11 Novembre 2014, la fine dell’era ninja

E di cosa mi lamenterò d’ora in poi, ora che è calato il sipario su Konoha?

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Ebbene si, dopo 15 anni di manga, 15 anni di colpi di scena, 15 di lacrime e di gioia, 15 anni di critiche cala il tramonto sull’opera di kishimoto e del suo mondo ninja. Naruto, uno dei colossi del panorama nipponico è arrivato alla fine del suo viaggio, e tutti, dai fan agli hater non possono che sentire una sensazione di vuoto, Kishimoto non è solo un mangaka, la sua creazione era ormai diventata una parte fondamentale delle nostre vite… e adesso? Ritorno a chiedermi: di cosa mi lamenterò ora?
Leggendo il 700° e conclusivo capitolo, un solo pensiero continuava a ronzarmi in testa: “Sta davvero succedendo?”. L’ultimo capitolo è probabilmente il più prevedibile, ma è proprio ciò a renderlo a mio avviso godibile, perché tutte o quasi le speculazioni e le previsioni che noi fan abbiamo fatto in questi 15 anni si sono realizzate tutte insieme, in un unico capitolo, che mi è sembrato troppo breve a dirla tutta. E no, Naruto e Sasuke non diventeranno una coppia yaoi. A scene prevedibili se ne aggiungeranno, sempre in questo capitolo, altre nostalgiche o addirittura sconvolgenti.

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Dopo quest’introduzione mi sembra giusto spendere qualche parola su cos’è stato naruto per noi. Inizierò, com’è giusto che sia, dal principio.
Cos’è che ha reso naruto così travolgente? Qual era la ‘novità’ che ha attirato migliaia se non milioni di bambini e ragazzi, qgiapponesi e non? La prima risposta, probabilmente la più istintiva, è la trama. Certo, è sempre la trama a rendere un manga o un anime così interessante a mio avviso, ma non nel caso di Naruto. In naruto a farla da padrone è la vastità del mondo che Kishimoto è riuscito a creare, è stato l’insieme delle ambientazioni, dei personaggi e le storie e gli intrecci ad essi legati a far avvicinare lettori e spettatori a quest’opera tanto affascinante. Ogni personaggio aveva una storia da raccontare, era avvolto da un alone di mistero, ed erano queste domande che nascevano in te a farti seguire il manga o l’anime. Si aspettava con impazienza l’episodio o il capitolo successivo più per la speranza che il nostro personaggio preferito venisse approfondito che per la trama in sè. Ogni singolo personaggio era importante al pari degli altri, quanti di noi erano più interessati a Sasuke che a Naruto? O a Kakashi, o ad Orochimaru? E così via. La trama di Naruto non si rivelerà mai sterile in quanto solo apparentemente seguiva una trama ben lineare. Non raccontava solo la strada che Naruto ha dovuto attraversare nel tentativo di raggiungere il suo scopo e diventare Hokage, ma era un insieme di intrecci, ogni missione aveva lo scopo di farci conoscere meglio un personaggio o di introdurne altri, ingrandendo quel mondo già così vasto.
Persino i combattimenti non si limitavano e mere espressioni della forza del singolo personaggio, in cui l’attacco più potente vinceva, ma ci ritrovavamo in battaglie ben studiate dove era davvero difficile capire o intuire le mosse dei personaggi. Con un mondo così vasto, infatti, e con una caratterizzazione dei personaggi così ben riuscita, non potevano mancare decine e decine di tecniche e attacchi totalmente diverse da loro. Ogni personaggio ha le sue qualità e le sue tecniche e sono tutte uniche: si passa da arti magiche a arti marziali, da arti illusorie ad abilità innate. Insomma ogni combattimento è sempre nuovo e diverso. Uno dei pregi, infatti, di questi combattimenti è l’importanza che si dà alla strategia, più che alla forza del singolo shinobi. A tutto questo mix geniale vanno aggiunti gli innumerevoli insegnamenti che questo manga è in grado di impartire proprio attraverso i suoi personaggi.
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Con l’arrivo di Orochimaru e il successivo allontanamento di Sasuke, il manga acquisisce un taglio più frenetico. In questa seconda parte vengono aggiunti molti altri personaggi, in particolar modo ci vengono presentati gli antagonisti principali che Naruto e compagni saranno costretti ad affrontare. In questa seconda parte si ha un cambiamento radicale della struttura del manga; si ha infatti una vera e propria trama ben più lineare rispetto alla prima parte. Ciò oltre ad aggiungere nuovi elementi che renderanno Naruto ancor più interessante, mostrerà dei difetti che a mio avviso hanno ‘incrinato’ quest’aura di perfezione che prima era tipica di Naruto. Con questa nuova trama, ben più solida di prima, i riflettori si spostano mettendo in secondo piano personaggi che prima invece erano elementi vitali dell’anime. Con l’evoluzione del manga, però, i combattimenti continuano a mantenere quella vitale componente strategica che solo Naruto sapeva utilizzare al meglio. Ma anche queste ‘nuove’ battaglie risentono della nuova struttura di Naruto. Ci saranno, infatti, per la prima volta, tecniche o abilità che verranno poste superiore alle altre, rendendo le battaglie più banali e più sbilanciate verso utilizzatori di determinate tecniche. Non era più importante come si usavano le tecniche, ma era importante quali avevi a tua disposizione. Nonostante queste caratteristiche che andavano a rovinare il mondo originario di Kishimoto, il manga riesce ancora a stupire grazie ancora una volta all’ottima caratterizzazione di personaggi sempre più numerosi e al mondo di Naruto che in questa seconda parte si mostrerà nella sua interezza, rivelandò una vastità incredibile. A questo punto mi piacerebbe davvero concludere dicendovi che, sconfitti questi avversari, il manga si conclude con solo qualche pecca ma con un enormità di pregi, ma non è così.
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Con la comparsa di Obito e lo scoppio della 4^ Grande Guerra Ninja quei difetti apparsi durante questa seconda metà vengono non solo ripresi ma pesantemente accentuati. Si ha una supremazia di un clan su tutti gli altri, eliminando totalmente l’idea che ogni shinobi abbia lo stesso potenziale, idea tipica della prima parte di Naruto. I protagonisti e gli antagonisti principali non solo vengono messi su un piano superiore agli altri, ma addirittura vengono divinizzati. Tutte (o quasi) le battaglie perdono la loro componente strategica e si hanno battaglie che puntano tutto solo ed esclusivamente sulla forza dello shinobi e soprattutto dei protagonisti, rendendo tutti gli altri solo dei supporti e nulla di più. Tutto ciò comporta una devastante conseguenza: l’esito degli scontri viene deciso non dall’abilità degli sfidanti, ma dai “power-up” di cui dispongono. Per di più, a differenza della prima e della seconda parte, questi “power-up” vengono ‘donati’ ai personaggi, mentre prima ogni tecnica non solo era spiegata, ma veniva mostrata la fatica e il tempo trascorso per riuscire a usare tale tecnica. In questa parte finale si assiste a cose che, secondo me, non sarebbero mai dovute accadere, personaggi in grado, dall’oggi al domani, di usare potentissimi attacchi a loro prima sconosciuti. Tuttavia, nonostante la sua anti-climax, Naruto è stato sicuramente una parte vitale della mia e della vostra vita. Oggi, con l’uscita dell’ultimo volume, si conclude un importante capitolo, durato ben 15 anni, della storia dell’animazione nipponica. Oggi la storia del giovane Naruto e del suo strabiliante mondo raggiunge la sua attesa conlusione. E sono sicuro che, nonostante i suoi difetti, vi abbia insegnato molto e che lo ricorderete con nostalgia.

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