domenica a tutti, ricordarvi di lasciare un mi piace alla pagina Very Nerd People e all’articolo, se questo v’è piaciuto, alla prossima.

Condividi su